Il collegio docenti? Come la riunione di condominio
di Claudia ArlettiLa vera prova per ogni principiante è superare la riunione suprema di tutti gli insegnanti. Sappiatelo, voi che a settembre salirete per la prima volta in cattedra. «L’ho capito tardi, ma quando mia nonna minacciava di mandarmi in collegio, parlava del Collegio docenti» spiega infatti Nora De Luca, nome di fantasia dietro il quale c’è una maestra in carne ossa, con un marito, dei figli e un gatto, che ora esordisce come scrittrice con un libro molto autobiografico e assai sfizioso, I figli degli altri, spalancando le porte di una scuola elementare (pardon, primaria) che quando sei un genitore vorresti trasformarti in una mosca per guardarci dentro.Tra riunioni, lezioni, risate ma anche tragedie e meschinità, ne è uscito un racconto agrodolce dove tutti noi ex bambini possiamo trovare tracce della nostra storia, o di quella dei nostri figli.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) La scuola che non vuole il registro elettronico]]
De Luca al telefono racconta di essere diventata insegnan…
La vera prova per ogni principiante è superare la riunione suprema di tutti gli insegnanti. Sappiatelo, voi che a settembre salirete per la prima volta in cattedra. «L’ho capito tardi, ma quando mia nonna minacciava di mandarmi in collegio, parlava del Collegio docenti» spiega infatti Nora De Luca, nome di fantasia dietro il quale c’è una maestra in carne ossa, con un marito, dei figli e un gatto, che ora esordisce come scrittrice con un libro molto autobiografico e assai sfizioso, I figli degli altri, spalancando le porte di una scuola elementare (pardon, primaria) che quando sei un genitore vorresti trasformarti in una mosca per guardarci dentro.Tra riunioni, lezioni, risate ma anche tragedie e meschinità, ne è uscito un racconto agrodolce dove tutti noi ex bambini possiamo trovare tracce della nostra storia, o di quella dei nostri figli.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) La scuola che non vuole il registro elettronico]]
De Luca al telefono racconta di essere diventata insegnante per caso, voleva lasciare un impiego che non le piaceva e, «contrariamente a ogni aspettativa, senza neanche sapere se lo volevo davvero, mi hanno chiamato. Ho scoperto che è bellissimo, anche se è come nuotare sott’acqua per ore».
Rompipalle e plusdotati
La protagonista è alla sua prima supplenza: deve sostituire una certa collega che nessuno ha mai visto, la cui esistenza quasi mitica si manifesta solo sotto forma di certificati che dimostrano al tempo stesso la sua esistenza e la sua assenza. «Non ho esagerato», dice l’autrice, «siamo di fronte a una figura leggendaria, come il grifone di Harry Potter, «ci sono mille formule per lavorare senza lavorare». Del resto, tutte o quasi le vicende narrate nel libro sono reali, «al massimo ho fatto confluire in un personaggio più individui».
E poiché qui si dice tutto, c’è un tremendo segreto da svelare, confessato in circoli ristretti, talvolta solo al coniuge: «Alcuni bambini ti stanno sulle palle e altri sono la luce dei tuoi occhi. Non lo vorresti, ma è un fatto e devi imparare a gestirlo», dice l’autrice portando questo esempio: «In corridoio un mattino incrocio una collega vicina alla pensione, mi indica l’ultima bambina della fila, una ragazzina tutta impettita, e mi fa: io di queste ne ho una a ciclo». Difficilmente fanno breccia quelli sapientini, i so-tutto-io, che non per forza sono i plusdotati, anzi. Nel libro spunta uno di questi bambini straordinariamente intelligenti, dolcissimo e sempre un po’ fuori posto, soprannominato Gattino. «Anche lui è stato un mio alunno. Su richiesta della famiglia era andato via da una classe dove la maestra non lo sopportava. Noi invece ci siamo innamorati, se così si può dire. Adesso è alle medie, con un’insegnante di italiano che ha preso il mio posto». Poi c’è Scardozza, per il quale ogni imprevisto è una montagna da scalare, sempre pronto a combinarne una: «Ha grande creatività, non so perché ma mi aspetto di vederlo presto su YouTube».
Le maestre sono vicine al dolore, che può essere infinitamente grande. Gianni una mattina entra in classe con una brutta scottatura vicino a un orecchio: «Mi sono bruciato con il ferro da stiro», prova a dire. I genitori vengono convocati, e il resto forse lo potete immaginare, o forse no. Una piccola, che ha da poco perso la mamma, certe volte si accoccola in braccio alla maestra: restano così per un po’, senza dire niente.
Stranieri in patria
Ci sono scuole, racconta Nora De Luca, dove il 70 per cento degli alunni è figlio di genitori stranieri. Classi in cui, senza una vera progettazione o un vero supporto, l’italiano è insegnato come seconda lingua. «Ho avuto un ciclo dove quello che somigliava di più a un ragazzino italiano era polacco». Ma anche quando i figli di stranieri sono pochi, restano una presenza significativa in tutte le classi. Diventeranno adulti e una buona parte avrà una comprensione molto labile della lingua. «Li alleviamo come stranieri di passaggio, senza pensare che gli italiani sono loro».
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) intervista Russo]]
Gol e merende
Quando arriverete al paragrafo Colloqui tenetevi forte, perché inizia così: «Nel mio lavoro, il primo nemico sono i genitori». Nelle chat commentano la mole dei compiti, una frase riportata da un bambino, una voce sentita al supermercato... Le maestre, da parte loro, osservano ogni mossa, guardano le merende che arrivano da casa, panini gonfi di mortadella, schifezze di ogni genere per bambini in sovrappeso. Ai colloqui, nell’arco di due ore, incontrano venti famiglie. «Spesso i genitori entrano carichi d’ansia. "Sparatemi”, dice la madre di Scardozza prima di sedersi. Il punto è che nessuno si vede davvero per come è e per cosa sta facendo, tutti improvvisano. Una volta una madre mi racconta che la figlia è troppo poco competitiva e che lei la stimola perché raggiunga l’eccellenza. Un minuto dopo sostiene che si è fatta male in palestra perché è troppo competitiva» . Un’altra bambina piange se non fa gol, la madre spiega prontamente: sì sì, ci stiamo lavorando, abbiamo iniziato ad allenarci. «Quanta inconsapevolezza. Vedo tanta buona volontà, ma parlano e non si ascoltano».
Menarsi un po’
Il collegio docenti è così mostruoso? «Terribile. È la riunione di condominio dell’istituto. Cento e passa persone a discutere di tutto». Il fatto che gli uomini siano una minoranza infima – la scuola del libro parla di 115 donne e tre uomini – «rende l’ambiente malsano, con meccanismi da penitenziario femminile, conflitti continui su inezie e un grande spreco di energia». Bastano un paio di elementi fragili, dice, e si arriva alle mani. (Sì, è successo davvero). Ma, quindi, come pensa che prenderanno le sue colleghe questo libro? «Per carità, mica lo sanno».
Sul Venerdì del 23 agosto 2024