Carlo Lucarelli: “fuitina” con sfregio
di Carlo LucarelliLui si chiama Giuseppe e ha sedici anni. Lei Paolina e ne ha quindici. Vivono in un casolare alla periferia di Palermo, in un quartiere poverissimo, si conoscono da quando erano bambini, si sono innamorati e stanno insieme, di nascosto, perché sono ancora così giovani.
Poi, un giorno di marzo del 1947, decidono di scappare insieme. La famiglia di Paolina approva la fuitina, a patto che mettano tutto a posto con un matrimonio, naturalmente. Nessun problema, Giuseppe e Paolina si amano, vivono insieme in una camera messa a disposizione da amici e il ragazzo ha anche trovato un lavoro per mantenere la futura famiglia. Nessun problema.
Piano piano, però, Giuseppe comincia a cambiare idea. Il lavoro, un po’ di soldi, la vita in città, ha solo sedici anni, così prende tempo: sì, certo, la sposa Pa…
Lui si chiama Giuseppe e ha sedici anni. Lei Paolina e ne ha quindici. Vivono in un casolare alla periferia di Palermo, in un quartiere poverissimo, si conoscono da quando erano bambini, si sono innamorati e stanno insieme, di nascosto, perché sono ancora così giovani.
Poi, un giorno di marzo del 1947, decidono di scappare insieme. La famiglia di Paolina approva la fuitina, a patto che mettano tutto a posto con un matrimonio, naturalmente. Nessun problema, Giuseppe e Paolina si amano, vivono insieme in una camera messa a disposizione da amici e il ragazzo ha anche trovato un lavoro per mantenere la futura famiglia. Nessun problema.
Piano piano, però, Giuseppe comincia a cambiare idea. Il lavoro, un po’ di soldi, la vita in città, ha solo sedici anni, così prende tempo: sì, certo, la sposa Paolina, ma prima vuole che i genitori le facciano una dote, dei mobili per arredare la casa, per esempio, ma la famiglia di Paolina è poverissima, siamo nella campagna palermitana del primissimo dopoguerra, non ce l’hanno quella disponibilità. Che si fa? Niente. Giuseppe lascia Paolina e va a vivere da un’altra parte.
Da un giorno all’altro la povera Paolina si ritrova sedotta e abbandonata, che per una donna, una ragazza come lei, significa la morte civile. Glielo dice chiaramente, se tu mi lasci io sono una donna perduta, perché gli ha dato tutto, il mio cuore e la mia verginità, e a parte l’amore, nell’Italia di allora chi la vuole più una ragazzina svergognata e deflorata così?
Allora Giuseppe si arrabbia, alza le mani, la riempie di botte e la butta giù dalle scale, ma Paolina si rialza, trova un coltello in cucina e gli tira una coltellata in faccia.
Sfregio permanente, diranno al processo che si tiene presso il Tribunale dei Minorenni di Palermo nel settembre di quell’anno, con Giuseppe che mostra ai giudici il taglio che gli attraversa la faccia, ci vuole una pena esemplare, dicono il pubblico ministero e quello di parte civile.
No, dice l’avvocato Buonocore, che difende Paolina. A parte che Giuseppe non è proprio Rodolfo Valentino, per cui sfregio o non sfregio non cambia niente, questa è una questione d’onore. E se il primo postulato non è un granché dal punto di vista umano e giuridico, il secondo invece funziona. Paolina prende un anno con la condizionale e viene immediatamente rilasciata.Uno dei pochi casi in cui il delitto d’onore, che di solito salva mariti e fidanzati, funziona al contrario.
Sul Venerdì del 30 agosto 2024