Tutta la verità sul film maledetto di Jerry Lewis
di Emiliano MorrealeEra uno dei film più misteriosi della storia. E dei più leggendari, anche se erano in pochi perfino a condividere la sua leggenda. Per mezzo secolo ci si chiedeva se fosse mai stato ultimato, se esistessero ancora delle tracce. Pochissime persone dicevano di averlo visto in proiezioni private. Nell’era di internet si sono moltiplicati i siti che davano informazioni più o meno attendibili: un giorno la sceneggiatura è stata pubblicata in rete, nel 2017 sono emersi alcuni frammenti di girato, e qualche anno prima l’autore del film, che aveva sempre rifiutato di parlarne se non per brevi cenni, ha rilasciato una intervista in cui raccontava nei dettagli la vicenda.
Il regista in questione è Jerry Lewis, morto ultranovantenne sette anni fa: uno dei comici più amati da adulti e bambini del dopoguerra. Ma anche uno dei registi più apprezzati dai cinefili, maestro di ritmo e di composizione dell’inquadratura. Il film è The Day the Clown Cried, che Lewis comincia a girare all’inizio del 1972 …
Era uno dei film più misteriosi della storia. E dei più leggendari, anche se erano in pochi perfino a condividere la sua leggenda. Per mezzo secolo ci si chiedeva se fosse mai stato ultimato, se esistessero ancora delle tracce. Pochissime persone dicevano di averlo visto in proiezioni private. Nell’era di internet si sono moltiplicati i siti che davano informazioni più o meno attendibili: un giorno la sceneggiatura è stata pubblicata in rete, nel 2017 sono emersi alcuni frammenti di girato, e qualche anno prima l’autore del film, che aveva sempre rifiutato di parlarne se non per brevi cenni, ha rilasciato una intervista in cui raccontava nei dettagli la vicenda.
Il regista in questione è Jerry Lewis, morto ultranovantenne sette anni fa: uno dei comici più amati da adulti e bambini del dopoguerra. Ma anche uno dei registi più apprezzati dai cinefili, maestro di ritmo e di composizione dell’inquadratura. Il film è The Day the Clown Cried, che Lewis comincia a girare all’inizio del 1972 a Stoccolma. Negli anni continua ad annunciarne il prossimo completamento, ma il film svanisce nel nulla. Lewis si era trovato fra le mani un copione di Charles Denton e Joan O’Brien, già offerto ad altri registi, e ne era rimasto ossessionato. La storia era qualcosa di mai sentito: un clown in decadenza, spedito in un lager come oppositore per aver insultato da ubriaco il Führer, allieta le giornate dei bambini ebrei, e finirà per accompagnarli alle camere a gas. La vita è bella 25 anni prima ma ancora più azzardato. Lewis, nato da ebrei di origine russa nel New Jersey, la vide come una sfida ma capì subito anche i rischi dell’operazione.
Top secret
La storia è ripercorsa ora da un documentario, From Darkness to Light, alla Mostra del cinema nella sezione Venezia Classici. Gli autori sono Eric Friedler e Michael Lurie, produttore esecutivo è Wim Wenders. Friedler aveva già dedicato al film un documentario per la televisione tedesca, ma nel frattempo sono arrivati nuovi materiali. Al centro, c’è l’intervista al vecchio Lewis, che racconta la storia e ci riflette su con saggezza e lucidità. Ma vengono anche intervistati attori che parteciparono al film, tecnici, il figlio di uno dei produttori, un altro grande comico ebreo americano come Mel Brooks, Martin Scorsese che tira le fila della storia. E soprattutto, rispetto ai vari servizi sul film, se ne vedono ampi estratti e ognuna di queste immagini, in certo modo, è un enigma.
La lavorazione di The Day the Clown Cried risulta un misto di disgrazie e di contrattempi, un classico esempio di film maledetto, ma anche qualcosa di più. Da un lato, ci sono le vicissitudini produttive: Lewis accetta di lavorare per il produttore Nathan Wachsberger, che però sparisce presto, lasciando la produzione allo sbando. Alla fine si scopre perfino che aveva dimenticato di rinnovare i diritti sul copione. Quando la sua compagnia fallisce, i materiali rimangono in un laboratorio svedese e vengono duplicati clandestinamente per conto di Lewis: era l’alba del vhs, il laboratorio era specializzato nel cinema hard, e tra i monitor dove passavano porno scandinavi, racconta un tecnico, ogni tanto si vedevano le immagini del film maledetto che venivano trasferite su cassetta.
Lewis, poi, lasciò tutti i suoi materiali (compreso, pare, un pre-montato) alla Library of Congress, con la clausola di non mostrarli fino al 2025.
Provvida sventura?
Fin qui, un ordinario dramma del cinema. Ma c’è dell’altro. Tanto che la mancata realizzazione del film potrebbe essere stata una provvida sventura. Fin dall’inizio, infatti, dalle interviste si ha il sospetto che quel film sarebbe stato un fallimento. E che lo sarebbe stato, paradossalmente, proprio perché Lewis, privo forse del necessario cinismo, si era accostato alla materia con timore e tremore. Il tema era enorme, Lewis ne avvertiva il peso, i problemi produttivi rischiavano che il risultato non fosse all’altezza, e sarebbe stata una tragedia. Perché, dice Lewis, quelli che vedevano il materiale avevano parole di grande apprezzamento, ma lui sentiva che non era abbastanza. E un film del genere poteva essere solo o un capolavoro o una porcheria.
Le immagini ritrovate, con Lewis dimagrito con la barba, i bambini, i tedeschi cattivi, sono angoscianti: se ne sente la serietà, forse anche la sproporzione rispetto al progetto. E non fanno mai ridere, mentre il film voleva anche essere comico. Lewis, alla fine, rinunciò a riprendere in mano il film. E questa rinuncia a The Day the Clown Cried è in fondo la conferma della sua serietà e lucidità come artista.