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Fare del male per fare del bene

Una scena di Campo di battaglia diretto da Gianni Amelio: con, da sinistra, Gabriel Montesi e Alessandro Borghi 
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All’inizio si rimane spaesati di fronte all’arcano Campo di battaglia di Gianni Amelio, primo titolo italiano in concorso a Venezia, da ieri nelle sale. Poi, poco a poco, una linea di lettura disegna l’intreccio delle due grandi sventure umane, diverse e uguali fin dall’antichità. Prima guerra mondiale, Stefano e Giulio, amici d’infanzia, prestano servizio come ufficiali medici in un ospedale militare del Friuli Venezia Giulia.

Con loro in corsia c’è anche Anna, compagna d’università, volontaria della Croce Rossa – difficile a quel tempo per una donna arrivare alla laurea in medicina. Le brande sono piene di soldati che si son cavati un occhio, tagliati un braccio, sparati a un piede. Lesioni autoinflitte che spurgano: non importa quanto fa male, p…

All’inizio si rimane spaesati di fronte all’arcano Campo di battaglia di Gianni Amelio, primo titolo italiano in concorso a Venezia, da ieri nelle sale. Poi, poco a poco, una linea di lettura disegna l’intreccio delle due grandi sventure umane, diverse e uguali fin dall’antichità. Prima guerra mondiale, Stefano e Giulio, amici d’infanzia, prestano servizio come ufficiali medici in un ospedale militare del Friuli Venezia Giulia.

Con loro in corsia c’è anche Anna, compagna d’università, volontaria della Croce Rossa – difficile a quel tempo per una donna arrivare alla laurea in medicina. Le brande sono piene di soldati che si son cavati un occhio, tagliati un braccio, sparati a un piede. Lesioni autoinflitte che spurgano: non importa quanto fa male, pur di tornare a casa. Magari storpi o ciechi, ma a casa. L’indole dei due medici è opposta: Stefano vuole che i soldati tornino presto al fronte: troppo facile tradire così i compagni che muoiono come mosche nelle trincee. Giulio li aiuta in segreto, peggiorando lo stato delle ferite, purché il congedo sia inevitabile. Uno guarisce per fare del male, l’altro ammala per fare del bene. Forse, ma è più complicato di così, il Campo di battaglia è anche dentro. Durante la Grande Guerra – freddo, fame, bombe – il fenomeno dell’autolesionismo era diffusissimo.

Lo è ancora: soldati russi spediti in Ucraina si sparano alle gambe per non combattere. Mentre le ferite si infettano e le domande deontologiche s’impongono, dagli inferi degli anni raccontati da Amelio si alza la falce della seconda sventura: l’epidemia di Spagnola. Tra militari e civili, nella Prima guerra mondiale persero la vita più di 16 milioni di persone. Le vittime della spagnola furono circa 50 milioni. In Italia i conti atroci vanno quasi in pareggio: 650 mila di guerra, 600 mila di Spagnola. Virus H1N1, pare il nome di un obice.

Sul Venerdì del 6 settembre 2024

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