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Vacanze a Roma extralusso: i vip e gli ultraricchi che chiedono esperienze esclusive

Turisti nella cappella Sistina. Getty Images 
Non esiste solo l’overtourism, ma anche il suo contrario: visite notturne ai musei, la Sistina aperta per pochi... Ecco quanto costano. E chi può permettersele, da Bezos a Mike Tyson
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Roma. Davanti a un’iscrizione funeraria in greco nelle catacombe di San Sebastiano, III secolo dopo Cristo, il capofamiglia della South Carolina ha un’illuminazione: «Presto, grazie all’intelligenza artificiale, sarà sufficiente puntare la fotocamera per capire cosa c’è scritto». Donato, la sapientissima guida che ha tradotto sin lì, prova a celare una smorfia di dolore. Fulvio De Bonis, lo spigliato amministratore delegato di Imago Artis Travel, invece conviene col cliente: «Stiamo infatti lavorando a una app che…». «E fate bene» lo interrompe l’ultrasessantenne brillantinato col fisico palestrato che probabilmente ha fatto i soldi col tech, «altrimenti finirete fuori mercato». Il primogenito di questa comitiva familiare di sette persone, comprese le fidanzate dei due ragazzi grandi, sorseggiando una RedBull aveva già interrogato la guida: «Dodici chilometri di cunicoli? Li ha percorsi davvero tutti?». Per poi bissare con una domanda «forse sciocca» ma alla fine legittima: «Ma se le …

Roma. Davanti a un’iscrizione funeraria in greco nelle catacombe di San Sebastiano, III secolo dopo Cristo, il capofamiglia della South Carolina ha un’illuminazione: «Presto, grazie all’intelligenza artificiale, sarà sufficiente puntare la fotocamera per capire cosa c’è scritto». Donato, la sapientissima guida che ha tradotto sin lì, prova a celare una smorfia di dolore. Fulvio De Bonis, lo spigliato amministratore delegato di Imago Artis Travel, invece conviene col cliente: «Stiamo infatti lavorando a una app che…». «E fate bene» lo interrompe l’ultrasessantenne brillantinato col fisico palestrato che probabilmente ha fatto i soldi col tech, «altrimenti finirete fuori mercato». Il primogenito di questa comitiva familiare di sette persone, comprese le fidanzate dei due ragazzi grandi, sorseggiando una RedBull aveva già interrogato la guida: «Dodici chilometri di cunicoli? Li ha percorsi davvero tutti?». Per poi bissare con una domanda «forse sciocca» ma alla fine legittima: «Ma se le chiese appartengono al Vaticano significa che, dal punto di vista della legge, ora non siamo in Italia?». Se solo ci fosse stato campo sarebbe bastato consultare l’invocata ChatGPT per scoprire che no, nelle chiese vale la giurisdizione italiana. Il senso dei cimiteri paleocristiani per i luxury travelers.

Son riuscito a farmi aggiungere a questo gruppo ristrettissimo che paga una cifra segreta, ma senz’altro superiore ai tremila euro («è il minimo per un pacchetto» concede, dopo notevole insistenza, la cofondatrice Chiara Di Muoio), per un tour iniziato nel pomeriggio del giorno prima che finisce con le catacombe e una «sorpresa» in zona via Giulia. Strana reticenza dal momento che, con la rivista BusinessWeek, senza specificare troppo avevano candidamente ammesso «oltre 15 mila dollari per esperienze esclusive per quattro persone». E che una loro concorrente, più laica sul tariffario, confesserà senza sforzo che una giornata intensa e speciale a un ricco maltese è costata 20 mila euro. Colosseo e Cappella Sistina non possono mancare ma, come nei videogiochi, vissuti a un livello superiore al quale solo pochi hanno accesso. Roma per l’1 per cento, parafrasando lo slogan coniato dal Nobel Stiglitz.

I clienti vip di Imago Artis alle Catacombe di San Sebastiano 

Da Scorsese a Jeff Bezos

D’altronde è il ceto medio a soffrire, non i megaricchi che con la pandemia sono diventati giga. L’aumento dei prezzi di una notte in un hotel di lusso romano dai 390 euro medi del 2018, dati CoStar, ai 644 del 2023, non li tocca. «In un cinque stelle ora minimo sono mille, più spesso 1.800» confermano Di Muoio e De Bonis, «e gente pronta a spendere queste cifre trova le nostre tariffe perfettamente adeguate». Con una terza compagna di studi in Storia dell’arte cominciano a fare le guide, collaborano con l’hotel St. Regis e capiscono che il sol dell’avvenire brilla in fronte agli altospendenti.

Nel 2007 si mettono in proprio, nel 2016 fondano Imago Artis e si allargano al resto d’Italia. Sul loro sito, tra i clienti Vip, sfilano da Martin Scorsese a Jeff Bezos (con la prima moglie, più sobria e studiosa), passando da Mike Tyson a Keanu Reeves. Come vi trovano? «Per gli americani, l’80 per cento della clientela, un travel advisor è diffuso quanto l’avvocato: vuoi fare un viaggio e lui pensa a tutto. Magari chiamando noi. Perché abbiamo 42 dipendenti, facciamo parte del network Virtuoso, lavoriamo coi migliori alberghi». Pacchetto completo, comprese prenotazioni in alberghi e ristoranti («non solo il lussuoso “Pierluigi” ma anche la “Fiaschetta” a Campo de Fiori, da “Etta” e “Puntarelle” a Trastevere o “Piatto romano” a Testaccio») o solo esperienze. Altrimenti sono i concierge dei cinque stelle che li convocano, per missioni «last second».

A un certo punto a De Bonis, che non sopporta il disfattismo su Roma, scappa che loro restituiscono «anche il 30 per cento per la salvaguardia dei luoghi che visitano», percentuale che si dimezza di fronte al mio stupore e si riduce ulteriormente a «talvolta, quando ha senso» alla verifica con la più ponderata Di Muoio – che nel frattempo ci ha raggiunto in un magnifico oratorio che non si può nominare, ma una volta al mese ospita un coro polifonico e che ora fanno aprire appositamente per gli emozionati clienti. Una parte dei quali lo erano già stati l’anno scorso e, evidentemente soddisfatti, hanno deciso di bissare a ranghi completi. Tra le circostanze più notevoli resta il non aver incrociato praticamente nessuno nelle catacombe, pur aperte. Grazie a un percorso prenotato in esclusiva: «Nessun privilegio, ma solo il frutto di un lungo rispetto reciproco» giura De Bonis.

Effetto pandemia

Elisa Bove la incontro nel bar, con vista niente male, all’ultimo piano della Coin di San Giovanni. La fondatrice di Roma Experience è appena rientrata dalla Polinesia perché, quando non lavora con picchi da 16 ore al giorno, il luxury travel le piace viverlo. Archeologa, poi guida, nel mezzo della pandemia capisce che il mercato «va nella direzione dei ricchi» e rileva la società Roma Experience. Con la solita missione di offrire a turisti selezionati una città diversa, meno battuta, esclusiva. «Adoro la via Appia. Villa Quintili, associata a degustazioni di vino, è uno dei tour che amo. Ieri mattina ero a Ostia Antica con un piccolo gruppo e, alle 8.15, eravamo soli: non c’è sempre bisogno di pagare extra per avere un luogo tutto per sé. Faccio percorsi nella Roma mussoliniana: anche a piazza Navona, se sai dove guardare, trovi aquile coi fasci. Tra le gemme nascoste un po’ fuori dalla capitale, Palazzo Farnese a Caprarola e Palazzo Del Drago, a Bolsena». La sua forza, dice, è di non indietreggiare di fronte a nessuna richiesta di chi la contatta attraverso il sito o un canale Instagram da 18.500 followers: «Per esempio far vedere tutti i Caravaggio di Roma, compreso quello privato a casa Odescalchi, a un cliente venuto apposta. O rimediare, per un imprenditore di Atlanta molto attivo nella beneficenza, un incontro col Papa. Non sono riuscita ad accontentare giusto chi mi chiedeva di passare la notte dell’ultimo dell’anno… dentro San Pietro». Un suo recente primatista è il plutocrate maltese cui abbiamo accennato che, il 27 agosto, ha inanellato la visita in solitaria delle stanze di Raffaello aperte per lui dal clavigero vaticano, un giro in barca privata sul Tevere, una lezione di cucina sull’Isola Tiberina fino a un tramonto indimenticabile a Castel Sant’Angelo. Se detestiamo l’overtourism, questo è undertourism d’altissimo bordo. Però, ribadisce, se sai quando andarci anche le superlative gallerie Pamphili o Colonna puoi vederle tendenzialmente quasi da solo.

Turisti americani in visita "esclusiva" a un oratorio romano 

Vita da guide

Ma perché occuparsi, in una rivista sinceramente democratica come la nostra, di questo campionato di guide extralusso la cui domanda, per definizione, riguarda solo pochi facoltosi stranieri? Perché, lato offerta, ci è molto più vicino di quanto pensiamo. Dopo aver letto BusinessWeek ho scoperto per caso che la figlia di un collega neo pensionato e un’amica che non vedevo da anni lavorano nel settore. La prima, la trentacinquenne Caterina Mascolo, dopo gli esordi con gli italiani, ha scoperto la clientela americana e il suo Pil ha preso il volo: «Ho un dottorato in Archeologia classica e parlo bene inglese. Collaboro con un’importante agenzia e, nel mese più intenso, lavorando quasi tutti i giorni, sono arrivata a guadagnare 16 mila euro, lordi. Poi certi mesi viaggio, studio arabo, scrivo articoli, non fatturo e mi va bene così». A causa dei concorsi bloccati da cinque anni c’è una drammatica penuria di guide e un aumento continuo di turisti. Risultato: «Sono state le agenzie a cercarmi. Ho iniziato e ora lavoro prevalentemente con stranieri perché sono più rispettosi, non ti fanno mai la domanda sullo scoccare dell’ultimo minuto della terza ora e, in media, pagano tra il doppio e il triplo. Tipo, per tre ore al Colosseo, 290 euro contro i 120 degli italiani. Voi che fareste?». Poi, nella colonnina degli svantaggi, è capitato che dopo tre ore a San Pietro fossero convinti di essere stati a San Patrizio o continuassero a scervellarsi sulla differenza tra basilica e basilico, ma non si può avere tutto. Il vedovo di Whitney Houston, per dire, le ha lasciato senza batter ciglio 350 euro di mancia e di recente si è scarrozzata un celeberrimo attore hollywoodiano («Bello, ma un po’ meno dal vivo»). È toccata anche a lei l’emozione di spiegare la volta di Michelangelo sdraiata per terra con sei clienti mentre continua ad avere dubbi sull’aperitivo in terrazza a Santa Maria Maggiore («Una chiesa non è un bar!»). Però ribadisce: «Se al Vaticano prenotate per tempo alle 7:30 di mattina, non c’è ressa e con 31 euro di guida interna ve la cavate».

Accademici e street art

L’ultima tappa di questa guida alle guide coincide con Valentina Saltarelli, socia della mia amica. Una vita precedente in un’associazione culturale che organizzava visite per istituzioni come la Galileo Foundation o la International Patrons, intesi come i finanziatori dei grandi musei, si è poi messa in proprio con la sua Mirus Art. «Grazie a quell’imprinting abbiamo una clientela prevalentemente accademica. E ci siamo organizzati di conseguenza, magari reclutando Alessandro Portelli per un tour sul fascismo che parte dalla gloria dell’architettura del Palazzo del Coni per finire con l’abominio di via Rasella. Più che visite le nostre sono piccole lezioni, che restano nella memoria. Essendo piccoli non abbiamo alternativa che puntare tutto sui dettagli e la personalizzazione. Come quando, con un oculista di Harvard che abbiamo portato nella spettacolare e misconosciuta San Lorenzo in Miranda, un esperto gli ha raccontato degli strumenti di oculistica di allora e lui è impazzito dalla gioia. Con pochi clienti rispetto alla concorrenza facciamo un lavoro di fino sulle loro potenziali aspettative». Una passeggiata di un paio d’ore va sui 400 euro. Un’apertura straordinaria sui 700. Oltre, ovviamente, alle tariffe speciali uguali per tutti chieste dal Vaticano in giù. Tra le loro soddisfazioni c’è l’aver trascinato un gruppo di mecenati a Torpignattara a vedere, con specialista al seguito, il murale di 11 metri per 8 sugli ultimi istanti di vita di Pier Paolo Pasolini. L’ha dipinto Nicola Verlato, veronese trapiantato a Los Angeles, e c’è già chi l’ha ribattezzato “la Cappella Sistina della street art”. D’altronde anche l’oratorio innominabile di Imago Artis era stato presentato agli americani come una «piccola Cappella Sistina». Se Michelangelo avesse eredi che prendessero un euro per ogni analogia con la sua opera più celebre sarebbero addirittura più ricchi degli ospiti in bermuda in giro tra la Grande Bellezza.

Sul Venerdì del 13 settembre 2024

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