Tonga, troppo grassi in paradiso
dal nostro inviato Massimo CalandriTonga. Sono i mesi in cui le megattere s’innamorano e vengono qui, scelgono le acque calde e sicure del Sud Pacifico per accoppiarsi e partorire. Il mare è un arcobaleno di pesci. A terra, la temperatura ideale: sempre tra i 26 e i 28 gradi. Soffia un vento leggero, profumato. Pista dell’aeroporto di Nuku’alofa, la capitale: dall’alto, una lunga striscia in mezzo a una distesa di palme da cocco che ondeggiano. Sembra una cartolina. Coltivazioni di banane, manioca, vaniglia. Al controllo passaporti, come al recupero bagagli, ci sono dei giganti sorridenti, gentili. Quando il capitano James Cook sbarcò in questo arcipelago, due secoli e mezzo fa, lo ribattezzò Isole dell’Amicizia. E dunque benvenuti a Tonga, dove sorge la prima alba del mondo (+13 sull’ora di Greenwich) e tutto è sempre stato così lontano, quasi irraggiungibile, che sembrava impossibile sporcare questo paradiso. E invece…
Junk food contro frutta e aragoste
Invece obesità e metanfetamina minacciano l’equilibrio e la sopr…
Tonga. Sono i mesi in cui le megattere s’innamorano e vengono qui, scelgono le acque calde e sicure del Sud Pacifico per accoppiarsi e partorire. Il mare è un arcobaleno di pesci. A terra, la temperatura ideale: sempre tra i 26 e i 28 gradi. Soffia un vento leggero, profumato. Pista dell’aeroporto di Nuku’alofa, la capitale: dall’alto, una lunga striscia in mezzo a una distesa di palme da cocco che ondeggiano. Sembra una cartolina. Coltivazioni di banane, manioca, vaniglia. Al controllo passaporti, come al recupero bagagli, ci sono dei giganti sorridenti, gentili. Quando il capitano James Cook sbarcò in questo arcipelago, due secoli e mezzo fa, lo ribattezzò Isole dell’Amicizia. E dunque benvenuti a Tonga, dove sorge la prima alba del mondo (+13 sull’ora di Greenwich) e tutto è sempre stato così lontano, quasi irraggiungibile, che sembrava impossibile sporcare questo paradiso. E invece…
Junk food contro frutta e aragoste
Invece obesità e metanfetamina minacciano l’equilibrio e la sopravvivenza del magico regno polinesiano con le sue 169 isole (36 abitate, poco più di 100 mila persone). Lo conferma il sovrano, Tupou VI, che si è appellato al Parlamento e ai suoi sudditi denunciando le due «grandi sciagure per i nostri figli e la nostra vita». Tutta colpa dell’Occidente, dicono. Nuova Zelanda in primis, che negli anni Sessanta cominciò a esportare tonnellate di cibo spazzatura tra cui le famigerate mutton flaps, le costine di montone (60 per cento grasso, il resto sono ossa e poca carne), che nella migliore delle ipotesi dovevano essere trasformate in mangime per gli animali. Sono diventate una leccornia per i golosi isolani appassionati di grigliate. Più recentemente, i padroni della droga Usa e messicani hanno poi trasformato l’ingenuo arcipelago in un hub per il traffico di droghe pesanti verso l’Australia e la stessa Nuova Zelanda: da qui lo stupefacente dovrebbe solo transitare, ma inevitabilmente c’è chi ne finisce intrappolato e dipendente. Con un seguito di violenze e arresti, nella terra più pacifica – in tutti i sensi – che ci sia al mondo.
Numeri da paura
Erano pescatori e guerrieri, alti di statura, atletici e asciutti: i tongani oggi sono la popolazione più sovrappeso del Pianeta. Impressionanti, i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: l’82 per cento delle donne adulte (il 28 delle bambine) soffre di una grave forma di obesità, come il 68 per cento degli uomini (e il 20 di quelli sotto i 14 anni). Tra le conseguenze, una serie di patologie collegate come cardiopatie e diabete di tipo 2, ne soffre il 40 per cento della popolazione. Al piccolo Vaiola Hospital c’è un’ala specifica per le persone che hanno subìto l’amputazione di un arto per infezione o sepsi. Mezzo secolo fa, i casi di diabete erano solo il 7 per cento. L’aspettativa di vita è scesa a 64 anni. Era di 73, nel 2012. Al mercato di Talamahu, il pesce fresco spesso resta invenduto. Lo stesso vale per la frutta, e i prodotti dei campi. La gente preferisce riempire il carrello del supermercato di carne in scatola, pollo di qualità scadente, code di tacchino, bibite dolci e gassate. La tassa extra che da qualche anno il governo locale ha deciso di applicare sui prodotti “poco salutari” (40 seniti – centesimi della moneta locale, il pa’anga: al cambio fa circa 0,15 euro – ogni chilogrammo di cibo), non si è rivelata il deterrente sperato. «La cattiva alimentazione è un problema che investe tutta la nostra società, da anni stiamo cercando di porvi rimedio ma non è facile: gli abitanti delle isole sono persone semplici, istintive. Sociali. Stare insieme a tavola fa parte della cultura. Bigger is better, diciamo noi. Più cibo c’è, meglio è. E purtroppo qualcuno approfitta della nostra fragilità», spiega Anna Akauola, dirigente del ministero della Salute. Il “genocidio alimentare” affligge anche le vicine Fiji e Samoa, ma qui è peggio. «La nostra dieta tradizionale – pesce, radici, cocco – è ormai un ricordo lontano. La gente guarda solo ai modelli occidentali, ne copia tutte le abitudini. Senza filtri».
Una pizza gigante
L’Oms ha raccomandato ai tongani più attività fisica: almeno un’ora al giorno di rugby, lo sport nazionale, per bambini e adolescenti nella fascia di età compresa tra i 5 e i 17 anni. Il primo a imporre ginnastica e dieta rigorosa era stato il re Taufa’ahau Tupou IV: una storia che vale la pena di raccontare. Figlio della regina Salote, nel 1952, vestito col suggestivo costume tradizionale, partecipò alla cerimonia di incoronazione di Elisabetta di Inghilterra lasciando il pubblico londinese senza fiato: superava i 2 metri di altezza e aveva raggiunto i 209 chilogrammi di peso. Costretto a dimagrire per ragioni di salute, impose anche a tutti i suoi sudditi un severo programma di fitness: perse circa 60 chili e visse fino al 2006, quando morì a 88 anni. Negli ultimi tempi si concedeva un solo sfizio: la pizza di Angelo Crapanzano, uno dei pochi italiani che risiedono nell’arcipelago.
Crapanzano è titolare di un ristorante-albergo di fronte all’Oceano e a poche centinaia di metri dal palazzo reale. Inevitabile insegna: Little Italy. Siciliano di origine, ma milanese di adozione, stregato da un’avventurosa vacanza nel Sud Pacifico, ha sposato una ragazza di Nuku’alofa imparentata col mastodontico Jonah Lomu, il rugbista più forte della storia (scomparso a 40 anni, nel 2015, per una malattia renale). Conferma: «L’appetito dei tongani è due volte il nostro. E purtroppo, si sono abituati a mangiare male: fritti, grassi, conservanti. Nel mio piccolo, cerco di abbinare la cucina italiana ai prodotti locali: pesci e aragoste da perdere la testa. Ma il piatto che servo di più è la pizza. Soprattutto da asporto». In porzioni giganti, naturalmente.
Cronaca nerissima
Altro fronte, la droga. Sul Matangi Tonga, il solo quotidiano (online) dell’isola, le notizie di violenze e arresti legati allo spaccio e alla dipendenza – fino a pochi anni fa inimmaginabili – oggi sono quasi una abitudine. «Le isole del Sud Pacifico sono diventate uno scalo fondamentale nel traffico internazionale di stupefacenti, in particolare la metanfetamina»: l’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi da Mark Brown, primo ministro delle Cook Island. Le organizzazioni criminali americane, interessate ai ricchi mercati australiani e neozelandesi, hanno trasformato Tonga in un crocevia del loro business. Negli ultimi mesi più di una volta sulle spiagge la polizia ha trovato confezioni con molti chili di cocaina lanciate in mare dagli aerei degli spacciatori e non recuperate dai loro complici.
Ma è la metanfetamina il vero affare del momento. E anche se lo stupefacente è destinato altrove, inevitabilmente una parte rimane sull’isola. I casi di tossicodipendenza – e i reati connessi – si moltiplicano. Da qui, l’appello di re Tupou VI. «Non siamo ancora attrezzati con reparti di riabilitazione dalle droghe», spiega un funzionario governativo. È andata così che Samiuela Mafi, giovane infermiera, è stata aggredita e uccisa nella prigione di Hu’atolitoli da un detenuto in preda a una crisi di astinenza. In Parlamento, lo speaker Lord Fakafanua a fine maggio ha invitato a pronunciarsi su di una proposta di legge che prevedeva la pena di morte per reati gravi legati agli stupefacenti: è stata bocciata con 38 voti contrari su 46. «Ma non possiamo continuare a tollerare questo continuo degrado».
Baci e abbracci
Lo scorso luglio, la nostra Nazionale di rugby ha affrontato quella di Tonga nello stadio della capitale: palme di cocco tutt’intorno, un’orchestrina militare che suonava Tu vuo’ fa l’americano, il principe ereditario Tupouto’a Ulukalala seduto in tribuna. Hanno vinto gli azzurri (36-14), e con i giganti vestiti di rosso – soprannominati Ikale Tahi, le Aquile di Mare – è stata una battaglia di placcaggi e percussioni, corse e mete, quintalate di mischie feroci ma corrette. Al termine, solo abbracci, applausi e complimenti per gli italiani. Una grande festa. Perché questa è L’isola dell’amicizia, «e questo è il nostro vero volto», ha detto il pilone Ben Tameifuna, 152 chili di muscoli e sorrisi.
Sul Venerdì del 13 settembre 2024