La memoria dell’inconscio
di Vittorio LingiardiSono contento che Maura Delpero abbia vinto il Leone d’argento a Venezia. Lo deve a Vermiglio,ma per me è anche la vittoria della regista che cinque anni fa esordì con Maternal. Era il 2019 e ricordo l’entusiasmo del mio Psycho: «Sa di cosa parla», scrissi,«sa cosa vede». Il film si svolgeva in un istituto d’accoglienza per madri adolescenti a Buenos Aires. «Non mi sono fermata sulla soglia a spiare dai corridoi», dichiarava Delpero, «sono entrata nelle loro stanze, le ho ascoltate e osservate, ho condiviso le inquietudini».
Questa volta era più difficile, perché le stanze sulla cui soglia non si è fermata sono quelle della sua memoria. Siamo alla fine della Seconda guerra mondiale, Vermiglio è il nome di un villaggio d…
Sono contento che Maura Delpero abbia vinto il Leone d’argento a Venezia. Lo deve a Vermiglio,ma per me è anche la vittoria della regista che cinque anni fa esordì con Maternal. Era il 2019 e ricordo l’entusiasmo del mio Psycho: «Sa di cosa parla», scrissi,«sa cosa vede». Il film si svolgeva in un istituto d’accoglienza per madri adolescenti a Buenos Aires. «Non mi sono fermata sulla soglia a spiare dai corridoi», dichiarava Delpero, «sono entrata nelle loro stanze, le ho ascoltate e osservate, ho condiviso le inquietudini».
Questa volta era più difficile, perché le stanze sulla cui soglia non si è fermata sono quelle della sua memoria. Siamo alla fine della Seconda guerra mondiale, Vermiglio è il nome di un villaggio delle Alpi Retiche. Delpero è di quelle parti, conosce la gente e la loro lingua (il film è in trentino, con sottotitoli). Scandito dal ciclo delle stagioni, racconta i giorni di una famiglia numerosa che vive tra durezza e dolcezza.Un padre istruito che ama troppo severamente, una madre silenziosa (ma quando parla dice la cosa giusta), una nidiata di fratelli e sorelle. Nel paesaggio delle parentele strette siamo ammessi a un rito di famiglia e di natura. Molti hanno evocato Olmi – e sì, lo sentiamo, ma oltre il profumo del latte c’è una scrittura femminile unica, capace di gelarsi e arrossire. Un talento nel modo di guardare, una postura della macchina da presa: partecipa senza invadere, osserva senza raffreddare. Un giorno arriva lo straniero,un soldato siciliano disertore.
La piccola comunità lo accoglie. E mentre il mondo inizia a conoscere la pace, nel borgo di Vermiglio la vita s’infiamma; si spegne, si accende, supera i confini, ritorna indietro, trema. Sembra buona, sembra crudele. Il film di Delpero ha la memoria dell’inconscio e lo sguardo infallibile dei bambini e delle figlie adolescenti.
Sul Venerdì del 20 settembre 2024