Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara signora, da fonti attendibili, che non posso però rivelare, risulterebbe (il condizionale quanto mai è d’obbligo) che per i tipi di Edizioni AN (Secolo d’Italia), è in uscita l’atteso libro, di circa 600 pagine, del nostro ministro Gennaro Sangiuliano. Sulla scia del grande successo ottenuto dal generale Vannacci con il bestseller Il mondo al contrario, del quale pare che sia molto invidioso, il grande storico postcrociano (difeso a spada tratta nel programma della Gruber dall’avvocato d’ufficio e senza toga Alessandro Giuli) ha voluto intitolare il suo libro La storia al contrario. Da anticipazioni che sono trapelate dalla tipografia, a quanto pare, verrebbero a cadere luoghi comuni e soprattutto le nostre “certezze” che credevamo ormai consolidate nei “secula seculorum”. E invece…
Michele
Non si sa che cosa farà quello che era il ministro della Cultura, lasciato il seggiolino…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara signora, da fonti attendibili, che non posso però rivelare, risulterebbe (il condizionale quanto mai è d’obbligo) che per i tipi di Edizioni AN (Secolo d’Italia), è in uscita l’atteso libro, di circa 600 pagine, del nostro ministro Gennaro Sangiuliano. Sulla scia del grande successo ottenuto dal generale Vannacci con il bestseller Il mondo al contrario, del quale pare che sia molto invidioso, il grande storico postcrociano (difeso a spada tratta nel programma della Gruber dall’avvocato d’ufficio e senza toga Alessandro Giuli) ha voluto intitolare il suo libro La storia al contrario. Da anticipazioni che sono trapelate dalla tipografia, a quanto pare, verrebbero a cadere luoghi comuni e soprattutto le nostre “certezze” che credevamo ormai consolidate nei “secula seculorum”. E invece…
Michele
Non si sa che cosa farà quello che era il ministro della Cultura, lasciato il seggiolino vuoto e immediatamente riempito dal Giuli, il nuovo ministro che in un secondo ha mandato all’aria tutto ciò che l’ex ministro aveva già feralmente messo in piedi. Il ministro mandato a casa e carico di nuovi fasti, dopo aver subito occupato un posto in Rai se ne è poi andato in vacanza con o senza la sua signora, che essendo lui piccolino risulta essere molto alta (e forse è questo che ha fatto perdere la testa all’incrollabile Boccia). Lei dice che il postcrociano avrebbe dato alle stampe un bel librone se non fascista almeno stampato peri tipi di Edizioni AN e purtroppo se è così ce lo ritroveremo tra i piedi con l’autore.
La signora soffre in silenzio. O no?
Gentile Natalia, due parole su Sangiuliano e dintorni. La vicenda mi rattrista per due ordini di motivi che fanno da contorno a una narrazione coreografica che vede l’Italia intera come spettatrice, nonché commentatrice appassionata. Il primo è legato al fatto che è stato poco carino che aspetti di natura privata, che vedono coinvolto un rappresentante dello Stato, abbiano preso una brutta e terribile deriva pubblica. La qual cosa, a mio modesto parere da cittadino italiano, sarebbe stata meglio evitarla. In verità non l’avrei sinceramente spinta fino a fine corsa, al punto di andare sul piccolo schermo rilasciando una intervista in esclusiva al Tg1 in prima serata. Mi riferisco in particolare alla spettacolarizzazione della querelle, ma a ciò che ho capito è stata dettata da logiche, forse strettamente di natura politica, che faccio fatica a comprendere. L’altro motivo riguarda, invece, la moglie del ministro della Cultura. Poche parole si sono spese, al contrario della coppia incriminata, su questa donna, della cui vita si conosce anche abbastanza poco. Un architetto prestato al giornalismo. Una persona riservata che sta soffrendo rigorosamente in silenzio, chiusa in se stessa. Senza dire una parola, rilasciare una intervista o fare un post sui social. Quindi, molto diversa dall’altra persona coinvolta nella situazione. Un comportamento che in fondo conferma il suo stile e qualità della vita. Resta, e mi dispiace tanto, una donna ferita nella sua dignità. Che sta volutamente ricoprendo un ruolo di spettatrice, in un contesto che poi tanto estraneo non dovrebbe esserlo per lei.
Nicola Campoli
Signor Campoli, chi le dice che la signora Sangiuliano “sta soffrendo rigorosamente in silenzio”? Chi le dice che la signora non abbia preso a martellate, dall’alto della sua statura, il povero fedifrago? Se non è entrata nell’orribile tenzone è, credo, per non instagrammare inutili insulti alla bella signora dagli occhi grandi, per provare la sua estraneità a quel che fa il marito. Signor Campoli, lei è un uomo buono che segue le regole del vivere bene. Io le posso dire che le donne sono cambiate e possono: 1, tenersi il marito per fargliela pagare quando vorranno; 2, fuggire dal marito, dando la colpa a lui e facendola pagare quando vorranno.
Una normale, orribile serata davanti alla tv
Gentile Aspesi, anche io ho smesso di guardare la televisione e l’ho aperta qualche sera fa perché volevo vedere su Rete 4 il pettegolismo attorno alla signora Boccia. Come lei sa la signora Boccia non si era fatta vedere ma mi è capitato di guardare una trasmissione talmente orribile che non ho resistito. È una cosa fatta malissimo di cui non ricordo il titolo, condotta da Del Debbio: è successo il finimondo. Mi chiedo: c’era quel fantasma dell’opera che è Pietro Senaldi, direttore di una fetenzia come Libero, e uno che conosco bene perché vedo tutti i giorni a Metropolis, Gianluigi Paragone. Si sono scagliati contro una poverina del Pd con una villania, un gracidare di insulti, in piedi, con la povera signora che tentava di difendersi. Ora devo semplicemente ringraziare il vostro Gerardo Greco che con la sua televisione è riuscito persino a prendere Paragone e farlo sorridere e mai urlare, essendo la sua trasmissione fatta da gentiluomini anche di destra.
Eralda
Pensi un po’, anche io sono andata per la stessa ragione sua a vedere Rete 4; mai nulla mi è sembrato così inguardabile come le urla contro la poverina Pd. Chissà se si è riavuta.
E come disse Totò, viva l’ignoranza!
Carissima Aspesi, osservando, con molta mestizia, la scena tragica che si svolge nel teatro del mondo, mi sovviene e penso che il più grande filosofo della storia non venga dalla Grecia ma molto semplicemente da Napoli che, per quanto riguarda la dottrina del pensiero, non è seconda a nessuno. Parlo ovviamente del Principe Antonio De Curtis, Totò, che nel film Miseria e nobiltà (Mario Mattoli, 1954) da scrivano dice al cafone analfabeta che vuole farsi scrivere una lettera: «Lei è ignorante? Bravo, bravo, viva l’ignoranza, tutti così dovrebbero essere, e se ha dei figlioli non li mandi a scuola per carità,li faccia sguazzare nell’ignoranza!». Che ne dice dall’alto della Sua età che mi sopravanza di 19 anni? Un caro saluto
Roberto Cozzolino
Lei, a parte il ricordarmi con poca grazia che sono vecchissima, mi fa piacere che mi parli del Principe De Curtis, l’uomo che quando eravamo giovani noi disprezzavamo perché non era chic, mentre poi, diventati adulti, ne capimmo la grandezza. In Miseria e nobiltà c’era una Sophia Loren ventenne di bellezza sfolgorante. Devo dire che di quel film io mi ricordo soprattutto di lei, e questa bella frase che oggi va benissimo, lei me l’ha ricordata, viva l’ignoranza!