883: la favola degli sfigati di provincia
di Matteo TonelliAlla fine è tutta una questione di sogni. Quelli che si inseguono e si realizzano, e quelli che svaniscono. Erano gli inizi degli anni 90 quando due ragazzi, due underdog si direbbe oggi, due impresentabili come si sentiranno chiamare più avanti, si incontrano in una provincialissima Pavia – quella con «due discoteche e centosei farmacie» – trovano nella musica la chiave per andare via e raggiungono il successo.Gli 883 nascono così. E degli 883 si parla ancora oggi con Max Pezzali – che con Mauro Repetto creò il duo – che riempie gli stadi. A trasformare la loro storia in una serie tv, Hanno ucciso l’uomo ragno (dall’11 ottobre su Sky e Now, proprio lo stesso giorno in cui a Pavia Repetto darà il via al suo tour teatrale Alla ricerca dell’uomo ragno), è il 41enne regista salernitano Sydney Sibilia: «Degli 883 avevo tutte le cassette (a proposito di cassette: Sibilia è stato anche il regista di Mixed by Erry. Erano pezzi che cantavo andando a memoria. La vera profondità dei testi, però…
Alla fine è tutta una questione di sogni. Quelli che si inseguono e si realizzano, e quelli che svaniscono. Erano gli inizi degli anni 90 quando due ragazzi, due underdog si direbbe oggi, due impresentabili come si sentiranno chiamare più avanti, si incontrano in una provincialissima Pavia – quella con «due discoteche e centosei farmacie» – trovano nella musica la chiave per andare via e raggiungono il successo.Gli 883 nascono così. E degli 883 si parla ancora oggi con Max Pezzali – che con Mauro Repetto creò il duo – che riempie gli stadi. A trasformare la loro storia in una serie tv, Hanno ucciso l’uomo ragno (dall’11 ottobre su Sky e Now, proprio lo stesso giorno in cui a Pavia Repetto darà il via al suo tour teatrale Alla ricerca dell’uomo ragno), è il 41enne regista salernitano Sydney Sibilia: «Degli 883 avevo tutte le cassette (a proposito di cassette: Sibilia è stato anche il regista di Mixed by Erry. Erano pezzi che cantavo andando a memoria. La vera profondità dei testi, però, l’ho capita da adulto quando ho cominciato a chiedermi perché le cose hanno successo: perché sono sincere.La loro musica lo era».
Interpretare Pezzali e Repetto nella serie è toccato a Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli. Entrambi poco più che ventenni e quindi anagraficamente lontanissimi dai primi 90. Eppure... «La vera forza degli 883» concordano «è stata quella di parlare di questioni adolescenziali, che vanno al di là delle epoche. E di farlo in un modo veramente intellegibile da tutti». Anche perché quella dei due ragazzi di Pavia è più che altro una storia di grande amicizia e di un futuro da costruire. «È la storia di uno come me, un ragazzo di Salerno che voleva fare il regista, di chi ha un sogno e che magari non si sente un predestinato. Max e Mauro sembrano progettati per per non arrivare, e questa cosa non avevano nessun problema a metterla nelle canzoni» continua Sibilia. «Con gli 883 va in scena una rivoluzione: fino a quel momento il cantante era quello che soffriva per amore, oppure era bello e dannato. All’improvviso arrivano due ragazzi di provincia che cantano cose tipo “andiamo in centro a guardare le ragazze degli altri” e la loro voce diventa quella di tanti altri come loro».
Ansia, dubbi e litigi
Già, ma dove andare se sei come Max, intrappolato dalla razionalità e col pensiero di non farcela? Eppure vai. Perché succede che ti ritrovi compagno di banco uno come Mauro che di razionalità non ne vuole proprio sentir parlare. E allora qualcosa si muove. Una cantina diventa una sala d’incisione. La vita di ogni giorno, uno spunto per scrivere canzoni. Non me la menare, il loro primo grande successo, nasce così. Poi arriva il salto a Radio Deejay, dove un adrenalico Claudio Cecchetto (interpretato da Roberto Zibetti) li catapulta in un mondo popolato da gente come Sandy Marton, Jovanotti e Fiorello (quando ancora non era Fiorello). Sembra fatta e invece no. Arrivano i dubbi e la (temporanea) rottura tra Max e Mauro. Perché decidere cosa fare da grandi non è mai facile: «Volevamo rappresentare la storia di due diciottenni che devono crescere, hanno i loro amori e poi ci sono gli amici e con gli amici a volte si litiga. E poi il vivere ancora a casa con i genitori e il volersene andare... In pratica tutti gli ingredienti di un teen drama in grado di poter interessare anche chi non conosce gli 883» dice ancora Sibilia.Alla fine il successo arriverà: improvviso e fragoroso. Lasciando frastornato Max ed euforico Mauro. Ed è davanti alla folla in delirio all’Aquafan di Riccione, il place to be dei primi 90, che Elia Nuzzolo dà voce ai dubbi di Max: «Qualcosa ci sta sfuggendo dalle mani... ». Collegato via zoom Elia spiega: «In cosa assomiglio al mio personaggio? Chiaramente c’è una timidezza di fondo in cui un po’ mi riconosco. Lui la supera con la musica, io con la recitazione». Aggiunge Matteo Oscar Giuggioli: «Per Mauro quello all’Aquafan è il giorno più bello della sua vita. Per me il successo è la conseguenza di un lavoro fatto bene e quindi è anche giusto goderselo. Anche se subito dopo ho bisogno di rimettermi a fare qualcosa altrimenti mi viene l’ansia». Ansia e dubbi che vengono fuori quando Repetto si rende conto di essere visto solo come il “ballerino”: «Questo senso di inadeguatezza è una cosa che si era attaccata addosso anche a me. Ma è il bello dei personaggi che ti costringono a farti domande».
Attenti al bite
Trovare due con le facce da 883 non è stato facile. Quello che Sibilia aveva in testa non era un’imitazione di Pezzali e Repetto («altrimenti bastava quella bellissima che faceva Teo Teocoli»). Per trovare i due attori c’è voluto più di un anno. Una volta individuati si è aperto il problema dei denti... Ovvero di come rendere simili quelli di Elia a quelli di Pezzali. «Per trovare un bite del genere siamo andati da un professore ligure che ce ne ha stampati tre. Erano molto delicati e quando Elia doveva baciare speravamo che non si rompessero. Cosa che poi è successa più volte...», ride il regista. Alla fine la cosa ha funzionato (la serie, non solo il bite) ed è piaciuta anche ai diretti interessati: «Abbiamo chiarito a Max e Mauro che tipo di storia volevamo, come l’avremmo raccontata, con ironia, senza prenderci troppo sul serio. Loro erano contentissimi. Pezzali mi ha detto che a un certo punto si è quasi commosso». Ed è proprio grazie al “vero” Max che il “falso” Max ha conosciuto una musica a lui fino a oggi ignota: Joy Division, New Order, Sex Pistols, Clash... «Matteo, invece, ha provato a farmi sentire la trap ma non fa per me» ride Elia. «Ma non è vero che sento solo la trap», è la replica di Matteo/Mauro, «spazio da Sfera Ebbasta a Montserrat Caballé, da Thom Yorke a Bon Iver».
Senza pensieri
Ma come si sono trovati in un’epoca in cui non c’era internet, spuntavano i primissimi cellulari e si girava in Ciao, due ragazzi che oggi hanno poco più di vent’anni? Bene, a sentir loro. «C’era tanto tempo in più per annoiarsi e facendolo ti possono venire tante idee. Oggi, con la velocità a portata di mano, è più difficile», dice Nuzzolo. La vede così anche Giuggioli: «Noi abbiamo la possibilità di lobotomizzarci davanti ai vari Tik Tok, Instagram, etc... ed è una cosa che un po’ mi spaventa, perché puoi scegliere lucidamente di non pensare». D’altronde, aggiunge Sibilia che sta già lavorando alla seconda stagione dell’epopea degli 883 che uscirà il prossimo anno, «quando cantano Con un deca non si può andar via, non ci basta neanche in pizzeria, non fanno un vero e proprio inno alla noia?».