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Carlo Lucarelli: la sorpresa di Santuzza

Il delitto di Arluno, 1945: Nunzio Cancemi, la vittima, con la moglie Santa Caruso, che lo ucciderà dopo aver scoperto che aveva sposato anche un’altra donna, Adelaide Losi (qui a destra) 

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BRUTTE STORIE Un marito, due mogli, una pistola
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Dina non sta nella pelle. Non vede l’ora che il suo Nunzio scenda dal trenino che da Milano torna ad Arluno per mostrargli la sorpresa. Santuzza, la sorella del marito, è venuta a trovarlo dalla Sicilia e adesso se ne sta dietro la fontana in fondo alla pensilina, per non farsi vedere subito. È il 23 ottobre del 1945, e anche se la guerra è finita da un po’ e nessuno mitraglia più le ferrovie, Nunzio ci ha messo un’eternità a percorrere la ventina di chilometri che separa il capoluogo, dove lavora, dal paese in cui vive con la moglie da più di due anni. Scende stanco dal vagone e la prima cosa che vede è il sorriso di Dina. La seconda è la pistola che Santuzza stringe in mano, con la quale gli scarica tre colpi nel petto, uccidendolo.

Perché Santa, detta Santuzza, non è la sorella di Nunzio…

Dina non sta nella pelle. Non vede l’ora che il suo Nunzio scenda dal trenino che da Milano torna ad Arluno per mostrargli la sorpresa. Santuzza, la sorella del marito, è venuta a trovarlo dalla Sicilia e adesso se ne sta dietro la fontana in fondo alla pensilina, per non farsi vedere subito. È il 23 ottobre del 1945, e anche se la guerra è finita da un po’ e nessuno mitraglia più le ferrovie, Nunzio ci ha messo un’eternità a percorrere la ventina di chilometri che separa il capoluogo, dove lavora, dal paese in cui vive con la moglie da più di due anni. Scende stanco dal vagone e la prima cosa che vede è il sorriso di Dina. La seconda è la pistola che Santuzza stringe in mano, con la quale gli scarica tre colpi nel petto, uccidendolo.

Perché Santa, detta Santuzza, non è la sorella di Nunzio, è la moglie. Il problema è che lo è anche Adelaide, detta Dina. È successo che Nunzio, che faceva il contadino in un paesino in provincia di Siracusa, è partito per la guerra ma prima ha sposato Santuzza, con cui era fidanzato da tanto tempo. L’8 settembre 1943, con lo sfaldamento dell’esercito, tutti a casa, ma Nunzio invece di scendere a Sud era rimasto al Nord, e aveva trovato rifugio a casa di una famiglia, dove aveva conosciuto una ragazza bellissima: Dina. Che aveva sposato.

Un giorno Nunzio era tornato in Sicilia per risolvere alcuni affari in sospeso, aveva rivisto Santuzza, le aveva detto che aveva trovato lavoro al Nord, che sarebbe risalito a preparare la casa e che l’avrebbe chiamata appena pronto. Il piano era quello di sparire di nuovo e continuare la vita con Dina, ignara di tutto, ma Nunzio aveva dimenticato alcune lettere con l’indirizzo di Arluno.

Santuzza aveva deciso di raggiungerlo e quando aveva bussato alla porta gli aveva aperto una donna. E lei chi è? Sono Dina, la moglie, e lei? Santuzza... sua sorella. Nunzio sta arrivando in stazione di ritorno dal lavoro, facciamogli una sorpresa. Una bella sorpresa.

Al processo che si tiene nel luglio del 1947 gira tutto attorno a quella pistola che Santuzza aveva nella borsetta, perché se viene provata la premeditazione per lei c’è l’ergastolo. Certo, a risalire l’Italia da sola, in quei tempi, con tutte le armi rimaste in giro, una pistola ci sta, ma soprattutto è la testimonianza di Dina a salvare Santuzza dalla prigione a vita. Perché nel frattempo le due donne sono diventate amiche. La prima moglie, giura, non sapeva niente della seconda, ed è stato lo shock di trovarsela di fronte ad armarle la mano contro quell’uomo che le aveva ingannate. Tutte e due.

Sul Venerdì del 27 settembre 2024

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