Carletto non picchiare/ la sorellina, non chiudere la mamma/ nella cantina, Carletto leva i pesci/ dal frullatore, Carletto togli il nonno/ dall’ascensore, Carletto lo sai/ che fai sempre guai… Ve la ricordate la canzoncina di Corrado? Correva l’anno 1983, era un’altra Italia. Ma a me, ogni volta che penso a Calenda, rifrulla in testa quella filastrocca dedicata a un monello vulcanico, simpatico, collerico. Un gran casinaro, a dirla tutta: competente, ma inconcludente. La sua creatura partitica non poteva che chiamarsi “Azione”. Perché l’uomo è così: inafferrabile.
E il suo amato “centro” è come lui: mobile. Come si addice a un luogo virtuale e inattuale dell’immaginario politico del Belpaese. In quel triangolo delle Berm…
Carletto non picchiare/ la sorellina, non chiudere la mamma/ nella cantina, Carletto leva i pesci/ dal frullatore, Carletto togli il nonno/ dall’ascensore, Carletto lo sai/ che fai sempre guai… Ve la ricordate la canzoncina di Corrado? Correva l’anno 1983, era un’altra Italia. Ma a me, ogni volta che penso a Calenda, rifrulla in testa quella filastrocca dedicata a un monello vulcanico, simpatico, collerico. Un gran casinaro, a dirla tutta: competente, ma inconcludente. La sua creatura partitica non poteva che chiamarsi “Azione”. Perché l’uomo è così: inafferrabile.
E il suo amato “centro” è come lui: mobile. Come si addice a un luogo virtuale e inattuale dell’immaginario politico del Belpaese. In quel triangolo delle Bermude – scoperto sulle misteriose carte nautiche di casa Andreotti dopo la scomparsa della Dc – si sono inabissati in tanti, da Martinazzoli a Bianco. Adesso tocca a lui, insieme al suo amico-nemico Matteo, l’altro Brancaleone (non da Norcia, da Rignano Fiorentino). «Hanno rimasti soli», direbbe Gassman nella neo-lingua usata nel capolavoro di Monicelli e poi nell’Audace colpo dei soliti ignoti di Loy. Renzi con il suo misero 2,5 per cento ricerca casa nel Pd (dopo averlo distrutto) e nel Campo Largo (per distruggerlo). Calenda con il suo esangue 3,4 per cento ricerca i parlamentari in fuga. Le ultime due, Carfagna e Gelmini, erinni centriste nate con Forza Italia, emigrate in Azione, e ora transumate verso “Noi Moderati” di Lupi (quelli davvero “illuminati”, che votano con Meloni la galera per i bimbidelle detenute-madri e per i giovani studenti che protestano per strada). Il povero Carletto – leader di un agguerritissimo gruppo di senatori, dove figurano solo lui medesimo e lo stoico Marco Lombardo – non se ne fa una ragione. Le due ingrate signore hanno votato con l’opposizione per la prima metà della legislatura, e ora voteranno per la maggioranza nella seconda metà: vergogna! Giusto, se non fosse che gli scambi di coppia sono prassi, nel caotico kamasutra parlamentare. Dal 2018 ad oggi i passaggi di casacca son stati più di 400, in questa legislatura abbiamo già superato quota 50. E allora, Carletto, strenuo censore di transumanze e formidabile distruttore di alleanze, di che ti lamenti? Chiudo con un aneddoto personale. Ultima settimana di campagna elettorale, alla vigilia del voto europeo del 9 giugno. Mi ritrovo negli studi di diMartedì, prima della diretta, e arriva Calenda. Gli dico in bocca al lupo, e aggiungo «certo, sarà quasi impossibile fare il quorum…». Lui ride della mia palese insipienza: «Ma che cacchio dici, io vado oltre il 6…». Io, incredulo: «Il 6 per cento?!». E lui: «Assolutamente! Fai una scommessa con me?». Io accetto. La sua risposta, spaccona: «Allora, cena da Rosetta, vicino al Pantheon, senza limiti di spesa!». Ci sto. Solenne stretta di mano, davanti a testimoni. Sono passati quattro mesi, e non ho più avuto notizie. Carletto, io ho fame, tu dove sei?