Caro Michele, la cosa che più mi colpisce (e preoccupa) della nuova Commissione europea è il fatto che il virus nazionalista sia entrato nell’articolazione delle strutture dell’Ue. Commissione e Commissari, finora, dovevano, almeno nelle intenzioni esibite, ragionare in una logica europea, svincolandosi dalle appartenenze nazionali, in un equilibrio dei poteri che veniva bilanciato dagli organi intergovernativi. La nuova Commissione (ma spero di sbagliarmi) mi sembra improntata ad un sostanziale bilanciamento delle esigenze nazionali, senza troppo preoccuparsi di leggere la realtà e le necessità secondo logiche europee complessive. Questa secondo me è la vera vittoria delle destre, con tanti saluti alle esigenze di allargamento dei poteri dell’Ue auspicato da Draghi. Speriamo di non dover dare ragione al Medvedev, il fratello finto pazzo di Putin con licenza di dire quello che Putin pensa, che qualche mese fa preconizzava la scomparsa dell’Ue nel volgere di due anni.
Sergio Paglicci (…
Caro Michele, la cosa che più mi colpisce (e preoccupa) della nuova Commissione europea è il fatto che il virus nazionalista sia entrato nell’articolazione delle strutture dell’Ue. Commissione e Commissari, finora, dovevano, almeno nelle intenzioni esibite, ragionare in una logica europea, svincolandosi dalle appartenenze nazionali, in un equilibrio dei poteri che veniva bilanciato dagli organi intergovernativi. La nuova Commissione (ma spero di sbagliarmi) mi sembra improntata ad un sostanziale bilanciamento delle esigenze nazionali, senza troppo preoccuparsi di leggere la realtà e le necessità secondo logiche europee complessive. Questa secondo me è la vera vittoria delle destre, con tanti saluti alle esigenze di allargamento dei poteri dell’Ue auspicato da Draghi. Speriamo di non dover dare ragione al Medvedev, il fratello finto pazzo di Putin con licenza di dire quello che Putin pensa, che qualche mese fa preconizzava la scomparsa dell’Ue nel volgere di due anni.
Sergio Paglicci (Firenze)
L’Europa non può che tenere conto del voto popolare, e dunque prendere atto della forte risorgenza dei nazionalismi, artefici delle catastrofi belliche dello scorso secolo e direi costituzionalmente nemici dell’idea europea. C’è da sperare in due elementi: la solidità oramai acquisita delle istituzioni europee, non così facili da smantellare sull’onda del malumore dei vari ducetti continentali e dei loro elettori. E la capacità delle forze centriste, che sono ancora molto consistenti, di assorbire e in qualche modo neutralizzare il virus che ci mette in allarme.Certo, in un momento come questo appare ancora più fragile la possibilità di accelerare sulla strada europea, immaginando una politica estera comune, una Difesa comune, un rafforzamento dell’Europa come potenza autonoma non solo economicamente. Medvedev è un bullo, e come tutti i bulli gli viene naturale minacciare e straparlare. Ma ci è utile per capire meglio che il vero nemico dell’oligarchia fascio-militare russa è la democrazia europea, vista come un’accozzaglia decadente che minaccia di corrompere i sani principi della Tradizione e di sedurre i popoli ai suoi confini. Putin odia l’Occidente perché è un reazionario in purezza: e siamo sempre a Dio Patria e Famiglia. Il rischio che dentro gli organismi europei prendano peso e coraggio i simpatizzanti di Putin, e dunque gli odiatori della democrazia, esiste, ma non dobbiamo dimenticarci che esistiamo anche noi, europei progressisti, e siamo tanti, con una folta rappresentanza. Dunque teniamo a bada gli spaventi e rimbocchiamoci le maniche.
Oltre ai pensionati
si pensi a chi lavora
Caro Serra, il tema delle pensioni accende molto gli animi e le varie false propagande. Basti pensare a quanto accaduto con la necessaria anche se perfettibile legge Fornero e a quanto accade in altri Paesi, tipo Francia e ora in Cina. L’aumento dell’aspettativa di vita e il calo demografico rendono necessari degli aggiustamenti soprattutto a tutela delle generazioni future che iniziano più tardi a lavorare, a volte in modo precario, e con salari sotto la media europea. Mi chiedo cosa deve pensare chi, lavorando, prende molto, a volte molto molto meno, dell’assegno di chi è andato in pensione; e dovrà lavorare fino e oltre i settanta anni per ricevere un assegno calcolato con criteri meno generosi. I veri poveri sono quelli che lavorano duramente prendendo stipendi da fame ed è soprattutto di questi che Sinistra e sindacati dovrebbero preoccuparsi. Moltidi quelli che si lamentano fanno parte di quel foltissimo numero di persone che hanno beneficiato in passato di regimi favorevoli che hanno scassato i conti pubblici, vedi le baby pensioni e altri. Prima della Fornero si usciva ancora con 35 anni di contributi. Ci vorrebbe più equità, giustizia e solidarietà fra generazioni, e soprattutto rispetto per quelle future
Giorgio Verardo
Non entro nel dettaglio tecnico, sono conti molto complicati da fare. Ma sono sostanzialmente d’accordo su un macro-fatto: con rare eccezioni i governi del Novecento hanno fatto calcoli piuttosto spensierati, molto influenzati, tanto per cambiare, dal bisogno di accontentare i propri bacini elettorali, con scarso rispetto delle casse dello Stato. Il nostro mostruoso debito pubblico, ormai sulla soglia dei tremila miliardi, certifica che abbiamo vissuto (chi più chi meno, naturalmente) al di sopra delle nostre possibilità. E chi entra oggi nel mondo del lavoro ha tutto il diritto di domandarsi come diavolo è stato gestito il Paese, fin qui, come mai i salari sono così scandalosamente bassi, come mai la previdenza sociale minacci di diventare sempre più incerta e sempre più esile. La prima mossa fattibile sarebbe andare a cercare i soldi là dove è possibile trovarli: alzando i salari, così che anche il capitale privato, non solo lo Stato, dia il suo contributo per tirare la carretta.
Caccia agli scafisti.
In Nuova Zelanda
Caro Serra la Meloni tempo addietro disse «andremo a cercare gli scafisti lungo tutto il globo terracqueo». La missione della nostra marina militare nell’Indopacifico non sarà, in realtà, per fermare gli scafisti neozelandesi, per una nuova rotta verso le nostre coste?
Luciano Moselli
Non ci avevo pensato. E sicuramente non ci ha pensato nemmeno la presidente Meloni. Ma per carità, diciamolo a bassa voce, che qualcuno, al governo, potrebbe anche considerarla un’ottima idea, e metterla in atto.
Ma perché il francobollo
dei Pooh?
Caro Serra, sono rimasto leggermente interdetto acquistando in tabaccheria dei francobolli: recavano l’immagine del batterista dei Pooh, Stefano D’Orazio, scomparso nel 2020. Con tutto il rispetto per il musicista romano, non lo avrei collocato (e nemmeno lontanamente immaginato) nel pantheon delle glorie nazionali.Se il nuovo corso pop dei Monopoli di Stato intende proporci effigi di musicisti contemporanei al posto dei vetusti Verdi e Puccini, non dovrebbe dare la precedenza, che so, a Lucio Battisti, Fabrizio De André o a Lucio Dalla?
Dario Biagi
Le do una buona notizia: hanno avuto onori filatelici anche Mino Reitano, Enzo Bosso, Milva, Pierangelo Bertoli, e sicuramente qualcuno è sfuggito alla mia sommaria ricerca. Non so quali siano i criteri di scelta della gloriosa Filatelia Nazionale, ma per carità non buttiamola in politica se no arriva qualcuno a spiegarci (alla Sangiuliano) che è finita l’egemonia comunista sui francobolli, e finalmente anche Franco Califano potrà diventare un valore bollato.
Salvini è nudo
ma senza cuore
Caro Serra, ho visto la pagliacciata di Salvini in tv, sfondo nero, luci ben studiate, viso incazzato. Ho pensato: che sfiga che in Italia non abbiamo più una rivista di satira. Per favore cerchi di perorare la causacon gli editori, non lasciamo questa generazione senza una rivista come abbiamo avuto noi anziani, Il Male, Tango, Cuore. Bisogna ricordare anche ai giovani che il Re è nudo altrimenti non se ne accorgeranno mai.
Sandro Pesaresi
Se ne accorgono. In rete è pieno di satira. È sparpagliata, ma loro sanno dove trovarla. Certo un giornale era un’altra cosa. Ma ogni epoca ha i suoi modi di fare.