Gentile e cara Natalia, buongiorno, mi chiamo R., ho 84 anni e sono sempre innamorato di mia moglie che di anni ne ha 81. Sono pure orgogliosamente napoletano perché amo la mia città con il cuore e non con vuote parole e lo dimostra tutta la mia vita vissuta onorando la mia amata terra! Da oltre quarant’anni risiedo a Catania in ”dolce esilio per amore”, un amore che compensa ampiamente ogni nostalgia, alcuni disagi e qualche ”lacrima napulitana”. A Napoli, dal sette settembre sono iniziati i festeggiamenti per la Piedigrotta, che si protrarranno per l’intero mese. La città – che è già di per sé un tripudio di suoni – si arricchisce di canti, tarantelle e musiche suonate con chitarre, mandolini, tamburi, tamburelli e i più strani arnesi del suono creati al momento, con ogni sorta di materiali da quella fantasia popolare che ci rende unici al mondo. Dalla chiesa della Madonna di Piedigrotta a Mergellina, situata alle falde della collina di Posillipo, adiacente il famoso parco verde dov…
Gentile e cara Natalia, buongiorno, mi chiamo R., ho 84 anni e sono sempre innamorato di mia moglie che di anni ne ha 81. Sono pure orgogliosamente napoletano perché amo la mia città con il cuore e non con vuote parole e lo dimostra tutta la mia vita vissuta onorando la mia amata terra! Da oltre quarant’anni risiedo a Catania in ”dolce esilio per amore”, un amore che compensa ampiamente ogni nostalgia, alcuni disagi e qualche ”lacrima napulitana”. A Napoli, dal sette settembre sono iniziati i festeggiamenti per la Piedigrotta, che si protrarranno per l’intero mese. La città – che è già di per sé un tripudio di suoni – si arricchisce di canti, tarantelle e musiche suonate con chitarre, mandolini, tamburi, tamburelli e i più strani arnesi del suono creati al momento, con ogni sorta di materiali da quella fantasia popolare che ci rende unici al mondo. Dalla chiesa della Madonna di Piedigrotta a Mergellina, situata alle falde della collina di Posillipo, adiacente il famoso parco verde dove riposano le spoglie di Virgilio e Giacomo Leopardi, è tutta una festa di stelle filanti, coriandoli, festoni rilucenti, carri infiorati e infinite distese di bandierine colorate. La mia amata Francesca, catanese doc, anch’ella innamorata di Napoli, stamattina mi ha fatto una sorpresa (altre mie “lacrime napulitane” da versare) facendomi trovare il balcone di casa nostra adornato da varie decine di pannetti colorati che, pur essendo solo straccetti per le pulizie di casa mi hanno come d’incanto fatto rivivere l’atmosfera magica della Piedigrotta e il mio cuore napoletano ha avuto un sussulto. L’amore a volte si serve di linguaggi insperati per continuare a stupirtie riempirti di inaspettate tenerezze.
R.
Può darsi che la lunga festa di Piedigrotta che lei ricorda con appassionata dolcezza non sia più così bella, non si arricchisca più di “canti, tarantelle e musiche suonate con chitarre, mandolini e tamburi e tamburelli, e i più strani arnesi del suono”. Se ho capito, dalla sua amata Napoli lei è lontano da molti anni, ed è bastato che la sua amata moglie le abbia preparato sul balcone di casa straccetti delle pulizie, perché lei ricordasse la magica giornata di Piedigrotta. Ancora “lacrime napulitane”per lei?
Aiutiamoci tra noi analfabeti informatici
Cara Bambina cresciuta, non ho scritto ma ti ho pensato molto, ma mi sono imposto di contenermi, quindi eccomi oggi, augurandomi di farti cosa gradita e con pochi affanni. Un annuncio importante. Nei momenti più bui della mia crisi ho deciso di rifare l’abbonamento digitale a Repubblica. Avevo effettuato il recesso una decina d’anni fa per dei problemi irrisolti all’apertura del giornale. Pensa, con grande vergogna, scrissi anche ad Ezio Mauro, allora direttore, chiedendo aiuto perché non riuscivano o non volevano o dimenticavano di risolvere il problema. Tutto inutile. Poiché ho anche carattere fortino per geni di famiglia inseriti forse nel Dna, dopo mesi e mesi di questa giostra me ne andai. Ovvio che sia rimasta una dolenzia, una sottrazione di interessi notevoli, ma quando decido, decido. Ora mi sono detto, dato che sono più prossimo alla fine voglio fare principalmente le cose che mi piacciono, con l’aiuto di mio figlio Fabio (sono in verità un analfabeta informatico) ho sottoscritto un nuovo abbonamento.
S.C.
Meno male che anche lei è un analfabeta informatico, mi sento meno sola, più uguale agli altri analfabeti informatici, che oramai, essendo molti i sempre più vecchi, sono ormai un bel po’. Forse dovremmo studiare un metodo primitivo e quindi ignorante, per difenderci dagli eccessi dell’informatica. Intanto però devo dirle che pur dispiacendomi per il suo decennale senza Repubblica, adesso ce l’ha: se sapessi comesi fa a parlare con Gedi, subitoli informerei che non sempre l’amato giornale le arriva, ma, accidenti, essendo analfabeta doppia, non so come fare.
La macabra classifica dei morti sul lavoro
Gentile Signora, il mese di agosto si è concluso con 77 morti sui luoghi di lavoro, che diventano più di 100 con i morti in itinere, tanti in moto. Questo mese le categorie con più morti sono sempre le stesse: agricoltura, autotrasporto e edilizia: i morti nei campi in agosto sono stati 26, di cui 16 schiacciati dal trattore. Sette gli autotrasportatori deceduti sul lavoro, altrettanti gli edili. Dall’inizio dell’anno i morti sui luoghi di lavoro sono 698, che diventano 937 considerando quelli in itinere, tra le varie categorie, come gli agenti di commercio, che lavorano sulle strade. Sono 280 gli ultrasessantenni che hanno perso la vita sui luoghi di lavoro. Tra quelli sotto i sessant’anni il 32,5% è costituito da stranieri: romeni, albanesi e marocchini le comunità più colpite. È il Trentino-Alto Adige la regione che ha il numero più alto di morti in rapporto a quello degli abitanti; considerando invece le province, quelle con più alta incidenza di morti rispetto alla popolazione sono Trento e Brescia. In termini assoluti le province con più morti sui luoghi di Lavoro sono: Brescia, 20 morti; Salerno, 19; Caserta e Napoli, 18; Palermo e Trento, 17. Questa è la classifica.
Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro.
Troppi, e la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone deve esseremolto impegnata se, mi pare,non la si vede spesso ai convegni per impedire questa moria, e mi pare ancora meno ai funerali delle disgraziate persone che muoiono e poi vengono ricordate solo con un numero, indegne anche di un nome. Il mese scorso i morti sono stati 77 e muoiono così, i vecchi con più di 60 anni che nell’anno sono stati almeno 280 e gli altri nell’anno sono stati almeno 937, compresi quelli che muoiono mentre si recano al lavoro. Numeri e basta. Morti schiacciati nell’agricoltura, nell’edilizia,negli autotrasporti, di cui almeno 16 uccisi dal trattore. Madri abbandonate, figure che scompaiono con una vita grama, quante! Figli senza, probabilmente senza futuro.