Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Gentile signora Aspesi, ho appena letto la risposta alla lettera del signor Michele, pubblicata nella sua rubrica del Venerdì del giorno 20 settembre 2024, il cui argomento è quello maggiormente trattato in questo periodo, ovvero la vicenda che ha coinvolto l’ex ministro Sangiuliano. Anche persone come lei, di cui è innegabile la cultura di sinistra che si pone in difesa del “diverso”, sia esso contrario alle convenzioni sociali sia dotato, o volutamente assunto, di un aspetto esteriore fuori dai canoni,non si sono fatte sfuggire l’occasione di manifestare, senza la consueta ipocrisia, la propria opinione su quanto sia importante corrispondere agli abituali modelli estetici. Nella risposta al lettore, lei scrive, parlando della moglie dell’ex ministro «che essendo lui piccolino risulta essere molto alta (e forse è questo che ha fatto perdere la testa all’incrollabile Boccia)». Sinc…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Gentile signora Aspesi, ho appena letto la risposta alla lettera del signor Michele, pubblicata nella sua rubrica del Venerdì del giorno 20 settembre 2024, il cui argomento è quello maggiormente trattato in questo periodo, ovvero la vicenda che ha coinvolto l’ex ministro Sangiuliano. Anche persone come lei, di cui è innegabile la cultura di sinistra che si pone in difesa del “diverso”, sia esso contrario alle convenzioni sociali sia dotato, o volutamente assunto, di un aspetto esteriore fuori dai canoni,non si sono fatte sfuggire l’occasione di manifestare, senza la consueta ipocrisia, la propria opinione su quanto sia importante corrispondere agli abituali modelli estetici. Nella risposta al lettore, lei scrive, parlando della moglie dell’ex ministro «che essendo lui piccolino risulta essere molto alta (e forse è questo che ha fatto perdere la testa all’incrollabile Boccia)». Sinceramente non le avrei scritto solo per questa frase,ma mi sono ricordata che nel numero precedente (la leggo ogni venerdì da moltissimi anni: oggi ne ho 64), quello del 13 settembre, sempre a proposito del medesimo argomento, il lettore o lettrice R.R. scrive: «...quale mistero ha permesso alla signora Boccia di dormire, pare, nello stesso letto con il Sangiuliano che con barbetta e calvizie le arriverà ai bei fianchi?». L’insistenza sulla non alta statura dell’ex ministro, anche se lei dirà che quest’ultima non è la sua opinione, mi lascia amareggiata. Non capisco come può una persona come lei, capace di influenzare e/o rafforzare alcune convinzioni (pensi al potere delle sue idee espresse attraverso una rivista così importante), lasciarsi andare a considerazioni che ledono la dignità delle persone cui sono rivolte, ponendole nella condizione di essere ridicolizzate. Grazie alla sua età, si sarà resa conto che la persona di bassa statura suscita ilarità, e tra i giovanissimi è anche motivo per “armare” baby gang nei confronti dei coetanei più “piccoli” in quanto reputati più indifesi. Ma per la sinistra non conta il MERITO? Se sì, perché non limitarsi ad elencare e a ricordare all’opinione pubblica i “demeriti” dell’ex ministro? Abbiamo trascorso un ventennio a ricordare a Berlusconi che aveva le scarpe con il rialzo interno... Basta! Non crede che il momento attuale richiederebbe di potersi fidare di persone competenti, oneste, e nel caso dimostrassero di non esserlo, farle uscire dalla scena pubblica e dimenticarle per sempre?
Carla Raimondi
Anni fa ho avuto un collega che era piccolino e bruttino, con un seguito di innamorate che lo adoravano. Io già da allora davo poco importanza a quello che lei chiama MERITO quindi, curiosa, volevo sapere perché e gliel’ho chiesto direttamente: «Dal primo giorno le invio una rosa rossa, poi improvvisamente smetto. A quel punto la mia rosa le manca e lei si è innamorata». Lui sapeva quindi come farle innamorare, piccolo e bruttino come era. Lei per me, signora, è una donna giovanissima, ed è per questo che fa un minimo di confusione. Non so se oggi quelli di sinistra sono duri e puri, ma ai miei tempi essere di sinistra voleva dire essere felici, e i piccoli di sinistra noi li amavamo: Di Vittorio, per esempio, lo adoravamo. Però dei piccolini non ci innamoravamo. A me, pensi che disgrazia, mi sono sempre piaciuti i belli, gli alti, e per fortuna qualcuno di bello, alto e di sinistra l’ho avuto per moltissimi anni, e io addirittura comunista, mai avrei con settant’anni di meno, potuto amare l’ex ministro. In più di destra!
Che spettacolo il dialogo tra le due furbacchione
Gentile signora Aspesi, quanto mi ha divertito la sua conversazione con Ornella Vanoni: beato/a chi ha potuto essere presente! È stato tutto un gioco di battute, rimandi, accenni, graffiature, divistici narcisismi, modestie fintissime, spruzzi di genialità, scoppi di civetteria, cannonate di polemismi, sentenze pungenti come spilli roventi. Che meraviglia! Di fronte a tutto questo politically correct che ci toglie il fiato e, spesso, la libertà di dire quel che si pensa (nel rispetto degli altri), finalmente qualcuno irrompe sulla scena e dice quello che sente, ovvero pane al pane e vino al vino... Certo siete due leggendarie “furbacchione” perché avete giocato di fioretto sulla condizione di “vecchie” senza la benché minima paura di apparire patetiche. E nemmeno il suo tentativo al ribasso di buttare il discorso su malattie, malinconie o morte è servito a farvi scendere di tono. Come se tutto fosse architettato in un copioneda spettacolo teatrale. Ornella che sfoggia la sua impenetrabile dolcezza nella necessità di ricevere un abbraccio e lei che si dichiara gelida come un marmo: non ha bisogno di affetto? Ma chi ci crede. Non si scriverebbe per una vita intera se non si sentisse l’affetto per chi la legge o, nel caso della Vanoni, per chi l’ascolta. A margine di tutto resta la domanda delle domande: come avete fattoa restare così giovani? Un abbraccio,
Alessandro Basso
Che meraviglia! Mi scusi signor Basso, ma lei stava quasi per farmi piangere. Si, è vero, anche io ho bisogno di tenerezza, soprattutto nei momenti di sperdimento che ci sono, e con molta paura. Però devo dire che è stata la vicinanza con Ornella, la sua intelligenza e indubbiamente la sua classe a rendermi sicura e pronta a essere quasi felice.
E poi Sophia, altra splendida novantenne
Cara Aspesi, mentre leggo la sua intervista alla Vanoni, vedo un’altra splendida novantenne in tivù che viene omaggiata a Cinecittà per la sua immensa carriera di attrice. Avendo capito che lei prova un vero sentimento di affetto per Sophia Loren, le posso suggerire una cosa. La sua fortuna è stata quella di nascere a Pozzuoli (dove, tra parentesi, l’accento napoletano è un po’ più sguaiato) e di aver appreso quel dialetto che la rende credibile in tutti i suoi ruoli cinematografici, per lo più popolari. Mentre De Sica, il maestro assoluto della Loren, non è mai stato credibile col suo napoletano, lei si è impressa nell’immaginario universale come la pizza o O’ sole mio. Come Lei e la Vanoni siete delle vere milanesi, Sophia Loren è una vera napoletana che parla ancora in dialetto con i suoi figli. E di questo dialetto, che io parlo benissimo, sono fiero solo quando ascolto le bellissime canzoni napoletane, con Pino Daniele in testa, guardo o leggo i drammi di Eduardo De Filippo, i film di Totò (che è il più italiano della compagnia) e vedo i film con la Loren, la cui assoluta credibilità, come per Eduardo, Daniele o Massimo Troisi, viene dall’aver parlato e pensato in lingua napoletana (con buona pace per i troppi esaltatori di essa) che per me è solo un dialetto italiano, forse il più bello dopo il siciliano. Grazie
L.L.
Per lei il napoletano è solo un dialetto italiano che sa parlare benissimo, o una lingua? Io ho sempre pensato che sia una lingua vera e propria, un po’ portata verso la tragedia, per i noiosi uomini che sfregiano la guancia delle donne infedeli, in passato ovvio. (Magari adesso le ammazzano). Sì, lei ha ragione, io ho per Sophia Loren un’autentica ammirazione per quello che è stata alla fine della guerra, e per come lei se ne è sottratta sposando Carlo Ponti. Era proprio la più bella e forse poteva trovarne un altro, ma quello, più piccolino di lei (vedi la prima lettera) lo volle con tutte le sue forze. Su cosa poi renda Vanoni e me delle «vere milanesi», ci voglio pensare e forse troverò il perché.