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Quella ruggine tra Joan Baez e Bob Dylan

La copertina del disco Diamonds and Rust (1975) di Joan Baez 
La canzone della settimana è “Diamonds and Rust” di Joan Baez
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Questa ha una storia singolare. Quando Joan Baez (attualmente 83 anni) incise Diamonds and Rust aveva alle spalle 16 anni di carriera: era già da un pezzo la principessa del folk revival americano, musa e compagna di Bob Dylan per un breve e cruciale periodo della storia del menestrello, rispettata signora dell’autorevole Newport Folk Festival, usignolo di Woodstock, memorabile interprete (e coautrice con Ennio Morricone) della toccante colonna sonora di Sacco e Vanzetti, monumentale repertorio inciso per la prestigiosissima Vanguard! Eppure, ancora oggi, Diamonds and Rust, che certamente rappresentò una sorta di deragliamento dal binario folk, è considerato il suo capolavoro.

Una ragione c’è: la motivazione era potente, e illumina non solo la magnifica ballata ma tutto l’album. Joan aveva covato quelle parole per dieci anni, da quando Dylan, nel 1965, inaspettatamente e senza spiegazioni, aveva posto fine a quella fulminante love story; favola perfetta e spietata: la principessa scop…

Questa ha una storia singolare. Quando Joan Baez (attualmente 83 anni) incise Diamonds and Rust aveva alle spalle 16 anni di carriera: era già da un pezzo la principessa del folk revival americano, musa e compagna di Bob Dylan per un breve e cruciale periodo della storia del menestrello, rispettata signora dell’autorevole Newport Folk Festival, usignolo di Woodstock, memorabile interprete (e coautrice con Ennio Morricone) della toccante colonna sonora di Sacco e Vanzetti, monumentale repertorio inciso per la prestigiosissima Vanguard! Eppure, ancora oggi, Diamonds and Rust, che certamente rappresentò una sorta di deragliamento dal binario folk, è considerato il suo capolavoro.

Una ragione c’è: la motivazione era potente, e illumina non solo la magnifica ballata ma tutto l’album. Joan aveva covato quelle parole per dieci anni, da quando Dylan, nel 1965, inaspettatamente e senza spiegazioni, aveva posto fine a quella fulminante love story; favola perfetta e spietata: la principessa scopre il principe, lui risplende, ma vuole regnare da solo.

Si sentì usata, strumentalizzata, umiliata? Se ci fu rancore – un sentimento che non mi pare nelle sue corde – l’ha dissimulato con eleganza e intelligenza. Stando a Diamonds and Rust, fu un colpo basso che non si aspettava. Joan ha svolto perfettamente, scientificamente quasi, il suo lavoro di artista: per dieci anni ha passato sulla rabbia l’antiruggine affinché il diamante tornasse a risplendere. All’epoca c’era già stata una riconciliazione più o meno amichevole. Dylan invitò Joan alla leggendaria Rolling Thunder Revue. Le chiese: «Canterai anche quella canzone?». Finse di non capire. Lui si spiegò meglio. Lei mentì: «Ah, Diamonds and Rust, quella che ho scritto per mio marito David (Harris, giornalista e attivista morto nel 2023) mentre era in carcere?».

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