Ok, aveva ragione Nanni Moretti: ce lo siamo meritato, Alberto Sordi. Ma per me Finché c’è guerra c’è speranza resta un grande film. È di un’altra era geologica (1974), ma è una lezione senza tempo. Oggi, poi, non ne parliamo. Durante la sua ultima visita americana, Volodymyr Zelensky è andato in Pennsylvania a visitare la Scranton Army Ammunition Plant, colosso della difesa che fabbrica i proiettili da artiglieria e da mortaio da 155 millimetri, di cui l’esercito ucraino è per ovvi motivi consumatore seriale.
Da quando è iniziata la criminale invasione di Putin, il governo di Kiev ha già comprato almeno 3 milioni di questi “pezzi” dall’industria statunitense, e altrettanti ne otterrà quest’anno. Pare che Trump si sia molto offeso, per questa visita del presidente ucraino. E io non capisco perché.
Gli ottimisti dicono che se vinc…
Ok, aveva ragione Nanni Moretti: ce lo siamo meritato, Alberto Sordi. Ma per me Finché c’è guerra c’è speranza resta un grande film. È di un’altra era geologica (1974), ma è una lezione senza tempo. Oggi, poi, non ne parliamo. Durante la sua ultima visita americana, Volodymyr Zelensky è andato in Pennsylvania a visitare la Scranton Army Ammunition Plant, colosso della difesa che fabbrica i proiettili da artiglieria e da mortaio da 155 millimetri, di cui l’esercito ucraino è per ovvi motivi consumatore seriale.
Da quando è iniziata la criminale invasione di Putin, il governo di Kiev ha già comprato almeno 3 milioni di questi “pezzi” dall’industria statunitense, e altrettanti ne otterrà quest’anno. Pare che Trump si sia molto offeso, per questa visita del presidente ucraino. E io non capisco perché.
Gli ottimisti dicono che se vincesse le presidenziali di novembre, The Donald farebbe finire le guerre in un paio di giorni. Ma io non ci credo. Lui, tycoon e simbolo vivente del capitalismo più cinico e arraffone, sa bene come stanno andando le cose per la Corporate America, sul fronte dell’industria degli armamenti. Tra flessione dei semiconduttori, crollo dell’automobile e frenata dell’elettrico, quello è l’unico business che tira “paurosamente”.
Dal 24 febbraio 2022, giorno dell’attacco russo, il valore di Borsa delle prime quattordici aziende americane ed europee del settore è letteralmente esploso: più 59,7 per cento.
Dall’8 ottobre 2023, giorno dal quale è partita la controffensiva israeliana a Gaza dopo il barbaro pogrom di Hamas, il boom dei titoli è stato impetuoso: più 124 per cento. Negli Usa, a dominare la scena sono Honeywell International, Rtx Corporation e Lockheed Martin. Nella Ue menano le danze la tedesca Rheinmetall, cresciuta del 245 per cento, la nostra Leonardo con un più 139 per cento e poi la inglese Bae System, cresciuta del 101 per cento.
I civili muoiono a migliaia, ma sui mercati e sui media è tutto un fiorire di missili e droni, caccia e tank.
Ormai di Atacams e di Samp-T, di Shahed-136 e di Ababil, di IAI Barak e di Raphael Gericho, se ne parla la sera a cena, di fronte ai tg di regime, o la mattina al bar, davanti al cappuccino. Di questi micidiali strumenti di morte un’opinione pubblica esausta, assuefatta, narcotizzata discute come fossero giocatori del fantacalcio. Ora aspettiamo solo che qualche Dottor Stranamore malato di mente apra gli arsenali nucleari. Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele possiedono in totale 12.121 testate atomiche, di cui 9.585 pronte all’uso. Si fanno affari d’oro, con i reattori, anche solo per la manutenzione (e nell’attesa dell’utilizzazione).
Sul Venerdì del 4 ottobre 2024