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I Libertini di Tondelli sono tornati. A teatro

Le prove di Altri libertini 

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Dopo anni di assenza dai palchi, lo scrittore è di nuovo rappresentato a teatro. Sarà scandalo come nel 1980? «L’italia oggi è più bacchettona», spiega la regista Licia Lanera
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Ravenna. Tre mesi di reclusione. Quarantamila lire di multa. La confisca di tutte le copie sequestrate. Queste le richieste del pm nel processo che nel 1980 vide imputato Pier Vittorio Tondelli, accusato di oscenità e oltraggio della pubblica morale per Altri libertini, il suo primo libro, caso letterario che inaugurò gli anni Ottanta con una serie di ritratti di giovani scapestrati che volevano faticosamente e disperatamente liberarsi dei Settanta. In sei racconti – che l’autore (1955-1991) considerava episodi di un romanzo – scalpitavano, si gettavano tra le braccia di uomini e donne, cercavano sollievo nelle droghe e si barcamenavano in una provincia odiata e bestemmiata da cui cercavano di fuggire magari in giro per quell’Europa che all’epoca, prima dei voli low cost, sembrava lontana ed esotica. Tondelli fu assolto, ma lo scandalo all’epoca fu enorme. Chissà che effetto fa riascoltare nel 2024 quel linguaggio libero e libertino, quelle storie strabordanti di vita.

A dare una risp…

Ravenna. Tre mesi di reclusione. Quarantamila lire di multa. La confisca di tutte le copie sequestrate. Queste le richieste del pm nel processo che nel 1980 vide imputato Pier Vittorio Tondelli, accusato di oscenità e oltraggio della pubblica morale per Altri libertini, il suo primo libro, caso letterario che inaugurò gli anni Ottanta con una serie di ritratti di giovani scapestrati che volevano faticosamente e disperatamente liberarsi dei Settanta. In sei racconti – che l’autore (1955-1991) considerava episodi di un romanzo – scalpitavano, si gettavano tra le braccia di uomini e donne, cercavano sollievo nelle droghe e si barcamenavano in una provincia odiata e bestemmiata da cui cercavano di fuggire magari in giro per quell’Europa che all’epoca, prima dei voli low cost, sembrava lontana ed esotica. Tondelli fu assolto, ma lo scandalo all’epoca fu enorme. Chissà che effetto fa riascoltare nel 2024 quel linguaggio libero e libertino, quelle storie strabordanti di vita.

A dare una risposta c’è ora Altri libertini della Compagnia Licia Lanera, in scena al Romaeuropa Festival il 15 e 16 ottobre e poi in tournée. Le incursioni tondelliane nel mondo del teatro si contano sulle dita di una sola mano. Lavorò su una trasposizione di quell’esordio poco dopo l’uscita del libro ma lo spettacolo ebbe vita breve e sfortunata. E scrisse un solo testo per il teatro, Dinner Party, messo in scena dopo la sua morte. Poi basta. I diritti sono stati sempre negati a tutti. Fino ad ora. Al cinema prossimamente arriverà Camere separate diretto da Luca Guadagnino con protagonista Josh O’Connor. E qui, nello splendido Teatro Rasi di Ravenna, ex chiesa di Santa Chiara del 1250 convertita in teatro 150 anni fa, fervono le prove dello spettacolo che riporta finalmente sul palcoscenico le parole di Tondelli.

«Sapevo che c’era una certa ritrosia, ma non pensavo che ci fosse proprio un veto», racconta Licia Lanera, 41 anni, un passato con Luca Ronconi e Premio Ubu prima come miglior attrice under 35 e poi come regista per Con la carabina. «Avevo scritto una mail accorata spiegando come volevo lavorare sul testo ma non succedeva niente. Dopo sei mesi mi ha risposto il fratello di Pier Vittorio, Giulio, dicendo che mi dava i diritti, gratuitamente. Non ci credevo. Quindi sono andata a Correggio per incontrarlo. Fa impressione perché è uguale al fratello, due metri di altezza, gli stessi occhiali. Ci siamo sempre dati del lei. Ed è stato gentilissimo, ho avuto accesso agli archivi di Tondelli, ho potuto vedere anche le versioni dei suoi lavori su cui tornò poco prima della sua morte cancellando alcuni passaggi, le parolacce, le bestemmie. Probabilmente a quel punto lo scrittore era terrorizzato dalla morte che si avvicinava. Ho immaginato quanto possano essere state dure e violente le aggressioni che subì la famiglia all’epoca, un figlio morto di Aids poteva essere fonte di vergogna, e forse i diritti sono stati negati a lungo anche per questo».

Il paese che cambia

Lanera prende tre racconti – Viaggio affidato a Roberto Magnani, Altri libertini a Danilo Giuva e Autobahn a Giandomenico Cupaiuolo: si danno totalmente alla storia – li intreccia e li fa dialogare, e come raccordo si inserisce lei stessa, entrando ed uscendo dalla storia. Viaggio è un’odissea senza pace tra amori, lavoretti e città europee e italiane. In Altri libertini un bel lombardo sconvolge la quotidianità di un gruppo di amici e amiche. Autobahn è la fuga lungo l’Autobrennero con una cinquecento bianca piena di scoramenti ma con poca benzina. Il risultato può commuovere e restituisce quell’idea di libertà in uno snodo storico importante per il Paese. Che può sembrare lontanissimo.

Anche oggi potrebbe essere motivo di scandalo? «Non so che effetto possa fare a un ventenne, ma per la mia generazione, incastrata tra il vecchio e il nuovo, è un monito importante. L’Italia è cambiata tantissimo, mi sembra un Paese estremamente più bacchettone e retrogrado rispetto a quello di Altri libertini. Che all’interno ha un tumulto liberatorio che sarebbe l’invito a nozze perfetto per quella gente che vorrebbe tanto liberarsi ma non trova il coraggio. Io avevo incrociato i libri di Tondelli per la prima volta quando avevo diciotto anni, ma poi lo avevo coltivato poco. Quando ci sono tornata con Un weekend postmoderno, un tomo enorme, mi è sembrato incredibile, ho capito che bisognava per forza fare uno spettacolo. In Altri libertini ho trovato il testo giusto, più di Dinner Party. Ha una bellissima lingua sporca. Io fuggo da quell’idea di teatro che si stacca dalla vita, che parla ancora in quel modo impostato. Nella realtà non lo usa nessuno. Nessuno. E poi», continua la regista, che è originaria di Bari, «ho ritrovato la puzza di quella Italietta in cui ti senti prigioniero, un pensiero costante che ci portiamo di generazione in generazione. La provincia è provincia sempre».

Siamo solo noi

Due sono le canzoni che incorniciano le peripezie esistenziali, amorose, sessuali (di una fluidità raccontata con una naturalezza rivoluzionaria) dei protagonisti dei tre racconti: «Inutile dire che Tondelli», sorride Lanera, «offre colonne sonore incredibili. Sono stata molto combattuta. Innanzitutto non volevo il silenzio, perché mi hanno raccontato che lui a casa aveva sempre la tv accesa su Mtv. E poi a Correggio nel suo archivio ho visto sulla sua macchina per scrivere l’adesivo di Punto Radio, la radio di Vasco Rossi. Poi sono stata a un suo concerto per la prima volta e sono rimasta stupita: durante Rewind le ragazze stanno tutte con le minne di fuori, c’è un’idea di liberazione che recentemente ho visto solo ai concerti di Cosmo. Siamo solo noi di Vasco è perfetta, perché somiglia a tutti noi che facciamo questo spettacolo. Ho voluto Danilo, Roberto e Giandomenico perché siamo tutti libertini, ognuno a modo suo. L’altro brano è Sono un ribelle, mamma degli Skiantos: mi piaceva l’idea di un momento in cui cantiamo insieme e quel brano si incastra bene nel testo recitato».

Chissà cosa avrebbe scritto di questo spettacolo quel Tondelli che in Un weekend postmoderno si divertiva a fare il critico teatrale e a commentare le imprese dell’allora Società Raffaello Sanzio e del Falso Movimento di Mario Martone. Avrebbe apprezzato il piglio combattivo di Lanera, con la sua idea precisa di teatro che ripudia gli effetti speciali («Dopo Game of Thrones vuoi davvero stupire lo spettatore con la neve di polistirolo?»), evita le scorciatoie («Non basta mettere in scena un testo, allora fai una lettura: a me piace svelare il meccanismo della rappresentazione»), combatte l’immobilismo culturale («I teatri non sono più adatti al contemporaneo, tutti questi ori e questi velluti inibiscono. Cioè, il teatro è un posto da sfigati. E a me questa cosa non piace perché io credo che il teatro sia la cosa più bella del mondo. Non esiste una cosa così viva, così prepotente») e lo accusa («Lo stato del teatro italiano è molto simile allo Stato italiano. È seduto. C’è un mondo che freme sotto ma siamo un Paese gerontocratico. Io tra un po’ vado in menopausa e mi chiamano ancora enfant prodige»).

Una giovinezza infinita

“Qual è il tuo posto nel Gran Trojajo?”. La domanda del racconto Autobahn campeggia sul fondale durante le prove. Questi personaggi tormentati, esagerati, esagitati, cercano un posto nel mondo e non si risparmiano niente per trovarlo. «Il teatro è il luogo dove i peggiori possono sentirsi bene», conclude Lanera, «per questo mi piace raccontare storie di gente disperata, come siamo tutti».

E quando alla fine delle prove di Altri libertini qui a Ravenna resti con quella domanda esistenziale definitiva ti viene in mente l’ultimo chissà. Chissà cosa scriverebbe oggi Pier Vittorio Tondelli a 69 anni, maturo, saggio, magari pacificato, speriamo non domo, chissà cosa ci direbbe dell’oggi per liberarci finalmente da questa infinita, maledetta giovinezza in cui ci ha lasciato con i suoi scritti morendo troppo presto.

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