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Massimo Giannini: Cara Elly, cambia musica

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Ok, sono un vecchio boomer, luddista e moralista. La “modernità” spesso mi sfugge. Ed è ovvio, mi fa sorridere e imbruttire lo sciocchezzaio infinito delle destre patriottiche, entrate a Palazzo con l’arroganza trucida dei malacarne di periferia. Mi indigna l’eterno missino La Russa, seconda carica dello Stato, che invita Valditara a distribuire nelle scuole non gli ultimi splendidi romanzi di Donatella Di Pietrantonio o Viola Ardone, di Federica Manzon o Silvia Avallone, di Nicoletta Verna o Chiara Gamberale: no, secondo il presidente del Senato gli studenti devono studiare l’ultima “fatica letteraria” di Italo Bocchino.

Mi irrita Giovanbattista Fazzolari, il Rasputin Nero, la maschera di ferro che sussurra a Giorgia, e le consiglia puntualmente il peggio, dalle veline sulla Rai alle forzature sulla Consulta. Mi fa ormai quasi tenerezza il dadaista Sangiuliano e mi diverte il suo successore, il Divo Giuli, il D’Annunzio del Gianicolo che – pour épater les camarades e dimostrare ai ro…

Ok, sono un vecchio boomer, luddista e moralista. La “modernità” spesso mi sfugge. Ed è ovvio, mi fa sorridere e imbruttire lo sciocchezzaio infinito delle destre patriottiche, entrate a Palazzo con l’arroganza trucida dei malacarne di periferia. Mi indigna l’eterno missino La Russa, seconda carica dello Stato, che invita Valditara a distribuire nelle scuole non gli ultimi splendidi romanzi di Donatella Di Pietrantonio o Viola Ardone, di Federica Manzon o Silvia Avallone, di Nicoletta Verna o Chiara Gamberale: no, secondo il presidente del Senato gli studenti devono studiare l’ultima “fatica letteraria” di Italo Bocchino.

Mi irrita Giovanbattista Fazzolari, il Rasputin Nero, la maschera di ferro che sussurra a Giorgia, e le consiglia puntualmente il peggio, dalle veline sulla Rai alle forzature sulla Consulta. Mi fa ormai quasi tenerezza il dadaista Sangiuliano e mi diverte il suo successore, il Divo Giuli, il D’Annunzio del Gianicolo che – pour épater les camarades e dimostrare ai rossi l’immensa cultura dei post-fascisti –scimmiotta il Vate con una neolingua astrusa e aliena, dove «la pagina storica diventa un’attestazione di immortalità e di continua presentificazione», dove «quest’opera nella sua immediata icasticità spero sia emersa anche dalla mia improvvisata ecfrasi» e dove «non c’è nessuna entelechia in questo movimento, nessuna finalità intrinseca destinata a inverarsi», perché «l’agente collassante di un’onda quantica è solo la coscienza», e come ripetevano Totò e Peppino, «ho detto tutto».

Mi fanno un po’ pena anche Grillo che infiocina Conte perché non vuole perdere i suoi 300 mila euro di “reddito di sudditanza” e Vannacci che non vuole pagare la sua quota mensile alla Lega.

Ma santa pazienza, se guardo dall’altra parte, a volte non so cosa pensare. Non parlo del folclore, tipo il rossobruno Marco Rizzo che lancia “Forza Gnocca” o il sindaco Gualtieri che dal fondo di una voragine in pieno centro storico della Capitale urla a Macron: «Tranquillo, Emily in Paris si troverà benissimo anche a Roma». Parlo di Elly Schlein, che dopo aver ballato e cantato con Annalisa sui carri del Gay Pride ora trova il tempo di salire sul palco a “rappare” con J-Ax. Non lo so se questa roba serve. Non lo so se la avvicina alla gente normale, e soprattutto ai giovani. Oppure, come le successe con la famosa uscita sull’armocromista, la rende inadeguata a chi ancora rimpiange la sobrietà di Enrico Berlinguer.

Davvero, non lo so. Ma un’altra cosa la so: fermi restando gli inaccettabili crimini di guerra contro i palestinesi compiuti da Netanyahu – dei quali prima o poi dovrà rispondere al mondo e alla Storia – mi è molto dispiaciuto non vedere la segretaria del Pd alla sinagoga di Roma, il 7 ottobre. Certo, nel Tempio Maggiore degli ebrei si intona lo struggente Avinu Malkenu, “Nostro Padre, nostro Re”, e non la scoppiettante Così è la vita degli Articolo 31. Ma insomma. Al Nazareno consultino meglio l’agenda, se ne hanno una.

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