Caro Michele, le confesso che sono un po’ demoralizzata. Da quando sono in pensione mi occupo dei corsi di italiano per stranieri dell’associazione Accogliere APS di San Donà di Piave, associazione laica, non legata a partiti, enti cattolici, sindacati. Il nostro territorio, grazie alla vicinanza con Venezia e le spiagge di Jesolo e Caorle, offre molte opportunità di lavoro, è sicuramente un territorio ricco. Ebbene in questa realtà, attrattiva per gli immigrati, la nostra associazione è l’unica ad offrire corsi strutturati di lingua italiana. A settembre abbiamo aperto le iscrizioni e già abbiamo raggiunto il numero massimo di circa 150 persone, non riusciamo a inserirne altri, perciò li dobbiamo mandare via, con grande dispiacere. Vengono soprattutto per i corsi serali, terminato il lavoro. Alcuni fanno anche 20 chilometri in bici per raggiungerci. Al mattino vengono le donne, anche con i bambini, ed è una gioia per noi dare loro questa possibilità di integrarsi nel nostro tessuto s…
Caro Michele, le confesso che sono un po’ demoralizzata. Da quando sono in pensione mi occupo dei corsi di italiano per stranieri dell’associazione Accogliere APS di San Donà di Piave, associazione laica, non legata a partiti, enti cattolici, sindacati. Il nostro territorio, grazie alla vicinanza con Venezia e le spiagge di Jesolo e Caorle, offre molte opportunità di lavoro, è sicuramente un territorio ricco. Ebbene in questa realtà, attrattiva per gli immigrati, la nostra associazione è l’unica ad offrire corsi strutturati di lingua italiana. A settembre abbiamo aperto le iscrizioni e già abbiamo raggiunto il numero massimo di circa 150 persone, non riusciamo a inserirne altri, perciò li dobbiamo mandare via, con grande dispiacere. Vengono soprattutto per i corsi serali, terminato il lavoro. Alcuni fanno anche 20 chilometri in bici per raggiungerci. Al mattino vengono le donne, anche con i bambini, ed è una gioia per noi dare loro questa possibilità di integrarsi nel nostro tessuto sociale. Stiamo bussando a tutte le porte, Amministrazioni Comunali, parrocchie, Associazioni di categoria, ma nessuno sembra disposto a rendersi conto che non può rimanere solo una questione di volontariato. “Grazie infinite per quello che fai per me” mi ha scritto un nostro corsista. Pensiamo a quanto si potrebbe fare per l’integrazione se invece di essere 35 volontari potessero essere le istituzioni ad occuparsene.
Francesca Sandre
Cara Francesca, il nostro Paese ormai è esattamente questo: istituzioni sempre più deboli e inadempienti, gruppi di cittadini che ovviano all’arretramento dello Stato con buona volontà, passione, solidarietà. So per diretta esperienza quanto sia vitale socialmente, economicamente, umanamente, l’integrazione degli immigrati. La barriera linguistica è la prima e la più grave. Superarla vuol dire sentirsi già con un piede in salvo; non superarla, sentirsi esclusi. La mediazione culturale in genere, e l’insegnamento dell’italiano in particolare, hanno un’importanza direttamente proporzionale al numero di immigrati. Dire che la risposta pubblica è carente è usare un eufemismo. Che in una delle zone più ricche d’Italia (e più dipendenti dal lavoro degli immigrati) la situazione sia quella che lei ci racconta, è desolante. Eravamo il Paese del maestro Alberto Manzi e di don Milani. Siamo il Paese che non sa più chi sono l’uno e l’altro. Seguo, per ragioni di famiglia, le sorti di alcuni profughi afgani in Germania e la situazione non è lontanamente comparabile. Corsi di tedesco, corsi di cittadinanza, esami per verificare i progressi e confermare i sussidi (che sono considerevoli). Uno status ben definito e seguito quasi passo dopo passo. Ovvio che, per arrivare a queste nuove forme di welfare, serve volontà politica. Da noi questa volontà politica è palesemente inesistente. Dei migranti si parla come di un problema, una minaccia, un’invasione, e la situazione è precipitata con questo governo ottuso e provinciale (“nazionalista” questo significa, oggi: provinciale). Il risultato è che abbiamo un livello molto scarso di integrazione. Non so dirle quanto io apprezzi il lavoro e l’impegno di persone come lei. Non si demoralizzi. Ne sia orgogliosa. Il suo lavoro è carico di futuro. Quello di chi ci governa, no.
il cancello che separa
la chiesa e l’umanità
Caro Serra, da un’intervista a l’Adige, in prima pagina, veniamo a sapere dal parroco che la nostra Chiesa di Sant’Antonio, a Trento, è costretta a barricarsi contro i senzatetto. Spiega don Severino Vareschi: «La linea dura è una soluzione che non volevamo, ci piange il cuore, ma l’area era diventata invivibile». Io e Laura un qualche disagio l’avevamo intuito, ma nulla di più. Questa è anche la nostra chiesa, a Trento, da quando ci siamo sposati, 50 anni fa. Anche don Severino ha festeggiato qui i 50 anni di sacerdozio. Con lui ci siamo sempre confrontati laicamente, con franchezza, lo consideriamo uno storico colto, un progressista. Con lui e altri due parrocchiani abbiamo firmato un documento sinodale in cui si auspica il superamento del celibato ecclesiastico. Le persone, sul muro, sono divise. Alcune entusiaste: “finalmente anche fra i preti qualcuno capisce che quella gentaglia, poco importa se italiani o stranieri, va fatta sparire. Il buonismo ne attira degli altri”. Altre solidarizzano con il parroco: “È stato fatto tutto il possibile, la decisione del cancello è sofferta, ma necessaria”. Altre sono sorprese: “la Chiesa di papa Francesco non può erigere un muro a protezione di una chiesa”. Don Severino, in un incontro privato, ci confida che la decisione controversa non è stata del Consiglio parrocchiale. Io allora gli ricordo che il clericalismo è la malattia più grave della Chiesa, secondo papa Francesco. È la paura del confronto che non fa della Chiesa un’autentica assemblea. Aggiungiamo: «Per noi, persone di sinistra, non ci sono persone irrecuperabili». Domenica, all’ingresso della Chiesa, un giornalista mi ha domandato: «E lei, cosa ne pensa?». Perché anche in chiesa, alla fine della messa, un’assemblea, non riusciamo a domandarci: “E tu, cosa ne pensi?”. Forse è anche per questo che i giovani sono assenti.
Silvano Bert, Laura Mollari (Trento)
Cari Silvano e Laura, chi ha la mia età (e oltre) ricorda bene quell’esperienza straordinaria che fu il cattolicesimo “di base”. L’intera società pareva un’assemblea permanente, e la Chiesa non fece eccezione. Si discuteva di tutto, tutto era messo in discussione. Che si dicessero anche un buon numero di stupidaggini faceva parte del gioco. Oggi quel mondo è finito, si parla di niente (eppure le stupidaggini non sono in diminuzione: ci sono influencer che sulla stupidità hanno costruito un impero). Ma leggendo, oggi, la piccola storia importante che ci raccontate, penso che don Severino avrebbe bisogno proprio di questo: parlare. Trattare la sua chiesa come una comunità di persone. Dire, più o meno: “Decidere da solo è stato difficile. Aiutatemi. Ho bisogno dei miei parrocchiani. La chiesa è anche vostra”. Poi, se prevale l’opinione dei pro-muro, pazienza. Almeno se ne è discusso. E ognuno ha potuto ascoltare l’opinione degli altri.
Se rispettare le regole
vuol dire essere stupidi
Caro Serra, si deve aggiornare la rendita catastale dopo il superbonus. Eppure: ho dovuto sudare sette camicie per convincere il geometra che ha “accettato” di farmi l’aggiornamento previsto dalla legge. Sono andato all’attacco tre volte negli ultimi due anni e tutte le volte mi convincevano che no, non valeva la pena perché nessuno avrebbe controllato ecc. ecc. Infine mi sono imposto e da pochi giorni ho concluso la pratica: tale rendita – se corretta – è aumentata di un misero 10 per cento e non del 100 per cento come paventavano quasi tutti i professionisti che avevo consultato. Quello che mi preme sottolineare è la pessima mentalità contro cui mi sono scontrato per mesi. Ero considerato uno stupido a voler fare una cosa che nessuno fa e che mi avrebbe solo aumentato la rendita in modo spropositato.
A.M. Castellano
Caro Castellano, l’aspetto peggiore di questo momento storico è che il governo in carica raccoglie e valorizza la furbizia e la sciatteria di un elettorato che considera le tasse un furto, e le regole una soperchieria. Rispettare le norme è diventata una forma attiva di opposizione.