Bryan Ferry: ma quale playboy, sono un romanticone
di Andrea Silenzi«Nella mia testa aveva preso forma questo sogno americano. Vivevo a Newcastle, ma contemporaneamente sognavo la Factory di Warhol e Baby-Jane Holzer». Non esistono molte biografie di Bryan Ferry. Non ha mai amato troppo le interviste e le sue frasi sono piuttosto rare: forse per questo le leggende sulla sua vita fuori dal palco si sono sempre accavallate trovando poche conferme. All’alba degli anni 70 è stato il fondatore e leader dei Roxy Music, una delle band in assoluto più influenti dell’intera storia del rock. L’artista che ha fatto dell’eleganza la sua missione, il dandy malinconico ed eroticamente irresistibile che rimpiange la scomparsa delle scarpe da passeggio, il rocker innamorato del jazz e della musica anni 20 ma anche della sperimentazione e dell’arte contemporanea. Per riassumere tutto questo, Ferry ha deciso di raccogliere 81 canzoni nel box Retrospective: Selected Recordings 1973 – 2003, in uscita il 25 ottobre. Cinque dischi divisi per categorie, dai grandi successi …
«Nella mia testa aveva preso forma questo sogno americano. Vivevo a Newcastle, ma contemporaneamente sognavo la Factory di Warhol e Baby-Jane Holzer». Non esistono molte biografie di Bryan Ferry. Non ha mai amato troppo le interviste e le sue frasi sono piuttosto rare: forse per questo le leggende sulla sua vita fuori dal palco si sono sempre accavallate trovando poche conferme. All’alba degli anni 70 è stato il fondatore e leader dei Roxy Music, una delle band in assoluto più influenti dell’intera storia del rock. L’artista che ha fatto dell’eleganza la sua missione, il dandy malinconico ed eroticamente irresistibile che rimpiange la scomparsa delle scarpe da passeggio, il rocker innamorato del jazz e della musica anni 20 ma anche della sperimentazione e dell’arte contemporanea. Per riassumere tutto questo, Ferry ha deciso di raccogliere 81 canzoni nel box Retrospective: Selected Recordings 1973 – 2003, in uscita il 25 ottobre. Cinque dischi divisi per categorie, dai grandi successi ai brani con l’orchestra alle canzoni meno conosciute. Con un brano inedito, Star, inciso in collaborazione con il leader dei Nine Inch Nails, il due volte premio Oscar Trent Reznor.
Star è una canzone molto sperimentale e contemporanea. Come è nata l’idea e come ha incontrato Trent Reznor?
«L’ho incontrato qualche anno fa, penso dopo uno spettacolo che ho fatto a Los Angeles. Mi è sempre piaciuta la sua musica, e a lui la mia. Mi ha mandato alcuni demo per una collaborazione. E Star è nata da uno di quei demo. Poi, mentre stavamo lavorando su Retrospective, mi sono accorto che avevamo scelto 80 tracce. Mi sono detto: facciamone 81 e mettiamo qualcosa che sembra arrivare dal futuro, un pezzo contemporaneo».
Che tipo di selezione ha usato per scegliere le canzoni?
«Abbiamo pensato di raggruppare le canzoni in categorie invece di farlo in ordine cronologico e penso che sia stata una buona idea. Il quinto disco contiene le tracce più rare ed è quello che mi piace di più perché è pieno di sorprese. di cose diverse, ha una varietà che mi piace».
Ai tempi dei Roxy c’era un’indefinibilità sessuale nella vostra musica e nella vostra rappresentazione, quasi una fluidità di genere. È un tema molto contemporaneo.
«Non ne abbiamo parlato molto, in realtà, e non ci abbiamo pensato, ci sembrava naturale all’inizio degli anni 70. Non se ne faceva un gran parlare, ho frequentato una scuola d’arte molto liberale e di grande apertura mentale, e ho incontrato delle persone strane e meravigliose nella mia vita, specialmente all’inizio della mia carriera. Ora credo di essere più solitario, ma succede quando invecchi, immagino».
Ha un ricordo particolare di Amanda Lear, che compare sulla copertina di For Your Pleasure?
«Amanda, oh sì! Era un’amica e una modella per il mio amico Anthony Price, un bravissimo stilista. Non la vedo da molto tempo, ma ricordo che ha un grande senso dell’umorismo, è molto intelligente. È sempre stata una compagnia affascinante, a volte cenavamo insieme, era meravigliosa».
Dopo tanti anni e diversi dissapori, che rapporto ha oggi con Brian Eno, suo ex collega nei Roxy Music?
«Ci vediamo ogni tanto, anche se ora saranno un paio d’anni che non capita. Il fatto è che siamo entrambi molto impegnati e molto attivi con le nostre carriere e non andremo mai in pensione! Però abbiamo un buon rapporto. E Brian è fantastico. Ha una mente brillante. Ed è unico, ha un grande senso dell’umorismo. Insieme ci divertiamo molto, è sempre come se ci fossimo visti il giorno prima».
C’è una canzone (o magari più di una) che pensa possa rappresentarla completamente?
«Beh, rappresentano tutte parti diverse di me, ma credo che Mother of Pearl possa essere un ritratto credibile di chi sono: è divisa in due parti e la prima è molto animata ed estroversa. La seconda invece è introspettiva e in un certo senso riflessiva. Diciamo che se mi puntassero una pistola alla testa sceglierei questa (ride, ndr)».
Lei e David Bowie siete stati due grandi innovatori del rock anni 70. Cosa ha provato quando è morto? Vi frequentavate?
«Non tanto, ma ero scioccato e molto triste. Ha fatto dei dischi fantastici e siamo diventati famosi nello stesso periodo. Quando i tuoi contemporanei muoiono, ti scopri a pensare preoccupato a quanto tempo ti rimane e a quanto sia fragile la vita. Quanto a David, penso che ammirassimo il lavoro l’uno dell’altro, ma eravamo molto impegnati entrambi e non ci incontravamo molto spesso, sfortunatamente».
Anni fa ha dichiarato che per lei le donne sono un mistero. Esattamente l’opposto della percezione che si ha di Bryan Ferry.
«Beh, è vero. A volte sono difficili, difficili da comprendere. Amo le donne e penso che sia ovvio nel mio lavoro. E c’è molto romanticismo in alcune delle canzoni che ho scritto: non credo sia una cosa così negativa perché è una specie di linguaggio universale, credo, e le prime copertine degli album dei Roxy Music erano un omaggio al potere delle donne rispetto all’immaginario maschile».
Quindi non si considera un playboy?
«No, per niente. Non ho mai avuto davvero quella specie di bravura o sicurezza. Anzi, in realtà direi il contrario…».
Lei ha inciso molte cover di Bob Dylan. Che cosa la lega così tanto a un artista tanto diverso da lei?
«Penso che sia un magnifico scrittore. Quando ho iniziato a cercare canzoni per incidere delle cover ho capito che per me le parole erano molto importanti. Dylan ha scritto dei testi fantastici con rappresentazioni bellissime piene di immaginazione. Ho pensato che fosse un mondo con cui potevo relazionarmi e che fosse molto stimolante da cantare».
Qual è il suo rapporto con il passare del tempo?
«Cerco di godermi ogni giorno il più possibile, il che significa che tendo a essere piuttosto impegnato. L’anno prossimo sarò molto vecchio sulla carta (compirà 80 anni, ndr), ma mi sento bene, lavoro con molti giovani nel mio studio. Mi dà energia avere amici così. A volte l’età è solo un numero. Penso che sia importante cercare di mantenere uno spirito giovanile, e finora ha funzionato per me. Però sì, il tempo passa. E invecchiando, passa molto velocemente».
Ci sono molte leggende sul suo conto. Jerry Hall ha raccontato che lei voleva andare tutti i pomeriggi a prendere il tè da Fortnum & Mason con vestiti eleganti. E si dice anche che abbia buttato tre passaporti perché non le piaceva la foto.
«Oh, no! (Ride, ndr). Ma non mi piacciono molto le mie fotografie. Non ne ho mai avuta una bella per il passaporto. Penso che l’odio per le foto dei documenti ci accomuni un po’ tutti. Per il resto, non vado mai da Fortnum & Mason. Hanno un negozio molto carino ma davvero non ci vado mai, è un po’ troppo per turisti. Mi piace andare in posti tranquilli, amo il cibo e il vino. La cena per me è la parte migliore della giornata».
Lei è sempre stato considerato un modello di bellezza. Ha mai pensato di fare l’attore?
«No, non mi piace molto la mia voce. Per cantare va bene, ma non per parlare. Non ho una bella voce quindi non parlo molto. Recitare non fa per me».
Rivedremo i Roxy Music?
«Non credo. Non ho mai chiuso le porte, e penso che i nostri ultimi spettacoli un paio di anni fa siano andati molto bene. E l’ultimo show a Londra è stato emozionante. Ma non credo che succederà ancora. Però chi può dirlo?».