L’inizio è proprio da romanzo giallo. Un giovane che passeggiava lungo il lago di Castelgandolfo, vicino a Roma, si inoltra in un boschetto per orinare e trova il corpo di una donna, livido, nudo e senza testa. È uno shock così forte che il giovane resta senza parlare per un paio di giorni, poi si fa coraggio e va dai carabinieri. L’orrore, nei casi di cronaca, tira sempre, così la notizia finisce su tutti i giornali sotto un titolo che è anche quello da romanzo giallo: “la Decapitata del Lago”. Colpisce l’opinione pubblica, arriva fino alla politica e naturalmente coinvolge le forze dell’ordine che indagano a tappeto su tutti i fronti.
Prima domanda: chi è quella donna? Addosso ha soltanto una pagina del Messaggero del 5 luglio 1955, cinque giorni prima del suo ritrovamento…
L’inizio è proprio da romanzo giallo. Un giovane che passeggiava lungo il lago di Castelgandolfo, vicino a Roma, si inoltra in un boschetto per orinare e trova il corpo di una donna, livido, nudo e senza testa. È uno shock così forte che il giovane resta senza parlare per un paio di giorni, poi si fa coraggio e va dai carabinieri. L’orrore, nei casi di cronaca, tira sempre, così la notizia finisce su tutti i giornali sotto un titolo che è anche quello da romanzo giallo: “la Decapitata del Lago”. Colpisce l’opinione pubblica, arriva fino alla politica e naturalmente coinvolge le forze dell’ordine che indagano a tappeto su tutti i fronti.
Prima domanda: chi è quella donna? Addosso ha soltanto una pagina del Messaggero del 5 luglio 1955, cinque giorni prima del suo ritrovamento, e un orologio al polso con una sigla incisa nella cassa. È stata uccisa a coltellate e si è difesa, visti i tagli che ha sul palmo delle mani. Della testa, nessuna traccia.
Nonostante lo stato del corpo si capisce che è una ragazza giovane e probabilmente bella, e il fatto che abbia lo smalto sulle unghie delle mani e dei piedi fa pensare che sia stata una donna elegante, raffinata, e, per l’Italia un po’ provinciale di allora, anche straniera. Scattano le ricerche a livello internazionale, coordinate da un fuoriclasse come il commissario Dosi, che ai tempi del fascismo aveva scagionato Gino Girolimoni dall’accusa di essere il Mostro di Roma e per questo era quasi stato cacciato dalla polizia dal momento che Mussolini era stato di parere contrario.
Niente da fare, e neppure a livello nazionale: tra le 360 donne scomparse in quel periodo in Italia, non si trovano corrispondenze con il corpo della ragazza del lago, e quelle poche che corrispondono vengono rintracciate vive e vegete o si presentano spontaneamente a dire che non sono loro la decapitata di Castelgandolfo.
È grazie all’orologio che la identificano. Antonietta, detta Nina, che lavorava come domestica per una famiglia romana. Va bene, ma chi l’ha uccisa? Perché? E dove è finita la sua testa?
Ecco, qui le attinenze con il romanzo giallo si fermano. Perché dopo un inizio misterioso e uno sviluppo intrigante ci vorrebbe anche un finale sorprendente, sì, ma soprattutto esauriente.E invece qui non c’è. Indagini a 360°, interrogatori, fermi di polizia, mostri sbattuti in prima pagina, anche sensitivi e santone: niente.Il caso di Nina, la Decapitata del Lago, resta un cold case, uno dei più longevi della storia criminale italiana.
Sul Venerdì del 25 ottobre 2024