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Serra: far finta di essere sani

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Di Covid non si parla quasi più, in certe regioni il vaccino è un miraggio. Ma i malati ci sono, e i medici sono in allarme
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Gentile Serra, sono un medico di famiglia ricoverato presso il reparto Covid dell’ospedale Sandro Pertini di Roma per polmonite interstiziale. Il contagio è avvenuto perché un mio assistito con la febbre è venuto nel mio studio senza appuntamento e senza mascherina per essere visitato. Non ho fattori di rischio tranne una lieve ipertensione arteriosa e un forte stress lavorativo per seguire contemporaneamente due studi e assistere circa 1.500 persone, con tutto il carico di lavoro sia medico sia burocratico, che è cresciuto tantissimo. Vi scrivo perché per la stragrande maggioranza delle persone il Covid è sparito. Questo perché non se ne sente più parlare né tv né nei vari media. Poco tempo fa ho chiesto ad una mia assistita affetta da febbre e tosse di fare in farmacia il tampone Covid. Mi ha domandato: «Perché, esiste ancora il Covid?». Esiste, e con la nuova variante è ancora più insidioso di Omicron. Quello che manca è la consapevolezza dell’esistenza del problema: il Covid è sta…

Gentile Serra, sono un medico di famiglia ricoverato presso il reparto Covid dell’ospedale Sandro Pertini di Roma per polmonite interstiziale. Il contagio è avvenuto perché un mio assistito con la febbre è venuto nel mio studio senza appuntamento e senza mascherina per essere visitato. Non ho fattori di rischio tranne una lieve ipertensione arteriosa e un forte stress lavorativo per seguire contemporaneamente due studi e assistere circa 1.500 persone, con tutto il carico di lavoro sia medico sia burocratico, che è cresciuto tantissimo. Vi scrivo perché per la stragrande maggioranza delle persone il Covid è sparito. Questo perché non se ne sente più parlare né tv né nei vari media. Poco tempo fa ho chiesto ad una mia assistita affetta da febbre e tosse di fare in farmacia il tampone Covid. Mi ha domandato: «Perché, esiste ancora il Covid?». Esiste, e con la nuova variante è ancora più insidioso di Omicron. Quello che manca è la consapevolezza dell’esistenza del problema: il Covid è stato rimosso dalla coscienza delle persone, perché non c’è più alcun mezzo di informazione che ci informi adeguatamente in merito. Ai pazienti che si lamentano e protestano quando noi medici di famiglia chiediamo ai pazienti con la febbre, prima di visitarli, di eseguire il tampone in farmacia, vorrei dire che è una questione di rispetto nei confronti nostri e degli altri pazienti presenti in studio. Ma il rispetto dipende sempre dalla presa di coscienza e dalla consapevolezza del problema.
Luigi Mogavero


Caro Mogavero, prima di tutto: spero che lei stia meglio. Ho avuto il Covid anche io (per la seconda volta) e non è stata una passeggiata. È perfettamente vero (e perfettamente grave) quanto lei scrive: non se ne parla più, come se quel breve nome fosse carico di ricordi così penosi, così luttuosi, che è meglio fare finta che quella sia una pagina chiusa per sempre. Dispiace dirlo, ma credo che abbia un suo peso anche l’arrivo al governo di quella parte di Italia politica – in sintesi, e senza generalizzare: la destra – che per motivi non sempre comprensibili ha deciso che l’allarme sociale su quel flagello (che ha fatto solamente in Italia circa 300 mila morti) era esagerato, che la libertà personale non deve avere limiti neppure se mette a repentaglio la salute sociale, che indossare la mascherina vuol dire cedere a un sopruso di Stato. Con una forte componente no vax, antiscientifica, negazionista, complottista, che oggi ha un piede nella maggioranza e non favorisce un approccio medico-scientifico al problema. E così si è passati dal massimo allarme al massimo menefreghismo. Mi fa dunque piacere, per il poco che conta, rendere pubblico il suo allarme. E di seguito, a conferma di una situazione spiacevole e anche pericolosa, ecco la testimonianza di un lettore.

La mia odissea in cerca del vaccino

Gentile Serra, vorrei raccontarle una mia piccola odissea, nel timore che non possa essere un caso isolato. Ho 62 anni, da tre sono in cura per un linfoma, il che mi colloca automaticamente nella categoria dei soggetti fragili. Il medico mi consiglia vivamente di fare anche quest’anno il vaccino anti Covid, la quinta dose. Mi reco alla sede dell’Asl per chiedere informazioni sulle modalità del vaccino, e dove farlo. All’ingresso c’è una guardia giurata che non mi fa nemmeno entrare, mi dice che non sa dove si facciano i vaccini Covid ma certamente non lì. Mi consiglia di andare alla guardia medica. Ritenendo inutile questo consiglio (la guardia medica, almeno dalle mie parti, non ha alcuna utilità) vado a casa e mi metto a cercare su internet. Interrogo prima il sito del ministero, poi quello della regione Campania, poi quello dell’Asl, in nessuno di essi trovo indicazioni. Mi ricordo che un anno fa ho fatto il vaccino contro l’Herpes Zoster in un ufficio del centro cittadino. Vado lì. Il portone dell’ufficio è chiuso, suono il campanello, nessuno apre. Dopo un po’ esce qualcuno e ne approfitto per entrare. Mi dirigo in una stanza su cui è scritto segreteria, mi dicono di attendere un medico della sala vaccini e di chiedere a lui. Quando, dopo un quarto d’ora circa, incrocio il medico lui risponde che per fare il vaccino bisogna prenotarsi, telefonando ad una serie di numeri. Me ne vado e mi metto a chiamare tutti i numeri indicati. Dopo due ore e mezza di tentativi vani, finalmente mi risponde qualcuno e si segna il mio nominativo: mi avviseranno quando sarà possibile fare il vaccino, questo perché, mi spiega, le dosi sono per 9 persone, quando raggiungono questo numero di prenotati li mandano a chiamare. Ora, io non so se tutta questa strana “organizzazione” sia appannaggio esclusivo della mia regione, la Campania, o sia diffusa a livello nazionale, ma di fronte a tante notizie che parlano di una ripresa dei contagi da Covid che si presenterebbe in una variante nuova, non mi sembra affatto che ci sia una adeguata rete di protezione della popolazione, e non mi sento affatto rassicurato.
Giorgio Campo

Infine, a suggello di quanto raccontato fin qui, un’altra lettera di un medico. Che forse aggiunge qualcosa alla sensazione di penuria e scoramento della nostra sanità pubblica.

Quanto ci mancano i soldi dell’Europa

Caro Michele, sono un medico, attualmente in pensione, che ha lavorato negli ospedali pubblici fino a qualche mese fa. Ho lavorato in reparti Covid durante il terribile periodo del lockdown: ho visto più morti in tre mesi che in trent’anni. All’epoca, l’Europa – il commissario Gentiloni in testa – ci propose parecchi miliardi mediante il Mes sanità a interessi negativi, che nulla aveva a che vedere con la storia del Mes concesso anni fa alla Grecia. Ma abbiamo declinato l’offerta. Forse, chissà, se avessimo preso anche solo 8-10 miliardi per la nostra amata sanità e ridotto di qualche decina di miliardi il Pnrr, non saremmo in questa situazione di perenne affanno. Qualcuno sostiene che le due cose assieme non si potevano fare e che il computo del Pnrr fu il risultato anche di un algoritmo. Ammetto di non essere a conoscenza di questi meccanismi. Di certo, con i soldi del Pnrr non possiamo indire concorsi per medici e infermieri.
Marco Faustini – Bologna

Sul Venerdì del 25 ottobre 2024

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