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Natalia Aspesi: i morti sul lavoro sono fantasmi

Illustrazione di Mojmir JeŽek 

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Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Gentile signora Aspesi, sono stato direttore di laboratorio, ora in pensione, ho 78 anni: continuo a vedere raccomandazioni, vengono citate sui giornali e in tv sempre le stesse persone che si sanno vendere. Un po’ di tempo fa ho visto un film del regista napoletano scomparso Pasquale Squitieri, L’avvocato De Gregorio. Un film sulle morti bianche, delicato, commovente, ambientazione perfetta. Nessuno ne ha parlato, non mi pare che ci siano film su tale tema, che non viene mai trattato. Vengono premiati cani e porci sempre per gli stessi temi, anche con contributo Rai, basta che ci siano spunti omosessuali o più scottanti. Purtroppo Squitieri non ha saputo legarsi a nessuna parrocchia.
Attilio Sofia

Pasquale Squitieri, regista, sino all’8 maggio 1996 senatore di Alleanza Nazionale, poi confluito nel Polo della Libertà, è morto nel febbraio 2017. Ha avuto una lunga relazione con Claud…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Gentile signora Aspesi, sono stato direttore di laboratorio, ora in pensione, ho 78 anni: continuo a vedere raccomandazioni, vengono citate sui giornali e in tv sempre le stesse persone che si sanno vendere. Un po’ di tempo fa ho visto un film del regista napoletano scomparso Pasquale Squitieri, L’avvocato De Gregorio. Un film sulle morti bianche, delicato, commovente, ambientazione perfetta. Nessuno ne ha parlato, non mi pare che ci siano film su tale tema, che non viene mai trattato. Vengono premiati cani e porci sempre per gli stessi temi, anche con contributo Rai, basta che ci siano spunti omosessuali o più scottanti. Purtroppo Squitieri non ha saputo legarsi a nessuna parrocchia.
Attilio Sofia

Pasquale Squitieri, regista, sino all’8 maggio 1996 senatore di Alleanza Nazionale, poi confluito nel Polo della Libertà, è morto nel febbraio 2017. Ha avuto una lunga relazione con Claudia Cardinale, da cui ha avuto la figlia Claudine. Poi si è sposato con l’attrice Ottavia Fusco. Il film L’avvocato De Gregorio, dove si parla di morti sul lavoro, è del 2003, anche chi ci ha lavorato probabilmente se ne è dimenticato: un film che non era un granché neppure quando uscì 21 anni fa, perché dovremmo ricordarcelo adesso? È vero, il film fu dichiarato di “Interesse culturale nazionale” dal ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo italiano, ma poi non se ne parlò più. È un film in cui l’avvocato, interpretato da Giorgio Albertazzi, anche lui defunto, viene radiato dal tribunale ma poi trova un morto per lavoro con moglie povera costretta a prostituirsi perché il marito era stato dichiarato biecamente ucciso in un incidente. Di film con morti sul lavoro poi ce ne sono stati altri, ma mai abbastanza, perché solo quest’anno, nella vita reale, i morti sono quasi un migliaio. Oggi abbiamo una ministra del Lavoro che certo avrà molto da fare, ma non si è mai vista a un funerale di queste vere, inascoltate, anonime vittime. Non è questione di parrocchie, è sempre come se i morti sul lavoro fossero fantasmi senza nome, come se morire sul lavoro non lasciasse traccia.

Dimissioni! Dimissioni! Ma il governo tira dritto

L’opposizione ha chiesto più volte le dimissioni di alcuni esponenti del Governo e delle istituzioni (Santanchè, La Russa, Lollobrigida, Giorgetti, Sangiuliano...). Non si farebbe prima a chiedere le dimissioni dell’intero Esecutivo e le elezioni anticipate? E il Governo tira dritto! La richiesta di dimissioni e il mancato accoglimento denota sovente la debolezza e lo scarso peso politico di chi le dimissioni le chiede, così come gli scioperi sindacali hanno ottenuto un solo risultato. Il Governo tira dritto!
Gioachino Caruso

Non ho capito se lei approva o no questa decisione. Sì, forse «il mancato accoglimento denota sovente la debolezza e lo scarso valore politico di chi le dimissioni le chiede». Forse davvero sì, è la sinistra a sbagliare segno, a non sapere più che fare. Ma certo non si può diventare di colpo ministro e non saperne niente, non averne la capacità, avere solo una idea in testa, cioè cancellare tutto ciò che migliorava le nostre vite. A quante sciocchezze abbiamo dovuto assistere! Allora chiedo a lei: il governo tira diritto, oppure non lo smuove nessuno?

Quando eravamo felici e innocenti

Cara Aspesi, ho trovato in Anni fuggenti, libro del 2003 di Silvio Danese, alcune sue intuizioni molto felici, come quella sulla Mangano che lavorava anche per accontentare il marito Dino de Laurentiis (che ci guadagnava, eccome, sulla moglie), mentre la Loren decideva lei quali film fare o non fare. Un’altra intuizione è quando dice che il cinema italiano “è dominato dal moralismo”, che io, personalmente, ritengo un’ottima tesi per capire film come I Vitelloni o Il sorpasso. Il moralismo cinematografico che nasce alla fine degli anni Cinquanta e prosegue per tutti i Sessanta con la commedia all’italiana va appunto controcorrente alla società così contenta e ignorante ovvero inconsapevole di come saremmo diventati oggi. E il fatto che siamo ancora così legati a quei felici e immorali anni Sessanta ci dice solo una cosa: che Fellini, Flaiano, Risi o Scola sono stati dei veri maître à penser, dei sociologi sopraffini nonché previdenti moralisti.
L.L.

Gentile signore, io appartengo certamente agli anni Sessanta, perché, malgrado l’esistenza horror del web, io non mi indigno mai, al massimo mi faccio alcune domande che mi fanno pensare come mai siamo diventati così cattivi moralisti (però armatidi coltello), e deve essere anche per quello che ha vinto la Meloni, e continuerà a vincere. Il libro più banale, che ho fatto molta fatica a leggere, è stato Il mondo al contrario, del generale Vannacci, che tanto è piaciuto per la sua vecchia immoralità, mettendo insieme tutto ciò che piace a chi ha paura di vivere, maschi compresi. Quanto a Danese e al suo libro, è vero che in quel periodo e sino oltre i Sessanta, una forma di felice incomprensione faceva andare a vedere, e a trovarli belli, film come L’anno scorso a Marienbad, di Alain Resnais, del ‘61. La gente ci andava perché nella sua innocenza alla fine li capiva. Poi è vero, almeno Scola e Fellini oltre agli altri, ci regalavano la loro intelligente moralità, che purtroppo è quasi del tutto scomparsa.

L’utero è delle donne, non della destra rabbiosa

Cara Signora, ho appena sentito che la maternità surrogata, o gestazione per altri, è diventata addirittura un reato universale, con la Lega che chiedeva addirittura un milione da parte dei “mascalzoni” che ne approfittavano. Io di bambini ne ho già tre, ma chi non può averne? Sarà l’ennesimo intervento dei massimi odiatori delle donne, quelli di Pro Vita e Famiglia o simili, che mai hanno detto una sola parola per aiutarle?
Judith Pace

Ne ho già parlato in una rubrica ,ma non mi costa nulla ripeterlo:le femministe della fine anni 60 cantavano felici, riempiendo le piazze, “L’utero è mio e lo gestisco io!”. La maternità surrogata non era neanche immaginabile e si cantava lottando per l’aborto. Com’è noiosa questa gente di destra che appena può, compresa Forza Italia, trova il modo di dar fastidio alle donne. Sanno benissimo, quelli che usano queste vendette, che non hanno senso, perché essendo la cosa già proibita in Italia da prima, nessuno sarà così scemo da trovare una sciocchina disposta neanche per una grossa cifra a farsi inseminare. Poi volendo: perché non farsi mettere incinta dal futuro padre e poi lasciargli il peso economico di mantenere il bambino e quindi di dargli il nome? E se poi una signora vende il piccino avuto per caso e non brontola? Ma poi chi decide che l’utero non è di chi ce l’ha, che appartiene al mondo che ne può far quel che vuole come se la signora non avesse voce in capitolo?. E perché una donna, se l’utero è il suo, non può farne quello che desidera? Andiamo più indietro: se una donna aspettava un figlio senza padre, il truce genitore poteva cacciarla di casa: la ragazza madre con figlio bastardo destinato a un triste avvenire! E poi, a voi che fate i finti protettori delle donne, cosa ve ne importa se ci guadagnano dei soldi, mica l’utero è vostro!

Sul Venerdì del 25 ottobre 2024

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