Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Gentile Natalia, l’amore longevo non è un percorso sicuramente facile. Si tratta di una circostanza che accomuna diverse coppie datate che, molto spesso, a parti invertite, vanno purtroppo in crisi. Insomma,con il passare degli anni vivere una sessualità ricca di sentimento, per un periodo prolungato, è qualcosa di complicato. Infatti, non è semplice trovare il giusto equilibrio e si rischia di saltare. Le colpe sono sempre giusto a metà. Uomini egoisti e poco attenti al complicato universo femminile. Il loro unico pensiero è decisamente solo avere rapporti sessuali. Le donne, prese dalle mille incombenze familiari e dai sintomi e/o dall’arrivo della menopausa, decidono di abbassare la serranda, anche perché si sono stancate di essere considerate solo come strumento di piacere. La crisi di coppia così esplode. Il malcontento prende il sopravvento. La coppia scricchiola, perché vien…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Gentile Natalia, l’amore longevo non è un percorso sicuramente facile. Si tratta di una circostanza che accomuna diverse coppie datate che, molto spesso, a parti invertite, vanno purtroppo in crisi. Insomma,con il passare degli anni vivere una sessualità ricca di sentimento, per un periodo prolungato, è qualcosa di complicato. Infatti, non è semplice trovare il giusto equilibrio e si rischia di saltare. Le colpe sono sempre giusto a metà. Uomini egoisti e poco attenti al complicato universo femminile. Il loro unico pensiero è decisamente solo avere rapporti sessuali. Le donne, prese dalle mille incombenze familiari e dai sintomi e/o dall’arrivo della menopausa, decidono di abbassare la serranda, anche perché si sono stancate di essere considerate solo come strumento di piacere. La crisi di coppia così esplode. Il malcontento prende il sopravvento. La coppia scricchiola, perché viene a mancare il magico collante dell’intimità affettiva e la benzina della sessualità. Tacere e far finta che la problematica non esiste forse è sbagliato. Il disagio cresce così a dismisura. Cosa si fa? Lei cosa ne pensa? Come riportare la sessualità nella stanza dei giochi con la consapevolezza che l’età avanza?
Nicola Campoli
E quando la stanza dei giochi è diventata gelida, che fare? Io non credo che chiunque si sposi pensi di poter fare l’amore contentissimo sino alla fine dei suoi giorni. Né credo che una persona onesta immagini che, dopo, mettiamo, cinquant’anni di matrimonio, la sera sia ancora fremente all’idea dell’amore. Il matrimonio è molto di più, è costruire insieme una cellula che porti avanti il mondo e possibilmente i figli perché la vita continui. Non so dirle sino a quando, giusto per farle pensare che nei millenni anche la terra, immagino, potrebbe venire a noia. Io credo per esempio che le coppie che si sposano dopo aver vissuto insieme per anni sappiano cosa fanno, non affrontano nulla di ignoto: magari hanno anche già raggiunto una placida esistenza e l’amore lo fanno “tanto per gradire”.
Mi dica un po’, lei è una filo-Putin?
Gentile signora Aspesi, con tutta la stima, penso che a volte lei scriva senza rifletterci troppo. Mi riferisco alla sua risposta del 18 ottobre, dove parla della sua colf ucraina, affranta per il figlio richiamato in patria per la guerra in corso. Capisco il dolore di una madre. Ma lei si scaglia contro la “stupidità di un uomo solo che sacrifica crudelmente gli uomini che non capiscono, non sanno, non vorrebbero armarsi e uccidere i loro vicini russi”. E nemmeno ne cita il nome, cioè Zelensky. A che titolo parla? Sembrano proprio affermazioni di una filo-Putin. Oppure forse le risulta che quest’ultimo, l’aggressore, abbia proposto in segreto un qualsiasi piano di pace che non sia l’annientamento dell’Ucraina? Ci rifletta almeno un po’. Grazie.
Giovanni Frigerio
Gentile Giovanni, la sua osservazione credevo di non averla capita. Poi proprio adesso rileggendola mi è venuto un colpo, anzi due. È uno scherzo? Lei crede davvero che parlassi di Zelensky? Perché mi sembrava ovvio che mi riferissi a una persona orribile come Putin. La sua visione è davvero distorta e lei facendomi dire, con pura malizia, una frase scema, mi ha reso filo-Putin! Quanto al piano di pace, non so che dire, non so se ridere o semplicemente no.
Sappiamo troppo poco dei film fascisti
Cara Aspesi, in un’intervista della scorsa estate lei dice di aver visto, da piccola, tanti film di regime, di cui ricorda anche i nomi. La faccenda del cinema fascista m’incuriosisce da qualche tempo. Mi domando sul come e perché Mussolini avesse investito così tanti denari e talenti durante tutti gli anni Trenta, convinto che il cinema fosse “l’arma più potente”. I film in questione furono più di cinquecento, ma non ne so nulla e quindi dovrò comprare qualche libro. Resta il fatto che, nel 1943, un giovane aristocratico e comunista, Luchino Visconti, girò un film, Ossessione, con pochi soldi, ma bravissimi attori, e fu subito miracolo neorealista, nonché campione d’incassi, se non sbaglio. Sul cinema fascista hanno scritto e detto in pochissimi, mentre sappiamo tutto o quasi tutto sul cinema neorealista. Sarebbe ora che qualcuno ci dicesse di più su questa pagina “chiara” del fascismo. Grazie.
L. Lamberti
Nella mia ignoranza, posso dirle che libri sul cinema ce ne sono molti anche perché, e in questo senso aveva ragione Mussolini, il cinema era “l’arma più potente” della propaganda fascista.C’era anche il fatto che i film d’epoca in bianco e nero erano diretti da bravi registi come Blasetti, con le varie La corona di ferro del 1941 e sempre dello stesso regista Contessa di Parma del 1937, con la deliziosa presa in giro tra le modelle dell’obbligo fascista di parlare italiano. E poi nel 1950, senza badare a chi era fascista o no, Blasetti lo ritroviamo con il suo bel film Prima comunione. Se poi è interessato anche alla Mostra del Cinema di Venezia, c’è il gran bel libro di Gian Piero Brunetta uscito nel 2022 da Marsilio.
Il Papa ringrazi noi medici non obiettori
Gentile signora Aspesi, sono una ginecologa e le scrivo pregandola, qualora avesse un canale preferenziale, di rassicurare il Papa sul fatto che non siamo sicari ma che la fiducia che ci hanno dato gli italiani approvando la legge 194/78, è stata ben posta.
• Dal 1984 data di “andata a regime” della legge, il ricorso all’interruzione di gravidanza in Italia è precipitato(-72,9%)
• Siamo il Paese d’Europa con il minor numero di aborti volontari “ripetuti”.
• Anche le donne straniere che arrivano in Italia con alle spalle aborti ripetuti nei Paesi di origine, una volta incontrato il nostroSistema Sanitario si allineano sui nostri numeri.
• Con la Svizzera siamo il Paese d’Europa con il più basso numero di aborti su minori.
• L’unico dato che resta stabile è quello del ricorso all’aborto in donne che non hanno la licenza elementare. In letteratura (dati confermati da Oms) è documentato che la mortalità materna (definita come mortalità delle donne associata a gravidanza) è dovuta in 1/4 dei casi a pratiche di aborto insicuro ed è ovviamente molto alta nei Paesi in cui l’aborto non è permesso, o in cui non funzionano Sistemi Sanitari pubblici gratuiti. (...mettere la testa sotto la sabbia serve solo ad incrementare le morti materne...). Durante la dittatura, in Romania, Ceausecu proibì l’aborto in un Paese in cui era legale da anni, e la mortalità materna crebbe a livello dei Paesi africani, con un minimo incremento delle nascite.
• L’Italia, grazie anche ai Consultori Famigliari, è uno dei Paesi al mondo in cui la regolamentazione attraverso il SSN ha avuto i migliori risultati. Siamo stati efficaci quasi quanto la vaccinazione antipolio!!!
Può dire al Papa, per parlare con parole cristiane, che noi non obiettori abbiamo preso sulle spalle la pecorella smarrita, non l’abbiamo lasciata al suo destino, e l’abbiamo aiutata, con buoni risultati? La Chiesa cattolica dovrebbe esserci riconoscente: noi, non gli obiettori, abbiamo combattuto l’aborto e con esso la mortalità materna. La Chiesa Valdese lo ha riconosciuto.
Federica Scrimin,medico ostetrico ginecologico
Gentilissima dottoressa Federica Scrimin, mi spiace di avere dovuto tagliare la lettera, ma così come è mi pare che si capisca.Io ho solo un appunto da farle, anche se forse lei è cattolica. Non si può aspettare che il Papa, né lui, né credo nessun altro, possa mai accettare ciò che voi fate, da magnifici non obiettori. Non calcolatelo ma, pazienza, voi agite sapendo di essere nel giusto.
Sul Venerdì del 1° novembre 2024