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In Giappone c’è un ufficio postale per le emozioni: lo abbiamo visitato

Lettere, turisti, curiosi nell’“Ufficio postale alla deriva” ad Awashima. E' diretto da Nakata Katsuhisa, 91 anni, ex postino (Laura Imai Messina) 

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Si trova su un isolotto. Riceve lettere destinate a chi non c’è più, agli amori mai nati, ai dentini da latte perduti. Lo tiene aperto, dopo averci lavorato una vita, l’anziano Nakata-san. Una scrittrice racconta la sua storia in un libro e qui
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Awashima (Giappone). In un luogo così non si può arrivare che per errore, ho pensato sbarcando ad Awashima un mattino di tre anni fa, ed è questo probabilmente che lo rende capace di accogliere anche i naufragi, l’arenarsi di cose e persone: accetta l’abbaglio, l’imprecisione. Questa piccola isola del Mare interno di Seto ha la forma di un’elica, migliaia di granchi e pesciolini d’argento, una montagna che sale ripida, lucciole di mare che accendono di lapislazzuli blu le acque di notte. E un ufficio postale che accoglie la corrispondenza destinata a chi un indirizzo non lo possiede. Si chiama hyoryu yubinkyoku, l’Ufficio postale alla deriva. Da luogo casuale di approdo, si è trasformato per me in un regolare ritorno, perché nell’azione di leggere lettere scritte ai propri dentini da latte, al primo amore a cui non si è riusciti a confessare niente, ai genitori che ormai sono dall’altra parte, all’inventore del fon, al figlio perso prematuramente, c’è qualcosa che mi mette a posto l’i…

Awashima (Giappone). In un luogo così non si può arrivare che per errore, ho pensato sbarcando ad Awashima un mattino di tre anni fa, ed è questo probabilmente che lo rende capace di accogliere anche i naufragi, l’arenarsi di cose e persone: accetta l’abbaglio, l’imprecisione. Questa piccola isola del Mare interno di Seto ha la forma di un’elica, migliaia di granchi e pesciolini d’argento, una montagna che sale ripida, lucciole di mare che accendono di lapislazzuli blu le acque di notte. E un ufficio postale che accoglie la corrispondenza destinata a chi un indirizzo non lo possiede. Si chiama hyoryu yubinkyoku, l’Ufficio postale alla deriva. Da luogo casuale di approdo, si è trasformato per me in un regolare ritorno, perché nell’azione di leggere lettere scritte ai propri dentini da latte, al primo amore a cui non si è riusciti a confessare niente, ai genitori che ormai sono dall’altra parte, all’inventore del fon, al figlio perso prematuramente, c’è qualcosa che mi mette a posto l’imbastitura del cuore. Ora sono tornata qui per parlare con Nakata Katsuhisa, l’ormai novantunenne direttore che, con le sue forze e finanze, ha tenuto in vita un luogo che, in origine, era destinato a chiudere dopo un mese. Di lui colpisce il sorriso che non si assenta un momento dal volto, la divisa perfettamente stirata, il berretto con un simbolo ricamato sopra, l’età che tiene a bada con gioiosa risolutezza.

Nakata Katsuhisa, 91 anni, nella sua divisa di direttore dell'"Ufficio postale alla deriva" di Awashima. Foto di Laura Imai Messina 

Alle origini

All’Ufficio postale alla deriva Laura Imai Messina ha dedicato il libro Tutti gli indirizzi perduti, appena uscito in libreria per Einaudi (240 pagine, 19 euro)

Il signor Nakata si accomoda su un divanetto chiedendomi di sedergli accanto. Insieme ripercorriamo l’origine dell’Ufficio postale alla deriva. Nasce come installazione all’interno della Triennale di Setouchi del 2013, una manifestazione sorta allo scopo di rivitalizzare attraverso l’arte le isole sempre più spopolate. Ogni artista che vi partecipa viene chiamato a creare un progetto a partire da un luogo sfitto, messo a disposizione dalla municipalità locale. Fu allora che il signor Nakata, o Nakata-san, come si dice qui, offrì il vecchio edificio delle poste: «Io lo avevo rilevato per ragioni sentimentali, volevo salvarlo dalla distruzione, avevo lavorato qui dentro per più di quaranta anni» mi racconta. Arrivò a visionarlo una giovane studentessa dell’Università delle Arti di Tokyo, Saya Kubota. Pensò di creare un ufficio che, proprio come i detriti che galleggiavano e si riversavano sulla spiaggia di Awashima, avrebbe raccolto le lettere senza destinatario trascinate dalla corrente a riva. La posizione geografica e la forma dell’isola, del resto, l’avevano storicamente resa punto d’attracco di navi, marinai, meta d’ogni sorta di approdi e naufragi. «Fu così che inaugurammo l’installazione» spiega Nakata-san «e che io ritornai a indossare la divisa di un tempo. La cosa ebbe un grande successo, in un mese arrivarono più di quattrocento lettere e i visitatori furono più di 30 mila. Capii allora quanto le persone abbiano bisogno di essere ascoltate. Questo ufficio postale era una forma d’arte che prendeva in consegna i pensieri rivolti a “quella persona, quel luogo, quell’accadimento”».

Bisogna saper ascoltare

Penso a quanto sia prezioso un posto così umano, e intanto Nakata-san mi spiega che, come da regolamento, dopo la fine della Triennale l’opera d’arte andasse smantellata. Cosa che gli risultò impossibile accettare. «Sentivo che se l’Ufficio postale fosse rimasto attivo per un periodo di tempo più lungo, avrebbe potuto davvero fare la differenza per molti: era importante continuare». Si offrì allora di occuparsi in prima persona della corrispondenza e dei visitatori. Insistette. La copertura mediatica si fece allora straordinaria: ogni giorno Nakata-san riceveva richieste di interviste da tv, giornali, radio, riviste, dal Giappone, dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti. «È stato faticosissimo soprattutto alla mia età, ma era importante». In questi undici anni di attività, all’Ufficio postale alla deriva sono arrivate più di 60mila lettere il cui contenuto varia moltissimo. Si va da storie di vita quotidiana a cartoline indirizzate a un amore perduto. Si scrive dei desideri e si parla al sé futuro. I destinatari più frequenti, però, sono i defunti. Li si informa del matrimonio dei figli e dei nipoti, si chiede loro protezione dal cielo. Il padrone di casa ora indugia, sembra commosso: «C’è una nonna che ha perso il nipote in mare e che gli scrive ogni mese: Yuta, per favore, torna a casa presto, tua mamma è inconsolabile, Yuta torna! C’è una donna che scrive all’amato perso in guerra: è passato così tanto tempo, eppure ancora soffre e lo aspetta». La guerra…Il vecchio direttore era bambino durante la guerra. Mi racconta del giorno della resa del Giappone: «Ero in quinta elementare. C’era fame, carestia, l’isola era una base della marina militare e venivamo presi spesso di mira. Ho ricordi nettissimi di fughe pazze per salvarci dalle bombe. Eppure, sa, quella sull’isola è stata anche un’infanzia spensierata, ero il più monello del gruppo, ci divertivamo un mondo». Gli domando perché mai sia diventato postino e scopro che Nakata-san voleva soltanto rimanere a vivere sull’isola e che trovare lavoro qui era l’unica maniera. «Ma non me ne sono mai pentito… ho diretto l’ufficio postale di Awashima per 45 anni, ho amato moltissimo questo mestiere. Mi ha dato la possibilità di incontrare tante persone, di ascoltare le loro storie. Salivo ogni giorno sulle navi e scendevo per raccogliere e recapitare la posta nelle isole vicine. E ogni volta mi fermavo a chiacchierare».

Inconfessabili segreti

Ci alziamo un momento per sgranchirci le gambe e ci troviamo tra le migliaia di lettere recapitate. Nakata-san le ha lette tutte. «Sono tempi, questi, in cui molti anziani vengono assistiti in casa. E spesso arrivano qui lettere angosciate dai famigliari: “Sono stanco”, “Sto attraversando un periodo così difficile assistendo mio padre”. Eppure, in mezzo a tutta questa tristezza, ho ricevuto anche una lettera incoraggiante che diceva : “A te che ti sei ammalata di Alzheimer, chissà se un giorno ti dimenticherai anche di me. Siamo sposati da 37 anni e voglio custodire a tutti i costi la felicità di essere al tuo fianco. Continuerò a sorridere comunque”». Poi si scurisce in volto: «Arrivano anche molte lettere da ragazzini vittime di bullismo. Capita che alcuni siano stati vessati pesantemente, ma i genitori e gli insegnanti, anziché sostenerli, li accusano di non reagire al meglio sicché loro non possono che rassegnarsi alla situazione». Mi porge una lettera, poi un’altra. Sulla prima c’è scritto: “Voglio lodare me stesso, dirmi bravo, per essere riuscito a sopportare le violenze di allora”. Sulla seconda: “Per me è stato così doloroso subire la crudeltà di mia suocera. Ma adesso quella donna cattiva è anziana, non più autosufficiente, e sono io a doverla assistere. È un lavoro ingiusto, enorme”. Sono emozioni che non si possono esprimere ad alta voce, perché sconvenienti, e nell’era dei cellulari trovo commovente che ci siano tante persone che prendono carta e penna e scrivono a mano a qualcuno che non possono raggiungere diversamente.

Uno scorcio dell'isola di Awashima. Foto di Laura Imai Messina 

L’Ufficio postale alla deriva è diventato davvero un luogo in cui potersi aprire, per sentirsi ascoltati e alleggerirsi il cuore. un luogo da proteggere Nonostante i suoi 91 anni, Nakata-san continuerà a curarlo finché sarà in vita. Nella speranza che resti aperto anche dopo la sua morte, ha fatto sì che l’artista Saya Kubota ereditasse il terreno e l’edificio. «È un luogo talmente amato, va protetto». Chiacchieriamo a lungo mentre intorno a noi, come fossimo al centro di una giostra, uomini e donne di età diverse sfilano lettere e cartoline dagli scaffali, si seggono sugli sgabelli, asciugano le proprie lacrime, scrivono e imbucano nuove lettere, spedendo così tutti i punti di vista del mondo. Perché credo che il significato universale di questo minuscolo ufficio postale sia proprio questo, tuffarsi d’un tratto nella vita degli altri, nel trasformarsi d’un tratto in figli, madri, padri, bambini piccoli, anziani, nonni, amici, compagni di scuola, animali domestici, oggetti cari, se stessi passati o futuri. Nel dare uguale credito al punto di vista di chi scrive e di quel qualcuno a cui sono indirizzate le parole, nel sentire immensamente pur non avendo nulla a che fare con le vicende. Mai come all’Ufficio postale alla deriva ho sentito l’umanità tanto vicina, nella sua pluralità minuta di punti di vista, tutti parziali, tutti fondamentali. Mai ho voluto così tanto bene a degli sconosciuti.

Sul Venerdì del 1 novembre 2024

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