Ha ri-vinto Donald Trump! Fantacronaca delle elezioni Usa
di Gabriele RomagnoliNEW YORK – Housing Works è una catena dell’usato, dai vestiti ai libri, con diversi negozi a New York. Gli incassi vanno alla lotta contro l’Aids, che non è finita. Questa di Soho è la più grande delle librerie. È un covo di studenti, tutti democratici. Nel 2016, poco dopo la mezzanotte, un turista tedesco venuto a seguire l’esito del voto sul maxi schermo mi si avvicinò e chiese: « A che ora ci sarà la proclamazione?». Risposi e poi aggiunsi: «Perché lo domanda proprio a me?». « Perché è l’unico preoccupato». L’indicatore che prevedeva l’esito sul sito del New York Times era partito con l’ago verso Hillary Clinton e la probabilità al 72 per cento, poi aveva cominciato a spostarsi e si era appiattito sull’incredibile alternativa: Donald Trump. Quando era diventata realtà i ragazzi si erano alzati, avevano scosso la testa e le spalle, come per scrollarsi la neve, e: «Beh, dove andiamo a bere qualcosa a quest’ora?». Stavolta l’indicatore si è spostato verso l’una e all’annuncio ufficial…
NEW YORK – Housing Works è una catena dell’usato, dai vestiti ai libri, con diversi negozi a New York. Gli incassi vanno alla lotta contro l’Aids, che non è finita. Questa di Soho è la più grande delle librerie. È un covo di studenti, tutti democratici. Nel 2016, poco dopo la mezzanotte, un turista tedesco venuto a seguire l’esito del voto sul maxi schermo mi si avvicinò e chiese: « A che ora ci sarà la proclamazione?». Risposi e poi aggiunsi: «Perché lo domanda proprio a me?». « Perché è l’unico preoccupato». L’indicatore che prevedeva l’esito sul sito del New York Times era partito con l’ago verso Hillary Clinton e la probabilità al 72 per cento, poi aveva cominciato a spostarsi e si era appiattito sull’incredibile alternativa: Donald Trump. Quando era diventata realtà i ragazzi si erano alzati, avevano scosso la testa e le spalle, come per scrollarsi la neve, e: «Beh, dove andiamo a bere qualcosa a quest’ora?». Stavolta l’indicatore si è spostato verso l’una e all’annuncio ufficiale nessuno si è mosso, pietrificati, qualcuno ha pianto. La farsa, quando torna, assume le vesti di una tragedia.
La Cnn ha rivelato che Kamala Harris ha telefonato a Trump per riconoscerne la vittoria, ma lui non ha risposto. Avevano una troupe fuori dal resort di Mar a Lago, in Florida, dove si diceva fosse il futuro, già passato, presidente, ma lui non è apparso. Un’altra sta sulla Quinta strada, davanti alle vetrine di Tiffany, sotto la Trump Tower, in caso abbia depistato tutti, ma invano. Gli analisti politici hanno commentato per ore la straordinaria affluenza al voto, deducendone auspici positivi per Harris: «Evidentemente hanno scelto di scongiurare l’ipotesi Trump», «I latinos sono accorsi per evitare i provvedimenti di deportazione di parenti, amici, connazionali», «È l’onda nera, rosa, che porterà la prima donna, afro-americana, alla Casa Bianca».
Trump, again
Per il Venerdì nell’ultimo anno avevo intervistato tre scrittori americani e tra l’altro avevo chiesto loro come avrebbero preso una rielezione di Trump. Don Winslow, che ha dedicato l’ultima parte della sua esistenza a combatterlo, era stato il più duro: « Instaurerà una dittatura». Cerco la sua pagina Twitter e trovo un teschio come quello delle bandiere dei pirati, postato proprio nel momento in cui la vittoria del suo nemico è stata certa. John Grisham era stato ottimista: « Nel 2016 si sarebbe votato chiunque pur di non rieleggerlo. Succederà ancora». Da lui nessuna reazione, silenzio attonito. Richard Ford era pessimista, ma con l’altra metà del bicchiere pieno: «Vincerà, ma non potrà cambiare la Costituzione, sarà soltanto un pessimo presidente che ci farà buttare quattro anni». Gli telefono: Ancora convinto che andrà tutto bene?. «Bene no, ma andrà: stai tranquillo». Trump è sparito. «E questa, vedi, è già una buona notizia».
Esco dalla libreria, mi incammino verso la Trump Tower. Sono oltre 60 isolati, avrò tempo per riflettere, le notizie arriveranno. C’è gente in strada, come dopo un terremoto: curiosamente alcuni sono in pigiama con la coperta addosso, sembra siano andati a dormire e li abbiano svegliati di brutto. Alcuni si abbracciano tra di loro. New York ha votato in massa per Harris, è uno degli oltre 40 Stati in cui il sistema elettorale rende inutile la consultazione: è scontato che i grandi elettori saranno tutti democratici, come altrove tutti repubblicani. Si decide nei sei o sette Stati in bilico, stavolta ha pesato uno solo: la Georgia. Erano pari fino a lì, poi la pesca è caduta dalla parte di Trump. Eccolo, o meglio: è arrivato un suo messaggio sulla piattaforma Truth. Non celebra il trionfo, è sibillino (ma non troppo). Dice: «I’m gonna hit the ground running» , toccherò terra correndo. È un’espressione del gergo militare: indica che la missione sarà fulminea, i soldati paracadutati o depositati dall’elicottero non si fermeranno un attimo, ma la cominceranno di corsa. Così Trump, il soldato più anziano e sovrappeso dell’esercito americano di cui sarà di nuovo a capo. Sarà? Qualcosa mi fa pensare che si senta già re-insignito della carica. Dovunque si trovi. Supero Union Square, dove hanno acceso dei falò e stanno già preparando dei cartelli per la manifestazione. Lo slogan è «My country, not my president», questo è il mio Paese, quello non è il mio presidente. Però altrove lo hanno votato e quelli che si radunano qui sono pochi. Va bene: è notte, fa freddo. Ma domani, davvero saranno di più?
Arrivano sul cellulare le notizie dei primi messaggi di congratulazioni al neo-rieletto. Questa la classifica in ordine di rapidità: 1) Orban, che era stato citato durante il dibattito con Harris come un leader di grande spessore capace di apprezzare le idee di Trump (lei aveva detto « in Europa ridono di te») 2) Salvini, o la Bestia che lo abita 3) Giuseppi in arte Conte, ancora convinto che Trump l’avesse davvero apprezzato e non fatto confusione 4) Meloni, che pare avesse preparato un elogio identico in caso di vittoria di Harris 5) Xi Jinping ex aequo con Kim, dall’Asia senza furore. Non pervenuto, Putin. O meglio, si è limitato a postare due fotografie in sequenza. Nella prima lo si vede inquadrato con l’espressione regolare. Sfogliando, la seconda mostra un sorriso sospeso, come quello del gatto del Cheshire in Alice nel Paese delle meraviglie.
Più chiaro di così.
Sono quasi a Times Square, che di solito evito. Ora però accade qualcosa di interessante: sui cartelloni luminosi si interrompono le pubblicità e viene riprodotto quel che passa sugli schermi televisivi di Cnn, Abc, Cbs, Fox e probabilmente di qualunque televisione americana. È la prima immagine di Donald Trump reloaded. È un video di pochi secondi. Lui ha la stessa postura del dopo-attentato in estate. Invece della famosa esortazione «Fight! Fight! Fight» urla: «Win!Win!Win!» , come uno che abbia fatto jackpot al superenalotto. C’è qualcosa di strano e per qualche secondo non lo metto a fuoco, poi affiora l’evidenza: indossa il solito completo blu scuro, ma la camicia non è bianca come sempre, la cravatta non è rossa, gialla o turchese. Entrambe, camicia e cravatta, vanno oltre il blue navy e sfiorano il nero. Blue midnight, direi. Dovrei sentire Giambruno, che distingueva estoril e china, ma sono quasi sicuro. Se l’abito è il messaggio, qualcosa sta già preannunciando.
Accelero per percorrere i 17 isolati che mi separano dalla Trump Tower e dopo i primi cinque un dispaccio della Reuters informa che Trump non si trova lì, ma è già a Washington, in albergo. Fra tutti, ha scelto il Watergate: la Storia non finisce mai, ricomincia. Che cosa ci fa, a un passo dalla Casa Bianca? La notizia successiva è ancora più allarmante: il Piano Aurora ha preso il via. Squadre di polizia armate si sono presentate al domicilio di immigrati e li hanno caricati a forza su cellulari diretti verso il confine. Com’è possibile? Chi ha dato l’ordine e perché hanno obbedito?
La notizia successiva è ancora più incredibile: Joe Biden è stato arrestato. Joe Biden è il presidente in carica, chi può permettersi di ammanettarlo nel cuore della notte, come è accaduto? Le fotografie diramate dalle agenzie vanno al di là dell’immaginazione: il presidente indossa la camicia da notte sotto il cappotto, ha i capelli arruffati, l’espressione stralunata e guarda nel vuoto mentre viene accompagnato a un’auto con il lampeggiante acceso e gli viene fatta abbassare la testa per entrarci. Non ci sono reazioni. Nessun commento ufficiale o sui social da parte di Kamala Harris, Barack Obama, Nancy Pelosi. Niente. Dove sono finiti? Mi sorpassa un’auto in corsa. Espone un lenzuolo che da un lato è stato dipinto a stelle e strisce, dall’altro reca la scritta: «Make my wallet great again». Non rifare grande l’America, gonfia il mio portafogli. Questi sono convinti che la Borsa domani salirà, la guerra in Ucraina finirà (con ampie concessioni alla Russia), mentre quella in Medio Oriente è considerata infinita, ci saranno nuovi posti di lavoro nel nucleare, nell’industria pesante, nei vuoti lasciati dai rimpatriati.
Arrivo alla Trump Tower e lo vedo scendere da un’auto scura, il ri-presidente. È solo. Ma non era a Washington? Un’agenzia sostiene che terrà il discorso della vittoria ad Atlanta, dove il destino si è compiuto. Come Saddam, immagino abbia assunto dei sosia. Quale sarà il vero Trump? Dove si troverà? Cosa sta per fare? Ecco diffuso l’elenco dello staff della sua futura amministrazione. Contrariamente alle rassicurazioni, sono tutti uomini e donne del Project 2025, il programma ultraconservatore che intendeva riscrivere la Costituzione. Soltanto che ora viene chiamato Project 2024. Trump non aspetterà il passaggio di consegne a gennaio, sta già per entrare alla Casa Bianca, alla Trump Tower, sul palco di Atlanta….
Sull’aereo, il mio vicino di poltrona è americano e si sporge incuriosito, avendomi visto battere sui tasti da subito dopo il decollo. Domanda: «Se posso chiedere, cosa sta scrivendo?».Una fantacronaca del ritorno di Trump.«Avevo sbirciato qualcosa, non sia pessimista: le istituzioni reggeranno, saranno solo quattro anni da passare…». Mi torna in mente il finale dei Tre giorni del condor, quando Robert Redford dice all’agente della Cia di aver consegnato le prove del complotto al New York Times e quello gli insinua il dubbio: « E se non le pubblicano?».Guardo l’uomo seduto al mio fianco: E se non andasse così?Apre la bocca, ma non gli esce un suono. Pessimisti o ottimisti, per tutti il futuro è un luogo dove atterrare quando scendiamo dalle nuvole.
Sul Venerdì del 1 novembre 2024