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Il primo serial killer nella Roma dei papi

Una pianta di Roma nel Seicento. Criminologa e studiosa, l'autrice di questo articolo sta riscoprendo "storie nere" negli archivi della Biblioteca Casanatense 

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Nel 1635, due secoli prima di Jack lo Squartatore, sei prostitute vengono uccise nei vicoli della Città Eterna... dagli archivi emerge un giallo d’epoca
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È la Roma dei Papi nell’anno del Signore 1635: un’estate calda, in tutti i sensi. Il territorio del centro della cristianità nel mondo raccoglie circa 110 mila persone: alcune timorate, quasi tutte, altre meno. Di quelle meno timorate si occupa il Governatore Giovanni Battista Spada, colui che in un’unica carica riassume poteri giuridici che spaziano sia in campo civile che in campo penale, in funzione di giudice e capo della Polizia (i cosiddetti birri). L’efficienza del sistema giuridico dello Stato Pontificio non può essere messa in dubbio, il garantismo meno.

Questa volta però il governatore di Roma si trova ad affrontare un problema assai spinoso: c’è un serial killer in città. In meno di un mese ha ucciso già quattro prostitute e il popolo è preoccupato. Sembra un film, ma è quello che le cronache dell’epoca, manoscritti ed editti pubblici, riportano. Secondo un nutrito numero di documenti e un dettagliato racconto dello stesso Spada, emerge un quadro particolare e variegato che…

È la Roma dei Papi nell’anno del Signore 1635: un’estate calda, in tutti i sensi. Il territorio del centro della cristianità nel mondo raccoglie circa 110 mila persone: alcune timorate, quasi tutte, altre meno. Di quelle meno timorate si occupa il Governatore Giovanni Battista Spada, colui che in un’unica carica riassume poteri giuridici che spaziano sia in campo civile che in campo penale, in funzione di giudice e capo della Polizia (i cosiddetti birri). L’efficienza del sistema giuridico dello Stato Pontificio non può essere messa in dubbio, il garantismo meno.

Questa volta però il governatore di Roma si trova ad affrontare un problema assai spinoso: c’è un serial killer in città. In meno di un mese ha ucciso già quattro prostitute e il popolo è preoccupato. Sembra un film, ma è quello che le cronache dell’epoca, manoscritti ed editti pubblici, riportano. Secondo un nutrito numero di documenti e un dettagliato racconto dello stesso Spada, emerge un quadro particolare e variegato che potrebbe riscrivere la storia della scienza delle investigazioni.

Il primo serial killer “accreditato” non sarebbe Jack lo Squartatore, e l’analisi della scena del crimine, vanto novecentesco d’Oltreoceano, sarebbe stata pratica già ampiamente in uso da parte dei gendarmi seicenteschi italiani. Dall’esame della documentazione in possesso, un team di archivisti, ricercatori e storici guidato da Cristiana Aresti, direttrice della Biblioteca Casanatense, è riuscito a far emergere un quadro affascinante e drammatico della Roma dell’epoca, dell’amministrazione della giustizia e dei metodi di investigazione. Il lavoro ha richiesto inoltre il parere di una criminologa specializzata che potesse fare un confronto con le tecniche attuali.

Guerra per bande

Le cronache mostrano una città violenta, in cui si contano giornalmente morti per risse, piccoli sgarbi e assassinii politici ad opera delle bande legate alle potenti famiglie che governano Roma, ombra del passato imperiale, in eterno conflitto con le influenze di quelle nazioni che un tempo si chiamavano “province”: Portogallo, Spagna, Francia. Per gestire il caos in città, nell’anno 1635, c’è appunto Giovanni Battista Spada: personaggio al limite di un racconto noir, si aggira nella Roma papalina tra vincoli pseudogiuridici e poteri forti, personaggi intoccabili e tanta povera gente. Nominato governatore da papa Urbano VIII proprio in quel 1635, Spada è nato a Lione da genitori lucchesi: non appartiene dunque all’aristocrazia romana dei Barberini, dei Colonna o dei Pamphili.

Giovanni Battista Spada, nominato governatore di Roma nel 1635 da Urbano VIII. Immagini per gentile concessione della Biblioteca Casanatense 

È il 28 agosto: in un vicolo di Roma, viene ritrovato il cadavere di una prostituta, Santa da Tagliacozzo. La scena del crimine è raccapricciante: il corpo è «scannato e squartato», annota Spada nelle sue Storie di Roma, avvertendo un’anomalia rispetto ai delitti che è abituato a constatare. Più tardi, l’11 settembre, annoterà il ritrovamento di una «quarta vittima», anche lei prostituta. Nei manoscritti non c’è traccia delle vittime due e tre, dobbiamo quindi supporre che il governatore ne avesse fatto cenno in documenti di cui ancora non siamo in possesso.

La cosa più interessante però è che modalità del crimine e vittimologia siano sempre le stesse: prostitute uccise tramite «scannamento e squartamento». A colpire particolarmente il governatore è quello che oggi chiamiamo overkilling, cioè l’accanimento sui cadaveri al di là dell’omicidio. Come se l’assassino, deturpando i corpi, avesse voluto lasciare un segno, o come si dirà circa trecento anni dopo, “scaricare” la carica omicidiaria.

Modus operandi

Attraverso l’osservazione tecnica, Spada desume che l’assassino abbia colpito altre due volte. Stessa categoria di vittima, stesso modus operandi: in tutto sono sei le prostitute uccise per “scannamento e squartamento”, e la mano è unica. Le indagini si fanno intense anche perché Roma è una pentola che bolle continuamente, preda di chiacchiere e bisbigli, allarmismi e critiche aspre e selvagge a cui i potenti tengono molto per i loro scopi politici. Vengono emanati vari editti, viene istituita una taglia, alla fine iniziano ad arrivare le segnalazioni.

Una proviene da un conoscente di Santa da Tagliacozzo, la prima vittima: dice di aver incontrato a un funerale un tale che portava con sé un oggetto appartenuto alla prostituta uccisa. I birri lo identificano e lo catturano per interrogarlo. Il suo nome è Gerolamo di Giovanni Paolo di Farnese, detto “il Grillo”: è un giovane sulla ventina, descritto come «gentile e di bell’aspetto». È a servizio come garzone e sguattero del potentissimo contestabile Filippo Colonna. Un ulteriore testimonianza lo inchioda: una donna, la Gallinara, vicina della quarta vittima, riconosce la livrea del contestabile addosso a quello che pare essere stato l’ultimo cliente della poverina. L’ha notato sbirciando in casa della prostituta, mentre ella dilettava i suoi clienti.

La predilezione della Gallinara per il voyeurismo non dà scampo al Grillo: secondo gli inquirenti è lui l’assassino delle prostitute. Manca la confessione, ma per quella c’è la tortura della corda, che consiste nel legare le mani dietro la schiena al presunto reo, attaccargli ai polsi appunto una corda e, tramite una carrucola, tirarlo su, finché le scapole e le spalle si dislocano e il respiro si riduce ai minimi. Il Grillo confessa solo il primo omicidio, ma per gli inquirenti può bastare. Dice che ha ucciso Santa per soldi: durante la notte d’amore, che lui aveva “comprato”, la prostituta gli ha mostrato monete d’oro e collane; lui, nel sonno, l’ha ammazzata. Un furto con omicidio. Al processo il Grillo viene condannato a morte secondo la legge del contrappasso: ha squartato e scannato, sarà giustiziato nella medesima maniera.

Giustizia è fatta?

Poco dopo la sentenza, il Grillo viene ucciso a Campo de’ Fiori, storico luogo delle esecuzioni capitali romane. Giustizia è fatta, o almeno così sembra. Qualcosa però non torna. Innanzitutto, la confessione è stata estorta con la tortura, e si sa che sotto tortura chiunque è disposto a confessare qualsiasi cosa, pur di interrompere la sofferenza. Seconda cosa: il Grillo poteva permettersi una notte intera d’amore, aveva forse bisogno degli ori di Santa? E lei, che era una povera prostituta che si vendeva anche in cambio di cibo, come è possibile che possedesse ori e gioielli? Ancora: la Gallinara, la supertestimone, ha visto la livrea del contestabile Colonna, ma non chi la indossava: possibile che il Grillo l’avesse presa in prestito dal suo signore o addirittura rubata?

In realtà non sappiamo come sono andate veramente le cose, né se prima o dopo questa serie si siano verificati omicidi simili: la ricerca in archivio continua. Giovanni Battista Spada continuerà la sua ascesa nella gerarchia politica ed ecclesiale romana fino alla nomina a cardinale nel 1654. Il contestabile Filippo Colonna continuerà la sua carriera fino alla morte senza farsi troppe domande su quella sua livrea e su come fosse finita sulle spalle del suo sguattero. La Gallinara scomparirà dalle pagine della storia come era entrata. Per la morte di sei donne, di cinque delle quali non conosciamo il nome, ha pagato un garzone che ha avuto l’arroganza di indossare le vesti del padrone.

Sul Venerdì del 1° novembre 2024

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