Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara Aspesi, poiché gli inserti regionali dei giornali non rispondono alle email, sono ancora una volta costretto a rivolgermi a lei, così viva e ricettiva. Vorrei far notare che la famosa invettiva di Greta Cool nel film Parthenope di Paolo Sorrentino contro Napoli e i napoletani è solo una blanda scusa per non parlare mai davvero dei mali cronici della città. La vecchia attrice che sparla della sua città, ottimamente interpretata da Luisa Ranieri, sembra rimandare direttamente a Sophia Loren e qualcuno si domanda il perché. La cosa più cattiva che mi viene in mente è che la Loren si sia detta più volte indisponibile verso i film di Sorrentino. Ma la verità è che tutti noi napoletani odiamo e amiamo questa città, il cui vero e unico cantore resta Eduardo De Filippo che in Napoli milionaria ha detto tutto già più di settanta anni fa. Ogni grande artista è anche un “moralizzatore” n…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara Aspesi, poiché gli inserti regionali dei giornali non rispondono alle email, sono ancora una volta costretto a rivolgermi a lei, così viva e ricettiva. Vorrei far notare che la famosa invettiva di Greta Cool nel film Parthenope di Paolo Sorrentino contro Napoli e i napoletani è solo una blanda scusa per non parlare mai davvero dei mali cronici della città. La vecchia attrice che sparla della sua città, ottimamente interpretata da Luisa Ranieri, sembra rimandare direttamente a Sophia Loren e qualcuno si domanda il perché. La cosa più cattiva che mi viene in mente è che la Loren si sia detta più volte indisponibile verso i film di Sorrentino. Ma la verità è che tutti noi napoletani odiamo e amiamo questa città, il cui vero e unico cantore resta Eduardo De Filippo che in Napoli milionaria ha detto tutto già più di settanta anni fa. Ogni grande artista è anche un “moralizzatore” nel senso vero della parola e De Filippo impregna della sua opera comico-drammatica tutte le domande possibili sulla sua città. Come, ad esempio, quando si domanda perché a Napoli ci si può vantare di aver truffato o derubato qualcuno, cercando di scrollare di dosso ai napoletani questa triste nomea di ladri. Dice Eduardo, a proposito delle guerre che fanno diventare furbe le persone col contrabbando e il resto: «Nun s’addeventa mariuolo pe’ via d’ ‘a guerra (...) Mariuolo se nasce. E nun se pò dicere ca ‘o mariuolo è napulitano. O pure romano, milanese, inglese, francese tedesco o americano. ‘O mariuolo è mariuolo sulamente...». Resta il fatto, nonostante Eduardo o Sorrentino, che i luoghi comuni esistono perché qualcosa di vero c’è sempre nel fondo. Per cui, il giorno in cui avverrà che il signor Brambilla, partendosi da Milano arriverà a Napoli per derubare ignari possessori di Rolex, io non crederò più ai luoghi comuni sui napoletani, donde quelle frasi apparentemente offensive di Greta Cool. Grazie
L.L.
La Sophia Loren interpretata da Luisa Ranieri nel film di Sorrentino, che si toglie la parrucca mostrando una testa povera, per noi, antichissimi suoi ammiratori del dopoguerra, resta quella che abbiamo amato e rispettato nella confusione della fine dei miserabili anni di fame, dopo aver perso i cosiddetti “sogni di gloria”. Lei intanto, bellissima e giovanissima, conquistava per sé, contro tutti, un matrimonio vero, regolare malgrado il costume di allora, e diventando francese. Mi scusi se io ci tengo molto a ricordarne l’intelligente e intransigente bravura nel trovare il modo di essere come tutti, una signora sposata che aspettava di avere figli, una vera signora. Se io mi soffermo a parlare di Loren, è perché quel suo gesto accanito per diventare “come le altre” è per me, in quei duri anni in cui eravamo tutti poveri e affamati, un modo esemplare di usare la propria bellezza per essere “come le altre”. Poi mi perdoni, io non sono napoletana, e non so se da Milano verrei giù da voi per rubare i Rolex. Il De Filippo lo dice, mariuoli si nasce, lo sei naturalmente. A meno che…
Forse troppe critiche per Elly Schlein
Buongiorno gentile signora Aspesi, leggo regolarmente la sua rubrica per le lettere e per la qualità delle sue risposte che condivido sempre, ad eccezione della risposta alla lettera di qualche tempo fa di S.V. di Genova dal titolo “Perché Elly Schlein è tanto criticata?". Ho partecipato alla campagna elettorale della Schlein, era il 150° suo comizio, al quale assistevano oltre duemila persone: con serietà e intelligenza ha scaldato l’atmosfera non per i toni da tribuno, che per fortuna non ha, ma per i contenuti, tutti su problemi seri per la sinistra, dalla sanità pubblica alla scuola pubblica al lavoro delle donne al salario minimo, all’Europa ecc. Giusta la domanda del titolo: Perché è tanto criticata? Lei risponde: «Il silenzio della sinistra su temi importanti e vitali l’ha resa estranea alla gran parte delle persone» ma devo dire che sono i temi che ho sentito trattare dal comizio dell’Isolotto dove i presenti di sinistra si spellavano le mani ad applaudire e i commenti frail pubblico erano: «Finalmente la segretaria che ci vuole per risolvere i nostri problemi». Temi che ho sentito trattare in tutti i comizi della Schlein in giro per l’Italia. Non avendo capito le motivazioni che l’hanno spinta a scrivere “Se Elly capisse che essere di sinistra vuol dire anche rispettare le regole (non quelle di destra)”, ci avvicineremmo di più a quella che per noi era, un tempo, la sinistra. Quali sono le regole che non rispetta? La prego di darmi una spiegazione per la stima che ho per lei. La ringrazio e saluto cordialmente.
Pier Giorgio Matulli
Gentilissimo Pier Giorgio, ho appena visto il film su Berlinguer con Elio Germano, molto bravo, e tutta l’opera mi è sembrata meravigliosa: forse solo perché ricordare un uomo, l’ultimo uomo che credeva nella necessità, con Moro, di unire insieme cattolici e sinistra (e neppure Moro, ammazzato, ci riuscì), mentre gli altri aspettavano che la Dc scomparisse, mi ha riempito di nostalgia per quel tempo in cui pareva che la sinistra, forse, ce l’avrebbe fatta. La scena finale, ripresa dal vero, con l’immensa partecipazione, mi ha davvero commosso. Torneranno mai quei tempi, e lo dico adesso, con la voglia frenetica dei fascisti di tornare a essere presi sul serio, nella miseria della loro ignoranza? Tenga conto che io appartengo all’inizio del secolo scorso, e quindi parlando della signora Schlein posso non essere d’accordo con certe sue affermazioni: lei mi è simpatica e cara, ma io vorrei che non desse troppo peso ai risultati in Liguria. Quell’essere il primo partito nella zona non è bastato a vincere. Io vorrei che la Schlein non si accontentasse dei madornali errori della destra, ma trovasse altre ragioni parlando anche di quello che questi destri stanno combinando per il futuro. Non aspettare che facciano, ma trovarli subito, tanto si sa cosa è la loro idea di futuro. Sarà forse che dalla Schlein io pretendo tanto anche perché, diciamo, ho fretta. Per un po’ dico che la Schlein dovrebbe dimenticarsi di Berlinguer, e fare impazzire la Meloni anche se è lei a essere, per ora ma non si sa sino a quando, la più forte.
Chissà se gli slip rubati sono ancora un trofeo
Gentile Natalia, correva l’anno 1987, meglio il caldissimo luglio di quella bellissima e soleggiata stagione. Ero ospite di un amico del liceo in un camping di Palinuro. Dividevamo solo per dormire una tenda canadese a due posti. Mentre la sua famiglia,di anziani ed esperti campeggiatori, stava in roulotte. Avevamo vent’anni e le giornate scivolavano giù veloci tra mare, sport, dormite e lunghe notti di sereno divertimento, che sconfinavano piacevolmente sino alle prime luci dell’alba. Il luogo era incantevole e le spiagge, che si affacciavano su un’acqua cristallina, erano invitanti. Spesso nel corso delle serate a me e all’amico capitavad i dividerci. Al risveglio mi ritrovavo con appeso in tenda e in bella mostra un trofeo. Erano degli slip da donna di vari modelli e colori. L’amico era solito “rubarle”, naturalmente in modo consenziente, quale testimonianza di una notte da brividi durante la quale aveva fatto centro, conquistando una giovane e avvenente amica. Era un modo scanzonato di manifestare la gioia di una notte di successi. Non so se oggi, a distanza di tantissimi anni, il goliardico gesto che segna un tempo passato sia ancora o meno un vezzo tra le nuove generazioni. Altrettanto non so se l’amico continui la collezione. E penso ancora che ogni epoca avrà sempre i suoi magici e intriganti trofei.
N.C.
Non so, forse le mutande da esporre dovrebbero essere quelle maschili, ammesso che si voglia affermare che per donne e uomini quello che conta è il genere e non altro. O che, a fasi, rubare le mutande dei giovani amati è un trofeo da donne e da uomini. Sul serio, oggi quale tipo di mutande si userebbero come conquista? So, mi dicono, sospetto, che ci sono ragazzi che le mutande le hanno eliminate, quindi come dimostrare i propri trofei se non se ne fa più uso? E se poi arrivano slip femminili macchiati di sangue, e non si tratta di mestruazioni? Chiedo scusa,ma oggi sono nervosa, sono stanca, mi vengono in mente le donne uccise quest’anno, oramai diventate notiziole. Mi hanno molto impressionato la ragazza che ha ucciso e sepolto i suoi due neonati e quella che ha soffocato il suo nel bagno. Abortire è diventato quasi impossibile o siamo così degradati da trovare più semplice uccidere un infante che riempirlo dell’amore di una mamma? Siamo tornati all’infanticidio?
Sul Venerdì dell’8 novembre 2024