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Michele Serra: il fascino perduto della vecchia borghesia

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Educazione, rispetto della cultura, onestà: i valori della destra che la la destra non conosce
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Caro Serra, mio padre era di destra. Alla fine degli anni 30, giovane magistrato, gli si impedì di fare carriera in quanto non ancora ammogliato, e credo non fosse ben visto dalle autorità a causa del rifiuto di indossare camicie nere e tutto il corollario di saluti romani. Poi votò sempre per il Partito liberale. Dunque una destra che non ha amato il fascismo, e in silenzio ha appiccicato nel Dna dei figli lo stampo onesto, ligio alle regole, odiatore degli eccessi, mai un passo più lungo della gamba, mai addossare le proprie responsabilità agli altri. Mi pare che un po’ somigliasse a suo padre, se non sbaglio. Noi figli abbiamo poi riciclato il tutto a sinistra e nell’entusiasmo qualcosa è andata in confusione, ma ora non è questo il punto. Il punto è che vorrei che ci spiegassero come mai la destra non fa tesoro di quanto di degno può vantare nei valori del conservatorismo. Perché inneggiare a Dio-padre-famiglia piuttosto che a responsabilità-onestà-rispetto? Che bisogno c’è di man…

Caro Serra, mio padre era di destra. Alla fine degli anni 30, giovane magistrato, gli si impedì di fare carriera in quanto non ancora ammogliato, e credo non fosse ben visto dalle autorità a causa del rifiuto di indossare camicie nere e tutto il corollario di saluti romani. Poi votò sempre per il Partito liberale. Dunque una destra che non ha amato il fascismo, e in silenzio ha appiccicato nel Dna dei figli lo stampo onesto, ligio alle regole, odiatore degli eccessi, mai un passo più lungo della gamba, mai addossare le proprie responsabilità agli altri. Mi pare che un po’ somigliasse a suo padre, se non sbaglio. Noi figli abbiamo poi riciclato il tutto a sinistra e nell’entusiasmo qualcosa è andata in confusione, ma ora non è questo il punto. Il punto è che vorrei che ci spiegassero come mai la destra non fa tesoro di quanto di degno può vantare nei valori del conservatorismo. Perché inneggiare a Dio-padre-famiglia piuttosto che a responsabilità-onestà-rispetto? Che bisogno c’è di mantenere vivo l’orrore del nazifascismo? Quanti voti acquista in quel bacino, e quanti ne perde fra le moltitudini di cittadini onesti?
Anna Perrone Capano

Cara Anna Perrone, azzardo, molto in sintesi, una risposta “di classe”. La scomparsa della destra di cui lei parla (il ritratto di suo padre è molto simile al ritratto del mio) è, pari pari, la scomparsa della borghesia, dei suoi valori politici e ancor più del suo “modo di essere”. Sicuramente l’ho già scritto, ma vale la pena ripetermi: il vecchio Montanelli, in una delle nostre purtroppo rare chiacchierate nel corso dei suoi ultimi anni, mi disse che «la borghesia è solo un mito, un’idealizzazione, proprio come per voi comunisti il proletariato». Esagerava su entrambi i fronti. Borghesia e classe operaia hanno avuto i loro momenti di gloria politica, una sostanziosa presenza sociale, un pacchetto di valori molto riconoscibili. Sono vissute in opposizione l’una all’altra, ma alcune “categorie” – l’educazione, il rispetto della cultura, l’onestà – erano condivise. La società di massa è tutt’altra cosa. Ha travolto le categorie novecentesche (comprese le categorie etiche) ed è un gigantesco magma di umori, bisogni, pretese, sofferenze, molto mutevoli, sempre meno traducibili nei termini classici della politica. Pensi soltanto all’incredibile metamorfosi della destra americana: che rapporto c’è tra Trump, i suoi elmi cornuti, la sua smisurata volgarità umana, e i vecchi repubblicani americani che erano così simili, a differente longitudine, ai nostri padri di destra? E che rapporto c’è tra le plebi infuriate e disorientate che alimentano il populismo e qualunque configurazione tradizionale del concetto di “popolo”? Le masse non sono più popolo, le classi dirigenti non sono più borghesia. Non credo sia utile, né possibile, rimpiangere ciò che non è più. Si tratta di ricostruire un tessuto di comportamenti e valori civili che mettano fine alla modalità sbracata e arrogante alla quale non è possibile abituarsi. In questo, non dobbiamo sorprenderci, men che meno spaventarci, se ci rendiamo conto che alcuni tratti “borghesi” dei nostri padri di destra – uno tra tutti, il rispetto delle regole – li ritroviamo nei nostri pensieri di sinistra. Esserci imborghesiti, in questo senso, non solo non è stato un passo indietro, è stata un’acquisizione. Sono debitore a mio padre dei suoi modi e della sua rettitudine, tanto quanto agli operai che, nelle sezioni del Pci, mi hanno fatto capire come funzionavano il mondo e la società un poco più in là del mio naso.

Basta un semplice “più” contro tutti i pregiudizi

Gentile Serra, avrei una proposta lessicale, con risvolti anche politici. A parer mio, farebbe molto comodo un po’ a tutti, in primis alla cosiddetta sinistra e forse a qualche cronista, giornalista, se si cambiasse l’espressione “comunità LGBTIQ+” con “comunità +”, letta proprio “comunità plus”, possibilmente alla latina, mantenendo quindi la “u”. Credo se ne gioverebbero soprattutto i difensori di quelle tematiche e di quelle istanze, dal momento che col solo “plus” si includerebbero tutti, ma proprio tutti, senza dover stare di volta in volta ad aggiornare la sigla, con il solo utilizzo di un segno matematico che è evidentemente positivo, corto, inclusivo. Per non parlare del vantaggio di poter evitare gli scherni di chi invece reputa quelle lotte non strettamente necessarie, o addirittura inutili.

Francesco D’Alba (Taranto)

Non sta a me parlare per conto di quel mondo e di quelle istanze, ma la sua proposta ha un fascino indubbio. Penso che la categorizzazione eccessiva degli aspetti di genere e delle attitudini amorose abbia qualcosa di pedante che non giova alla causa, nevralgica, dei diritti personali e delle libertà condivise. Così come mi indispettisce la definizione che mi toccherebbe, che è “cisgender”, trovo “stretta” quasi ogni altra definizione. “E si farà l’amore ognuno come gli va”, nella sua semplicità, rimane uno dei versi migliori di Lucio Dalla, che sopportava poco e male le definizioni. Va bene che gli artisti possono prendersi molte libertà in più, rispetto alla politica. Ma quel verso insegna molto a tutti, qualunque sia la lettera dell’alfabeto che li include e qualunque il pregiudizio che li esclude.

L’autonomia differenziata alla prova dei vaccini

Gentile Serra, incredibile la vicenda esposta dal lettore Giorgio Campo a proposito della sua difficoltà di vaccinarsi contro il Covid in Campania. Siamo stati vaccinati (antinfluenzale e anti Covid) nello studio del medico di base, mio fratello, sessantanovenne diabetico, il 14 ottobre, io, settantaduenne in buona salute, il 30. Il vaccino era disponibile dal 7 di ottobre. Parlo della Regione Emilia-Romagna. Ogni commento a proposito di autonomia differenziata mi sembra superfluo, altrettanto superfluo ribadire la disinformazione di governo lamentata dal dottor Luigi Mogavero.
Lettera firmata

Altri tre lettori, tutti emiliano-romagnoli, mi hanno scritto per manifestare il loro sconcerto: per loro vaccinarsi è stato veloce e facile. La disparità di condizione sanitaria tra le varie regioni italiane rimane uno dei problemi più gravi (posso dire: uno degli scandali?) di questo Paese. L’autonomia differenziata non solo non porrà rimedio alla situazione, ma è quasi scontato che la aggravi.

Comprate, comprate. Qualcosa non resterà

Gentile Serra, vista la crisi delle industrie automobilistiche in Italia e anche in Germania, mi chiedo: ma possiamo andare avanti cambiando macchina ogni anno o il divano ogni giorno, vista la pubblicità di una nota marca in tv? Certo senza produzione non c’è occupazione e ci sono i licenziamenti o la cassa integrazione. Ma il ciclo continuo di produzione e di consumo che il capitalismo ci impone, non porterà – con i conseguenti inquinamenti di aria, acqua e terra – all’estinzione del genere umano?
Eugenio Tipaldi

Caro Tipaldi, poiché la risposta sarebbe lunghissima, e confusa, mi limito a dirle questo: siamo nel classico circolo vizioso. A interromperlo possono essere solo due fattori: la catastrofe, e poi si riparte, o l’intelligenza umana. Veda lei su quale dei due fattori conviene fare affidamento.

Sul Venerdì dell’8 novembre 2024

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