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Vacanze romane: viaggio nella capitale che si prepara al Giubileo

Il cantiere per il sottovia di piazza Pia, vicino a Castel Sant’Angelo. Tra la folla, con la bicicletta, la nostra Claudia Arletti (Luigi Narici/Agf) 
Su una città già al collasso stanno per piombare milioni di pellegrini. Come si sta attrezzando per l’invasione? Per capirlo abbiamo inforcato la bici. Dribblando cantieri e turisti
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ROMA. Caleranno da ogni dove per emendarsi dai peccati, 35 milioni di pellegrini a spasso con zaini e borracce, e subito un pensiero malandrino si affaccia: dove farà pipì tutta questa gente? Lunedì scorso, nel piazzale davanti a Termini abbiamo colto in fallo – è il caso di dire – un elegantone dietro a un pilastro, alla luce del sole di fine ottobre: «‘Mbe’? Che te frega?» è stata la sua risposta allo sguardo truce di una signora, e sì che la stazione ospita un decentissimo bagno al piano rialzato – zona caffetterie, vista sui binari, preparate le monete.

Termini e dintorni per il Venerdì sono stati l’ultima tappa di 48 ore temerarie: in sella a una bicicletta la cronista, a bordo di uno scooter il fotografo, con la consapevolezza che niente è p…

ROMA. Caleranno da ogni dove per emendarsi dai peccati, 35 milioni di pellegrini a spasso con zaini e borracce, e subito un pensiero malandrino si affaccia: dove farà pipì tutta questa gente? Lunedì scorso, nel piazzale davanti a Termini abbiamo colto in fallo – è il caso di dire – un elegantone dietro a un pilastro, alla luce del sole di fine ottobre: «‘Mbe’? Che te frega?» è stata la sua risposta allo sguardo truce di una signora, e sì che la stazione ospita un decentissimo bagno al piano rialzato – zona caffetterie, vista sui binari, preparate le monete.

Termini e dintorni per il Venerdì sono stati l’ultima tappa di 48 ore temerarie: in sella a una bicicletta la cronista, a bordo di uno scooter il fotografo, con la consapevolezza che niente è più inviso agli automobilisti romani delle due ruote – e con l’aggravante che chi si sposta in motorino è tollerato, ma chi si muove in bici è una specie di marziano.

Di sicuro resteranno i “Cestò”

È vero che la città sta collassando sotto il peso dei lavori? Che cosa accadrà una volta aperta la Porta Santa, il 24 dicembre? E dopo, a Giubileo chiuso, cosa resterà? Tante domande, in questo pedalare, e alla fine alcune (non sempre risolutive) risposte. Resteranno di sicuro i cestini gettacarte: li chiamano Cestò, alla romana; ne hanno comprati 18 mila, i primi sono stati messi ai Fori, ma stanno spuntando ovunque, capienti ed eleganti. Qua e là a breve si inizieranno a vedere le pensiline degli autobus con le prese usb per ricaricare i cellulari e gli schermi touch da 32 pollici, utili per sapere di che morte si deve morire – non a caso si chiamano Eterna.

Un autobus turistico a due piani bloccato nel traffico. (Luigi Narici/Agf) 

Ci sono state assunzioni tra i netturbini, infornate di autisti per i bus, e sono arrivati anche tanti nuovi mezzi, ma queste belle cose fanno notizia per un giorno. In una città grande 12 volte Parigi, e con un metrò di 60 chilometri contro 214, sono i cantieri giubilari, enormi e dannati, a tenere banco, perché le recinzioni creano aspettative, certo, ma soprattutto fanno impazzire gli automobilisti già esausti. E prendono in contropiede i turisti. I quali, per dirne una, dopo essere stati abituati a dare l’assalto alla Fontana di Trevi come se fosse una hamburgheria, oggi devono arretrare davanti a pannelli e segnali e rassegnarsi a lanciare le monetine in una vaschetta qualsiasi. L’elenco dei lavori in corso include l’area davanti alla stazione Termini con piazza della Repubblica, il sottovia di piazza Pia vicino a Castel Sant’Angelo, la semi pedonalizzazione di piazza Risorgimento, la nuova San Giovanni (quella del concertone del Primo maggio, proprio lei), la riqualificazione di Porta Pia… E, dunque, deviazioni, restringimenti di marciapiedi, strade chiuse e tanti parcheggi evaporati per fare posto a camion e gru – persino lo scooter del fotografo a Termini l’altro giorno non trovava un angolino dove fermarsi, mai successo nella storia.

Dal balcone di Fantozzi

Stiamo lavorando per voi, giustissimo, ma il profilo è basso: niente opere visionarie, non aspettatevi mega progetti che sconvolgano panorami secolari, i quartieri resteranno quel che sono. I soldi stanziati – tanti, tantissimi, 3 miliardi e 400 milioni di euro – servono per dare una gran risistemata: di notte si rifanno strade, si tolgono sanpietrini dalle vie più trafficate per riposizionarli dove fanno effetto senza dare fastidio. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che è il commissario straordinario per il Giubileo (la nomina è governativa), ogni volta che può spiega che la città aveva proprio bisogno di manutenzione. Come dargli torto.

Dopo trent’anni si è rimesso mano alla Tangenziale est, il corridoio aereo su cui si affaccia il leggendario balcone di Fantozzi; e sono stati riasfaltati o stanno per esserlo 800 chilometri di vie importanti, dalla Cassia alla Collatina. E gli altri 7.200 chilometri? Fanno capo ai 15 Municipi, che però sono sempre a corto di soldi, motivo per cui i pellegrini che si avventureranno fuori dal centro troveranno buche e rattoppi, più o meno come sempre.

Piazza Venezia di notte. I cantieri per la stazione della metro C finiranno nel 2033 

Ponte flambé e carrozzelle

Attesissima, fuori dal centro, è la riapertura del ponte dell’Industria, andato a fuoco a ottobre 2021. Non passandoci più né veicoli né pedoni, lì intorno c’è un silenzio da chiesa, «e all’ultima assemblea qualche cittadino ha protestato: “Ma davvero ora ci transiteranno gli autobus?”» racconta l’assessora ai Lavori pubblici, Ornella Segnalini. Già dirigente generale al ministero delle Infrastrutture, pare che appena laureata si presentasse nei cantieri alle 5 del mattino per accertarsi che nessuno facesse scherzi con i materiali; oggi segue i “suoi” progetti con visite ricorrenti e nel cuore ha il sottovia di piazza Pia (che libererà dal traffico la zona di Castel Sant’Angelo), ma soprattutto l’area di Porta Pia, «quella dove è nata l’Italia», che diventerà «bellissima».

Per adesso sono lacrime e sangue. Domenica 27 ottobre, con l’esposizione ai fedeli della Cattedra di San Pietro (un antico trono ligneo), la folla nei dintorni della basilica ingolfava le vie pedonalizzate per tracimare in strada, tra le auto e gli autobus, con le sedie a rotelle sospinte sui sanpietrini in salita (che vergogna) a causa dei gradini invalicabili e dei marciapiedi troppo alti, e i vigili urbani a sbracciarsi, i tassisti a spazientirsi, mentre i rari ciclisti cercavano una via di fuga usando la bici come ariete. «Portate pazienza oggi per avere una città più bella domani» ripete Gualtieri. Piazza San Giovanni avrà al centro due fontane rasoterra che alla bisogna si potranno svuotare (niente alberi, la legge li vieta perché guasterebbero la prospettiva della basilica); la zona della Stazione Termini sarà verdissima e – incredibile – farà da snodo anche per le biciclette. Castel Sant’Angelo è stato restaurato con gli acrobati, e brillerà… La ciclabile nella zona di Porta Pia si allungherà.

Ma, domanda: si farà in tempo? Soppesando gru e betoniere i tassisti romani dicono che i lavori sono a carissimo amico, il sindaco invece assicura che il 24 dicembre si disvelerà una nuova città. Quanto a piazza Venezia – dove è allestito il più invasivo dei cantieri – si dovrà aspettare il 2033, ma il Giubileo non c’entra: questi sono gli scavi della metro C. Del resto, anche per l’anno santo non proprio tutto tutto sarà pronto, bisogna accontentarsi.

Turisti a Fontana di Trevi. Il monumento è in fase di restauro e dal 2025 sarà introdotto il ticket per i visitatori. (Luigi Narici/Agf) 

Senzatetto e mille stelle

E dovranno pur dormire da qualche parte, i pellegrini. Tra il 2019 e il 2024 a Roma sono stati inaugurati 58 nuovi hotel e altri 15 lo saranno entro il 2026, per lo più di fascia alta e altissima, come il Bulgari in piazza Augusto Imperatore che ha aperto nel 2023, subito chiudendo i portici ai comuni mortali che un tempo lì sotto si affollavano per l’aperitivo. Gli operatori del settore dicono che era ora, perché a Roma proprio mancavano suite e stanze di lusso. Sistemati i super ricchi, però, c’è da pensare agli altri. Se gli alberghi medi e buoni già prevedono il tutto esaurito, chiunque possieda un vano affittabile ai turisti è in fibrillazione. Nel 2023 gli sfratti sono stati cinquemila, e quelli per finita locazione sono aumentati del 20 per cento rispetto al 2022. Che cosa significhi lo spiegano poeticamente i cartelli dei manifestanti che il 26 ottobre si sono radunati davanti alla sede legale di Booking: Il tuo b&b - il nostro sfratto.

Non nel mio cortile

Nella categoria “ricezione”, a modo loro, rientrano i senzatetto. Si parla di duemila persone nei quartieri centrali; tra loro c’è chi dorme sui cartoni o nelle tende da campeggio e si vorrebbe risparmiarne la vista ai pellegrini in giubilo. Ma trovare una sistemazione è un problema perché nessun comitato cittadino è entusiasta di ritrovarsi questa gente sotto casa. Il piano del Comune di erigere quattro tensostrutture temporanee accanto alle stazioni, poi, in estate ha fatto scattare come una molla la Caritas, che lo ritiene una soluzione dettata dall’emergenza e invoca una strategia – non espedienti– per aiutare fragili e sfrattati.

Con tanti fronti aperti, è il timore di un ingorgo lungo quanto il Giubileo ad ammorbare l’aria. Il segretario Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, rivendica l’accordo sullo smart working dei dipendenti comunali: il lavoro da casa alleggerirà la pressione nei giorni cruciali. Ammette che «la città è in movimento, si stanno facendo cose», ma anche lui non intravede una strategia e teme che «l’evento-vetrina ai romani lascerà ben poco. Il premio di tanti tormenti non può essere una piazza pedonale in centro. Bisogna prevedere benefici per le periferie, per i servizi sociali e la mobilità». Invece? «Invece si prospetta l’aumento del biglietto del bus».

In Campidoglio qualcuno che abbia una visione complessiva della capitale, con un’idea di futuro e un grande progetto per avvicinarla all’Europa, non l’abbiamo trovato (il sindaco, che pure abbiamo interpellato, non si è sentito). «Sta scherzando», taglia corto Elena Battaglini, urbanista adesso impegnata in un progetto avveniristico nell’alta Sabina, «i tecnici oggi sono così confinati nelle loro discipline, che quando serve un’idea di città ognuno parla del singolo pezzo di cui si occupa e altro non sa».Così, non in bicicletta ma al telefono, abbiamo cercato Paolo Berdini, l’assessore all’Urbanistica della giunta Raggi che si dimise perché contrario al nuovo stadio giallorosso (a proposito, l’idea avanza). Con Einaudi ha appena ripubblicato Roma moderna. Due secoli di storia urbanistica che scrisse con Italo Insolera e, insomma, conosce la capitale come pochi. Loda l’amministrazione per avere avviato i lavori della tramvia su viale Palmiro Togliatti – periferia della periferia Est, fondi Pnrr. Ma per il resto non fa sconti: «Gualtieri punta sul mercato pensando che sia la medicina. Ci sarà lavoro, bisognerà pulire gli alberghi e i b&b, e va benissimo, non si butta niente. Ma dimentica di essere il sindaco anche di chi non vive in centro. Gli manca lo sguardo che abbracci la città».

Ancora la nostra Claudia Arletti in bicicletta davanti a un cantiere a piazza dei Cinquecento, zona stazione Termini. (Luigi Narici/Agf) 

La famosa “visione” forse ce l’ha Carlo Cellamare, docente della Sapienza. Segnala che con gli affitti alle stelle gli studenti non trovano più stanze e cita – fra i progetti extra Giubileo – gli importanti interventi nei mega palazzi di Corviale e Torbellamonaca (che secondo Segnalini provano l’attenzione della giunta per le periferie, insieme alle fogne portate in zone che non le avevano mai viste): «Qualche assessore più consapevole c’è» dice Cellamare. «Solo che ci si concentra sull’edilizia, mentre contro il disagio, per sostenere l’economia, non vedo azioni adeguate».

Il nostro giro sta finendo, ma non si può ignorare il sacro Grab, la fantastica ciclabile che connetterà i quartieri. I lavori sono in ritardo – va be’. Dovrebbe essere comunque pronta per il 30 giugno 2026, più o meno nel periodo in cui anche i marziani voteranno per eleggere il nuovo sindaco.

Sul Venerdì dell’8 novembre 2024

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