✕

Il polpo è intelligente ma i pesci non sono stupidi

Un polpo blu, Octopus cyanea, e un pesce capra, Parupeneus barberinus, collaborano nella caccia (Eduardo Sampaio / Max Planck Institute) 
Una nuova conferma arriva dalle osservazioni di un biologo marino che li ha studiati mentre vanno a caccia insieme. Dimostrando di saper collaborare tra specie diverse
3 minuti di lettura

Una strana coppia si aggira per i mari. L’ha scoperta il biologo marino del Max Planck Institute di Costanza, Eduardo Sampaio, mentre studiava nella barriera corallina australiana il fenomeno della “caccia collaborativa”, quella che unisce specie diverse nel catturare le prede: i polpi blu, Octopus cyanea, usano i pesci capra, Parupeneus barberinus, come “segugi”. «Il pesce perlustra l’area, seguito dal polpo e quando avvista una preda, per esempio un gamberetto, nascosta in un anfratto per lui irraggiungibile, avvisa con i movimenti del corpo il cefalopode, che la stana con i tentacoli. La preda non viene divisa, il primo che la prende se la mangia, ma facendo un po’ di calcoli (su 120 video, ndr) abbiamo visto che questa collaborazione, alla fine, è comunque redditizia per tutti e due rispetto al cacciare da soli» ha spiegato Sampaio a Nature.

Ma c’è dell’altro: il polpo si occupa anche della “giustizia distributiva”, per così dire. «In un’occasione un pesce si è avvicinato cercand…

Una strana coppia si aggira per i mari. L’ha scoperta il biologo marino del Max Planck Institute di Costanza, Eduardo Sampaio, mentre studiava nella barriera corallina australiana il fenomeno della “caccia collaborativa”, quella che unisce specie diverse nel catturare le prede: i polpi blu, Octopus cyanea, usano i pesci capra, Parupeneus barberinus, come “segugi”. «Il pesce perlustra l’area, seguito dal polpo e quando avvista una preda, per esempio un gamberetto, nascosta in un anfratto per lui irraggiungibile, avvisa con i movimenti del corpo il cefalopode, che la stana con i tentacoli. La preda non viene divisa, il primo che la prende se la mangia, ma facendo un po’ di calcoli (su 120 video, ndr) abbiamo visto che questa collaborazione, alla fine, è comunque redditizia per tutti e due rispetto al cacciare da soli» ha spiegato Sampaio a Nature.

Ma c’è dell’altro: il polpo si occupa anche della “giustizia distributiva”, per così dire. «In un’occasione un pesce si è avvicinato cercando di prendere la preda. Ma non aveva partecipato alla caccia, allora il polpo gli ha tirato un colpo sul muso con il braccio arrotolato. Un comportamento che non usa mai con i suoi compagni di caccia» aggiunge il biologo.Com’è possibile che un mollusco, un parente delle cozze, qual è il polpo, sia in grado di svolgere ragionamenti complessi, tipo decidere chi si merita la preda e chi sta facendo lo scroccone? «Che i polpi siano sorprendentemente intelligenti, lo si sa ormai da tempo: hanno un’ottima memoria, usano strumenti, riconoscono gli individui, risolvono problemi e amano giocare con gli oggetti» spiega la biologa marina Ester Cecere, dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr. «E possono anche stringere una relazione di amicizia con un essere umano: un mio amico, che teneva un polpo nel suo acquario, si è accorto che lo riconosceva e si avvicinava quando passava e allora ha iniziato a grattarlo con uno spazzolino da denti: cosa che è risultata molto gradita».

E che cosa se ne fanno questi animali solitari, e che vivono al massimo quattro anni, di tutta questa intelligenza? «In effetti è un po’ un mistero, ma forse si spiega con il fatto che i polpi derivano da animali con la conchiglia. E averla persa, per guadagnare più capacità di movimento, li ha esposti a numerosi pericoli. Per evitarli hanno elaborato complesse strategie difensive, come distinguere fra specie più o meno pericolose, usare oggetti, come i gusci di noci di cocco, per nascondersi, ricordare la posizione delle cavità dove rifugiarsi, e così via. Anche avere tentacoli in grado di manipolare ogni cosa può aver aiutato lo sviluppo della loro intelligenza, come le mani hanno fatto con i primati. Infine c’è la loro grande capacità mimetica, che usano anche per comunicare fra loro, che gli permette di cambiare colore e struttura alla pelle per farla somigliare al fondale; ma anche, ne caso del polpo mimo, Thaumoctopus mimicus, addirittura di difendersi imitando la forma di varie specie pericolose, dai serpenti ai pesci scorpione: un’abilità che richiede notevoli capacità cognitive».

Riconoscono i sub uno a uno

La collaborazione descritta da Sampaio, però, aggiunge adesso la constatazione che anche i pesci, animali che a noi sembrano tutti uguali e inespressivi, non sono così “sempliciotti” come si credeva. «Già si conoscevano cacce collaborative fra pesci, come quelle fra cernie e murene, con le murene che fanno la parte del polpo “stanatore”. Le stesse cernie sono capaci, dove la pesca è proibita, di riconoscere i sub individualmente, avvicinandoli per farsi dare una grattatina. Si sa poi che ci sono pesci, come il labride a macchie arancio, Choerodon anchorago, che usano strumenti: prendono sassi in bocca e li fanno cadere sui molluschi, per rompergli la conchiglia, un po’ come fanno le scimmie con le noci» spiega la biologa. I rapporti fra pesci pulitori, come il Labroides dimidiatus, e i loro clienti, poi, sono esemplari nell’illustrare la complessità della mente di questi animali: i pulitori attendono grossi pesci nelle loro “stazioni di servizio”, dove dovrebbero ripulirli da parassiti e squame morte. Spesso però non disdegnano di staccare qualche boccone di pelle viva, ma lo fanno, si è notato, solo quando non ci sono altri clienti in attesa. Questo perché, si è constatato, il pesce che viene maltrattato, o che vede maltrattare un altro cliente, cambia pulitore, cercandone uno più onesto. «Usando proprio il Labroides dimidiatus il collega Culum Brown, della Maquarie University, ha anche scoperto che questi pesci si sanno riconoscere allo specchio: macchiandoli sulla testa, dopo essersi visti riflessi cercano di rimuovere la macchia. Questo è il test usato per valutare se un animale abbia una “coscienza” o consapevolezza di sé, e per ora lo hanno passato solo poche specie, come pappagalli, delfini e scimpanzé». Ma il pesciolino è andato anche oltre. «Il pesce pulitore, che è molto territoriale, attacca le foto di potenziali rivali mostrategli attraverso il vetro. Taiga Kobayashi, della Osaka Metropolitan University, ha ora scoperto che se nell’acquario è presente uno specchio, prima di attaccare il rivale il pesciolino si dà un’occhiata per valutare se sia più o meno grande dell’altro, passando alle maniere forti solo in caso di risposta positiva. Insomma, è l’unico animale oltre a noi a usare uno specchio per valutarsi». Di nuovo.

Ma com’è possibile che polpi e pesci, con i loro piccoli cervelli, siano in grado di fare cose tanto complesse? «Hanno tutti cervelli piccoli, comparati ai mammiferi, certo, anche se i polpi, in realtà, ne hanno nove: uno centrale e uno per controllare i movimenti di ognuna delle loro otto braccia. Ma è ormai evidente che non servono cervelli grandi per avere notevoli capacità cognitive: ovunque ci sia bisogno di intelligenza per sopravvivere, bastano piccoli ammassi di neuroni, per far emergere complesse abilità cognitive. E questo mi sta creando un problema» conclude Cecere: «Io non mangio carne, ma amo molto la cucina marinara: dopo le scoperte sull’intelligenza dei polpi ho smesso di cibarmene. Ora comincio a sentirmi in colpa anche verso i pesci...».

Sul Venerdì dell’8 novembre 2024

Leggi i commenti