Caro Serra, l’isolazionismo politico ed economico di Trump offre all’Unione Europea una grande opportunità. L’opportunità di non vivere più sotto l’ombrello protettivo e coercitivo degli Usa, ma di contare solo su se stessa, di scoprire finalmente tutta la forza della sua cultura democratica, a maggioranza socialista e cristiana, del Parlamento europeo, in un mondo oscurantista popolato di tiranni ed autocrati ai quali la storia prima o dopo presenta il conto finale. La foto di papa Francesco e di Emma Bonino, che si confrontano sorridendo sulla sedia a rotelle, è il simbolo profondo di questa potente fragilità. Il diritto alla libertà e il dovere alla solidarietà, uniti all’autonomia energetica verde e alla difesa dalle minacce dispotiche dei confini geografici ed economici, dal Portogallo alla Polonia, sono le basi sulle quali l’Europa, finalmente adulta ed emancipata dalla rete protettiva-ricattatoria dei poteri forti americani, potrà fondare il futuro modello di progresso dei popo…
Caro Serra, l’isolazionismo politico ed economico di Trump offre all’Unione Europea una grande opportunità. L’opportunità di non vivere più sotto l’ombrello protettivo e coercitivo degli Usa, ma di contare solo su se stessa, di scoprire finalmente tutta la forza della sua cultura democratica, a maggioranza socialista e cristiana, del Parlamento europeo, in un mondo oscurantista popolato di tiranni ed autocrati ai quali la storia prima o dopo presenta il conto finale. La foto di papa Francesco e di Emma Bonino, che si confrontano sorridendo sulla sedia a rotelle, è il simbolo profondo di questa potente fragilità. Il diritto alla libertà e il dovere alla solidarietà, uniti all’autonomia energetica verde e alla difesa dalle minacce dispotiche dei confini geografici ed economici, dal Portogallo alla Polonia, sono le basi sulle quali l’Europa, finalmente adulta ed emancipata dalla rete protettiva-ricattatoria dei poteri forti americani, potrà fondare il futuro modello di progresso dei popoli, invece che di profitto dei ricchi.
Francesco Ciotti - Cesena
Caro Ciotti, tra le tante lettere arrivate sulla vittoria di Trump metto in bacheca la sua perché, come dire, fa di necessità virtù, mettendo da parte le dovute lagnanze e schiudendo una prospettiva. L’Europa – se non ora quando? – potrebbe approfittare dell’apparente disgrazia (una Casa Bianca populista e ostile) per provare finalmente a crescere. Diciamo: a diventare adulta. Sono evidenti le difficoltà interne. Le destre nazionaliste europee, in buona sintonia con Trump, non vedono di buon occhio un’Europa sovra-nazionale, che porti a compimento il processo unitario; e soprattutto vedono come il fumo negli occhi la cultura dei diritti, della tolleranza, della separazione dei poteri, in una sola parola: la democrazia nelle forme avanzate che ha assunto nella seconda metà del Novecento. Ma le forze e anche i numeri ci sono, per tentare un’accelerazione del processo di definitiva europeizzazione dell’Europa, emancipandosi dall’ombrello politico-militare americano. Trump ha ragione quando imputa all’Europa di essere, in questo senso, “scroccona”. Bisognerebbe prenderlo in parola e puntare diritti a un’autonomia politica che non può davvero esistere senza autonomia militare. Siamo, naturalmente, alle chiacchiere, io e lei potremmo dirci queste cose al tavolino di un bar. Poi bisognerebbe che qualcuno le prendesse sul serio. Dobbiamo puntare a un tavolino da bar grande quanto il Parlamento europeo.
Quanta ignoranza oggi in America
Carissimo Serra, la rielezione di Trump è evidentemente il frutto di una decisione di pancia, come si suol dire, non di testa. Suggestione dell’immagine a prescindere dai contenuti, incapacità di riconoscere le fake news, paura degli immigrati. Tutte cose, mi sembra, che un po’ di cultura permetterebbe di evitare. Purtroppo negli Usa la cultura è merce carissima, le famiglie che possono mantenere i figli agli studi non sono la maggioranza. Le persone di cultura, letterati, scienziati, mi sembrano arroccati nelle loro università di eccellenza, occupati a svolgere ricerche ed elaborare formule di altissimo livello. Come d’altronde gli artisti, che si sono in gran parte dichiarati contro Trump. Ma evidentemente non sono la maggioranza. Un po’ più di attenzione all’istruzione dei cittadini non avrebbe magari determinato scelte diverse?
Anna Maria Gigliotti
Basta vedere un po’ di serie tv americane (non quelle patinate e fasulle, il cui archetipo fu Dallas, quelle tipo Maid, ottima miniserie del 2021) per avere l’idea di un Paese irrimediabilmente classista, con una incolmabile distanza tra ricchi e poveri e un Welfare quasi inesistente. L’Europa, al confronto, è quasi socialista. La vita media degli americani poveri è molto peggiore di quella degli europei poveri, e sanità, cultura e alimentazione sono a misura di carta di credito: chi può curarsi bene, studiare bene, mangiare bene lo fa, gli altri si arrangino. La campagna di Michelle Obama contro il junk-food (trenta per cento di obesi, e quasi tutti dei ceti poveri) fu derisa come “radical chic”. Era invece una lotta democratica e popolare in purezza. Tendo ad assolvere professori, intellettuali e scienziati “arroccati nelle loro università”. Che altro potrebbero fare? Difendono la cultura nelle loro postazioni privilegiate. Tengono duro, in attesa che il trumpismo dichiari “anti patriottico” insegnare la storia e le dottrine politiche, e “antireligioso” insegnare l’evoluzionismo. Allo stesso modo gli artisti, quasi tutti contro Trump: che dovrebbero fare? Dichiarare che il barbecue, il rodeo e il wrestling bastano e avanzano a cantare l’America?
Invece di pulire i fiumi ci fanno fare la polizza
Caro Serra, altro inganno di questo governo. Visto il ripetersi di eventi naturali disastrosi, ha invitato tutti a farsi un’assicurazione sulla casa o sull’ufficio o sull’azienda. Sembra che si preoccupi di noi, no? E magari farà anche un accordo con l’Associazione delle assicurazioni perché calmierino i prezzi (tanto le assicurazioni, come le banche, non ci perdono mai). In realtà, noi paghiamo le tasse anche perché Stato e Regioni facciano prevenzione: con parte dei nostri soldi dovrebbero tenere pulite le fogne e i tombini, sistemare gli alvei dei fiumi, ricostruire gli argini, creare zone di espansione delle acque fluviali. Insomma, prevenire i danni. Non lo fanno, e poi dicono a coloro che sono stati danneggiati: assicuratevi!
Lanfranco Mancini - Firenze
Caro Mancini, si chiama: privatizzazione. Privatizzazione di tutto, della sanità, della previdenza, della sicurezza, dell’istruzione. Lo Stato “leggero” tanto invocato dal liberismo (Berlusconi, in Italia, fu lo starter di questa corsa all’”ognuno si salvi da solo”) è la fine del principio di solidarietà sociale e dello spirito di comunità. L’orribile frase “mettere le mani nelle tasche degli italiani”,ritornello immutabile della destra negli ultimi trent’anni per definire le tasse, descrive bene un’idea di Stato semplicemente opposta a quella di Stato sociale. La cosiddetta “destra sociale”, che Meloni incarna per storia politica, evidentemente è solo una bufala. Ognuno si arrangi da solo, e pazienza se qualcuno è troppo povero per farlo: assicurarsi contro le catastrofi è un pezzetto, non piccolo, di questo percorso.
La sinistra si astiene e l’Italia va a destra
Buongiorno Serra, non è che in Italia il voto si stia spostando a destra, semplicemente si va a votare sempre meno e quelli che hanno smesso sono di sinistra; direi che ne hanno ben donde. Stia bene!
Massimo Paoli
Analisi impeccabile, caro Paoli. Quello che non si capisce bene è se a lei questa situazione dispiace, oppure se ne è soddisfatto (per la serie: così la sinistra impara!). A me dispiace.