Il Fantacalcio più grande d’Italia ha mandato un paese nel pallone
di Tommaso MeoChiampo (Vicenza). In Italia ci sono 60 milioni di allenatori, si dice spesso parlando della passione per il calcio nel nostro Paese. Di sicuro ci sono moltissimi fantallenatori. Le stime parlano di 6 milioni, 4,5 dei quali sono registrati a Leghe Fantacalcio, l’applicazione più utilizzata.
Da gioco tra amici, inventato nel 1988 da Riccardo Albini, allora direttore della rivista Videogiochi, il fantacalcio è diventato oggi un business vero e proprio: c’è il gioco ufficiale della Serie A, Fantacalcio.it, ma ci sono almeno un’altra dozzina di piattaforme dove testare la propria sapienza calcistica.
E poi c’è il fantacalcio di Chiampo, cittadina di 12 mila abitanti in provincia di Vicenza, che quest’anno festeggia 30 anni dalla prima stagione. In tre decenni, da gioco tra amici, questo campionato è diventato il Fantacalcio privato più grande d’Italia (organizzato in maniera autonoma, senza app).
Fantacalcio tra penne e quaderni
Gianfranco Lovato e Simone Bosetto, i fondatori e presidenti…
Chiampo (Vicenza). In Italia ci sono 60 milioni di allenatori, si dice spesso parlando della passione per il calcio nel nostro Paese. Di sicuro ci sono moltissimi fantallenatori. Le stime parlano di 6 milioni, 4,5 dei quali sono registrati a Leghe Fantacalcio, l’applicazione più utilizzata.
Da gioco tra amici, inventato nel 1988 da Riccardo Albini, allora direttore della rivista Videogiochi, il fantacalcio è diventato oggi un business vero e proprio: c’è il gioco ufficiale della Serie A, Fantacalcio.it, ma ci sono almeno un’altra dozzina di piattaforme dove testare la propria sapienza calcistica.
E poi c’è il fantacalcio di Chiampo, cittadina di 12 mila abitanti in provincia di Vicenza, che quest’anno festeggia 30 anni dalla prima stagione. In tre decenni, da gioco tra amici, questo campionato è diventato il Fantacalcio privato più grande d’Italia (organizzato in maniera autonoma, senza app).
Fantacalcio tra penne e quaderni
Gianfranco Lovato e Simone Bosetto, i fondatori e presidenti – anzi presidentissimi – del Fantacalcio che si disputa a Chiampo, l’epopea fantacalcistica l’hanno vissuta quasi dall’inizio. L’arrivo in Veneto, nel 1994, del gioco creato solo sei anni prima da Albini si deve alla cartoleria che Bosetto gestisce. «Un rappresentante di Verona mi chiese se conoscevo qualcuno che volesse giocare. Loro erano in tre, io coinvolsi Gianfranco e un altro amico», racconta. «Così partì la prima lega a sei. Si faceva tutto via fax». A fine stagione vicentini e veronesi presero strade diverse, ma a Chiampo la passione si era accesa e l’anno successivo il campionato si ampliò a otto squadre. Il fulcro rimase la cartoleria dove prima del weekend di partite arrivavano pizzini e post-it con le formazioni scritte a mano. «Tutti documenti che custodiamo gelosamente nelle nostre casseforti», sorride Lovato.
Il lunedì, invece, Gazzetta dello Sport da una parte e calcolatrice dall’altra, i due presidenti controllavano i voti e inviavano i risultati. Intorno ai primi anni Duemila passarono all’utilizzo di un software e del sito per snellire la gestione di un campionato che intanto cresceva, prima tra conoscenti e compaesani e poi anche fuori regione.
Adesso le compagini iscritte sono 120 con 234 fantallenatori in totale. Più di qualcuno, infatti, “allena” insieme ad altri. Una squadra, il Khimki, ha solo allenatrici. Oltre ai vicentini ci sono diversi “mister” da Padova, Udine e anche Milano. Le leghe sono sei: Serie A, B, C, D, Eccellenza, Promozione, con cinque promozioni e cinque retrocessioni, più le coppe. «Abbiamo anche una lista d’attesa di squadre che aspettano di giocare con noi» spiega Basetto. Partendo dalla categoria più bassa, ovviamente.
«Io non ci sto»
La macchina organizzativa non è banale e somiglia a quella di una vera lega sportiva. «Durante la settimana ci impegna un paio d’ore, comunque meno che con i fax dell’inizio», scherzano. Dal 2007, poi, esiste un Cda di 15 fantallenatori fidati (presidentissimi compresi) che si riunisce per votare le modifiche regolamentari, cercando di stare al passo coi tempi. «Abbiamo tolto la regola del gol fuori casa quando lo fece la Uefa, però non usiamo gli assist come bonus, troppo discrezionali», spiega Lovato. Intanto il regolamento è arrivato a 30 pagine, per prendere in considerazione ogni fattispecie. «Tentiamo di gestire tutto, ma abbiamo scoperto che è impossibile perché c’è sempre l’imprevisto, il Covid per esempio».
E poi c’è chi le regole fa fatica ad accettarle, come nel caso di un fantallenatore che mise in atto un «piccolo attentato dinamitardo», racconta ancora Lovato. «Era il 2009 e Bologna – Fiorentina fu rinviata al giorno successivo per neve. Al tempo era previsto che in questi casi si desse 6 a tutti i giocatori. Il problema fu che nella gara recuperata Adrian Mutu fece una doppietta e questo fantallenatore lo aveva in squadra. Allora andò sotto casa mia e tirò dei petardi sul terrazzo per protestare».
Senza fede
Regolamento e fantallenatori fumantini a parte, il momento più impegnativo è quello delle aste, che per il Fantacalcio Chiampo dura oltre dieci giorni, con una media di cinque ore l’una. Qui, offrendo un fantacredito più degli altri, ognuno cerca di accaparrarsi una delle due “vite” che un giocatore ha in dote. I calciatori esistono infatti due volte, visto che le squadre per ogni lega sono 20. L’altra “vita” è messa in palio prima dell’asta tramite le “buste”, un sistema di offerte al buio. Ciascuno ha le sue strategie e i suoi feticci, e a volte viene meno anche il tifo: «Io sono juventino, lui interista e quest’anno abbiamo preso mezzo Milan», sorride Basetto, che insieme a Lovato guida con orgoglio il Leeds United. Mentre parlano mostrano alle loro spalle la bacheca della squadra piena dei trofei conquistati. Ora sono in serie A dopo la promozione dello scorso anno e nella stagione numero 30 non vogliono certo sfigurare.
Sul Venerdì del 22 novembre 2024