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Sciopero generale: ma la ministra del Lavoro è al lavoro?

Settembre 2024, la ministra del Lavoro e della Previdenza sociale, Marina Calderone (classe 1965), al Festival di Cernobbio. Nicola Marfisi 

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Da due anni Marina Calderone è a capo di uno dei dicasteri più importanti, eppure molti non ne conoscono neanche il nome. E i sindacati pensano che incontrarla sia più che altro inutile. Inchiesta
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Quesito per solutori più che abili: chi siede al vertice del ministero del Lavoro e della Previdenza sociale? Se avete indovinato, complimenti vivissimi. Se non ci siete riusciti non vi sconfortate, siete in buona compagnia. Marina Calderone, per l’appunto legittima titolare del dicastero, spicca infatti per essere la ministra che non c’è. O, se c’è, non si vede.

Intendiamoci: in un’epoca in cui tanti suoi colleghi di governo passano le giornate a presidiare il web tra una degustazione di salumi assortiti e una polemica sui migranti, o si dedicano in diretta tv alla vana ricerca di uno spritz, un basso profilo ministeriale risulterebbe non solo salutare, ma perfino degno di lode. Il problema, però, è che nel caso in specie abbondano gli interventi pubblici e le dichiarazioni di intenti, ma resta arduo rintracciare il segno politico dell’azione di Calderone, mentre – sostengono molti mancati interlocutori – latita completamente il rapporto con le parti sociali.

Quesito per solutori più che abili: chi siede al vertice del ministero del Lavoro e della Previdenza sociale? Se avete indovinato, complimenti vivissimi. Se non ci siete riusciti non vi sconfortate, siete in buona compagnia. Marina Calderone, per l’appunto legittima titolare del dicastero, spicca infatti per essere la ministra che non c’è. O, se c’è, non si vede.

Intendiamoci: in un’epoca in cui tanti suoi colleghi di governo passano le giornate a presidiare il web tra una degustazione di salumi assortiti e una polemica sui migranti, o si dedicano in diretta tv alla vana ricerca di uno spritz, un basso profilo ministeriale risulterebbe non solo salutare, ma perfino degno di lode. Il problema, però, è che nel caso in specie abbondano gli interventi pubblici e le dichiarazioni di intenti, ma resta arduo rintracciare il segno politico dell’azione di Calderone, mentre – sostengono molti mancati interlocutori – latita completamente il rapporto con le parti sociali.

«Oggi il ministero è un muro di gomma» spiega Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil che con la Cgil ha indetto lo sciopero generale per il 29 novembre. «Da poco insediata, Calderone ci aveva fatto mandare una mail in cui si annunciava la creazione di molti tavoli comuni: dall’edilizia al lavoro agricolo. Due anni dopo di questo non c’è nulla».

La sfilata delle 26 sigle

Così, una decina di giorni fa, la dichiarazione della ministra, secondo cui «con i sindacati il dialogo non è mai mancato», ha suscitato tra gli stessi viva ilarità e commenti increduli. In realtà, tra le sigle con il maggior numero di aderenti – in particolare Cgil e Uil – e Calderone non intercorrono particolari rapporti e soprattutto non corre buon sangue. A cominciare da quando, era il novembre 2022, la ministra da poco insediata convocò per un incontro conoscitivo ben ventisei tra sindacati, organizzazioni dei datori di lavoro e associazioni di settore, con un giro di tavolo che prevedeva pochi minuti a testa. Una assoluta par condicio, che si trattasse di uno stranito segretario generale della Cgil Maurizio Landini o che toccasse all’esponente di qualche piccola sigla autonoma.

Da allora, la strada è stata sempre in salita, sia nei rapporti, sia nell’affermazione di una strategia autonoma del ministero. I segretari generali dei principali sindacati hanno presto deciso che gli incontri a quel tavolo erano inutili e hanno lasciato il campo ai loro “tecnici”. Ma anche per questi le cose non sono andate meglio, di fronte a un ministero di fatto depotenziato, dove anche il capo di gabinetto, Mauro Nori, e quello dell’ufficio legislativo, Giuseppe Zuccari, sembrano poter incidere poco. «È oggettivo» spiega ad esempio Ezio Cigna, responsabile previdenza della Cgil nazionale «che nell’ultima legge di bilancio la ministra non ha ottenuto nulla. Per dire: già nel 2023 era stato aperto un osservatorio previdenziale che avrebbe dovuto formulare proposte sul tema delle pensioni. Ma l’ultima riunione di questo osservatorio è stata il 18 settembre 2023, cioè più di un anno fa; da allora non ci siamo più visti e il relativo documento finale non è mai stato reso pubblico».

Risultato: la riforma Fornero resta, nonostante le apocalittiche promesse elettorali, più valida che mai. E i presunti correttivi come Opzione donna, Quota 103 e Ape sociale toccano alla fine lo 0,01 per cento della platea dei lavoratori. Tra i pochi tavoli tecnici istituiti al ministero nell’era Calderone spicca quello sulla sicurezza del lavoro, che ha avuto un’accelerazione dopo i casi dei sette morti nella centrale idroelettrica Enel Green Power di Suviana, sull’Appennino bolognese, e delle cinque vittime nel cantiere di Firenze per un nuovo supermercato Esselunga. Qui un risultato concreto c’è stato: la creazione di una “patente a punti” per le imprese – senza incidenti i punti aumentano, con gli incidenti si perdono – anche se le critiche al meccanismo non sono mancate. «Ho avuto modo di dire alla ministra che sul tema salute e sicurezza il suo dicastero è inefficace e inefficiente», dice ancora Veronese.

Filo diretto con l’Inps

Anche la provenienza di Calderone, non esattamente super partes, rende il suo ruolo istituzionale assai peculiare. Al ministero arriva con il governo Meloni in qualità di “tecnico”, catapultata in quella posizione direttamente dal ruolo di presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, carica che occupava fin dal lontano 2005. Nei suoi diciassette anni di guida dell’Ordine c’è chi, tra i ministri precedenti, la ricorda molto attiva nel promuovere la categoria che rappresentava al ruolo di un vero e proprio corpo intermedio, in aperta concorrenza con altri ordini professionali, come ad esempio quello dei commercialisti. Quando Calderone lascia la presidenza dell’Ordine per il ministero si attiva un’inedita staffetta coniugale, che porta nel posto appena lasciato libero suo marito Rosario De Luca, già componente del direttivo e consigliere di amministrazione dell’Inps.

Che, al pari dell’Ordine dei consulenti del lavoro, è vigilato proprio dal ministero guidato da Calderone. Per questioni di opportunità, De Luca lascerà il ruolo nell’Inps, ma non quello alla guida dell’Ordine, con il solo palliativo che a vigilare sui consulenti del lavoro sarà – formalmente – Claudio Durigon, sottosegretario leghista dello stesso dicastero. Certi amori, comunque, non finiscono. Così i due anni di Calderone al ministero, pur non densi di decisioni e iniziative, sono popolati da una nutrita schiera di esperti e collaboratori pescati proprio tra i ranghi dell’Ordine dei consulenti del lavoro e della relativa Fondazione; tra di loro il primo portavoce della ministra, poi uscito, e la persona a capo della sua segreteria tecnica. Lo scorso aprile Calderone ha arruolato anche Vincenzo Caridi, che era direttore generale dell’Inps e che al ministero è diventato capo dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. In questo modo, mentre l’Inps veniva colonizzato dalla Lega, con il presidente Gabriele Fava, e da Fratelli d’Italia, con la promozione da direttore della centrale acquisti a direttore generale della dirigente Valeria Vittimberga, tra l’altro amica di gioventù del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, la ministra ha da una parte liberato una casella importante nello stesso istituto e dall’altra si è assicurata un filo diretto con l’Inps.

Tiro al piattello

Certo, Calderone soffre anche di una sensibile concorrenza in casa, anzi al governo. La diarchia di fatto tra la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non lascia particolari spazi agli altri dicasteri. Ma nel suo caso, la spinta centripeta verso Palazzo Chigi è alimentata anche dalle richieste dei sindacati, che vedono più utile istituire tavoli di confronto là che non al ministero del Lavoro. Lontana è la donna che, a capo dei consulenti del lavoro, minacciava di «imbracciare il fucile» contro norme sgradite. Già, perché nel passato della ministra c’è una grande passione per il tiro al piattello, che ha praticato ad alti livelli: «A sei anni sapevo già smontare e rimontare un fucile». Ma da tempo Calderone non spara più.

Sul Venerdì del 29 novembre 2024

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