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Michele Serra: “Andiamo a votare, anche controvoglia”

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. L’idea che la democrazia sia una conquista da difendere non fa più presa, ed è anche per questo che l’astensionismo dilaga
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Egregio Serra, non sono di sinistra ma, se ci fosse, di destra liberale. Come vede, leggo però Repubblica. La sua Amaca sull’astensionismo (19 novembre) mi ha delusa ed offesa. Questa destra, tutti e tre, mi dà la nausea e non passa giorno che non li maledica per il male che stanno facendo favorendo l’evasione fiscale e la corruzione, aggredendo legge e Costituzione. Non sono quindi né disinteressata né distratta; non è mio costume mettere la testa sotto la sabbia e mi infastidisce parecchio che qualcuno decida per me. Perché dunque non ho votato? Perché trovo inconcepibile che la sig.ra Schlein, che ne ha titolo e possibilità, non anteponga a tamburo battente, ai suoi proclami di bandiera, i concetti di onestà, libertà e giustizia, spiegando e rispiegando, con fermezza e pazienza, cosa ci stanno togliendo. Penso però che nemmeno lei stessa se ne renda conto. Mio marito ed io abbiamo ottant’anni; le nostre pensioni, pur modeste, ci consentono una vita dignitosa; non abbiamo figli; un …

Egregio Serra, non sono di sinistra ma, se ci fosse, di destra liberale. Come vede, leggo però Repubblica. La sua Amaca sull’astensionismo (19 novembre) mi ha delusa ed offesa. Questa destra, tutti e tre, mi dà la nausea e non passa giorno che non li maledica per il male che stanno facendo favorendo l’evasione fiscale e la corruzione, aggredendo legge e Costituzione. Non sono quindi né disinteressata né distratta; non è mio costume mettere la testa sotto la sabbia e mi infastidisce parecchio che qualcuno decida per me. Perché dunque non ho votato? Perché trovo inconcepibile che la sig.ra Schlein, che ne ha titolo e possibilità, non anteponga a tamburo battente, ai suoi proclami di bandiera, i concetti di onestà, libertà e giustizia, spiegando e rispiegando, con fermezza e pazienza, cosa ci stanno togliendo. Penso però che nemmeno lei stessa se ne renda conto. Mio marito ed io abbiamo ottant’anni; le nostre pensioni, pur modeste, ci consentono una vita dignitosa; non abbiamo figli; un “chi se ne frega” potrebbe benissimo starci. Ma non è così. Non ho potuto votare per chi non apprezzo e non mi dà fiducia alcuna, così come non potrei comperare un paio di scarpe di tre numeri più grandi solo perché in saldo. Se un domani dovessi votare questo Pd (calo un pietoso velo sui cespugli) lo farò solo per cercare di evitare che il Paese precipiti in una fogna senza fondo; ma lo farò controvoglia e non mi piacerò.
Loredana Velicogna - Trieste

Caro Serra, i nostri vecchi votano. E si arrabbiano con noi “giovani” (sessantenni) se tardiamo a compiere il nostro dovere civico. Un amico di mio padre – 92 anni – alle sette di domenica mattina è uscito di casa. Voleva essere il primo. E con il vestito buono è andato a fare quello che da sempre ha fatto, spronato da un padre che a causa del fascismo non aveva potuto godere – godere! – di questa giornata. Mio padre – 90 – brontolava: non si capacitava del fatto che la sezione fosse chiusa, che i compagni non girassero per le frazioni del paese per accompagnare le vecchie arzdoure al seggio. Questa era la loro Emilia, quella che hanno cercato di consegnarci. E questa è la regione che ha perduto il 40 per cento dei votanti.
Giorgio Sandrolini

Due lettere sull’astensionismo. Civili e, ognuna a suo modo, amare. A lei, cara signora Velicogna, dico che un liberale di destra, secondo me, avrebbe chi votare: Renzi, Calenda, anche Bonino. Capisco che si avrebbe l’impressione di contare poco. Ma se tutti i liberali di destra andassero a votare – non per Forza Italia, e lo capisco: Berlusconi è stato tutto tranne che un liberale – i partiti liberaldemocratici non sarebbero più cespugli. Avrebbero un loro peso. Quanto a votare “controvoglia”, non solo capita, ma direi che da un certo punto di vista è quasi la regola. La politica è il regno dell’imperfezione. Pretendere un partito che ci rappresenti in tutto e per tutto è illusorio e forse anche ingiusto. Più un partito è grande, più deve contenere idee e culture difformi. Specie in un’epoca post ideologica come questa, nella quale le identità politiche sono meno rigide. La mail di Sandrolini – che mi commuove – rimanda a un altro secolo, che ebbe i suoi gravi difetti ma sicuramente suggeriva ai suoi abitanti un costume civico più disciplinato e forse anche più serio rispetto al nostro. Il voto era ancora vissuto come una conquista da difendere con le unghie e con i denti. Le elezioni erano la festa della democrazia. Temo che nessuno, al di sotto dei cinquant’anni, abbia memoria di quella cultura e di quell’abito mentale. Ci siamo abituati a considerare tutto dovuto, tutto scontato, e dunque che la democrazia sia una conquista da difendere non è un’idea diffusa.

Ma è davvero “grande”la democrazia Usa?

Caro Serra, forse è giunto il momento di sfatare un luogo comune: “Gli Stati Uniti sono la più grande democrazia del mondo”. Negli Usa c’è la pena di morte (impensabile in qualsiasi Paese democratico), ci sono più armi che abitanti (compresi i neonati), c’è razzismo, in molti Stati è vietato l’aborto, sono guerrafondai (vedi Iraq e altro). Questa è una grande democrazia?
I.G. - Como

Sì, gli Usa sono stati, fin qui, una grande democrazia, anche se con una vita sociale spesso violenta, una distribuzione molto iniqua della ricchezza, un Welfare nettamente più debole rispetto agli standard europei e un atteggiamento padronale nei confronti del resto dell’umanità. Non “la più grande democrazia del mondo” (che è, almeno formalmente, l’India), ma comunque una potente avventura di libertà che dura da due secoli e mezzo. Il problema è capire che cosa succederà adesso, con l’uomo più ricco del Pianeta al fianco del presidente (anche formalmente), e una cultura vendicativa, autocratica, demagogica, sfrenatamente liberista, saldamente al potere. Io non sono ottimista.

Il popolo di Thomas Mann e i populismi di oggi

Egregio Serra, a proposito dei populismi odierni, mi permetto di riportare la seguente frase estratta dal romanzo Doctor Faustus di Thomas Mann: «Per chi è di idee progressiste la parola e il concetto di “popolo” conservano sempre un che di arcaicamente apprensivo, ed egli sa che basta apostrofare la folla chiamandola “popolo” per indurla a malvagità reazionarie. Che cosa non si è fatto davanti ai nostri occhi, o anche non proprio davanti ai nostri occhi, in nome del “popolo”, che non si sarebbe potuto fare in nome di Dio o dell’umanità o del diritto!». Il romanzo fu pubblicato nel 1947, due anni dopo la fine del regime nazista, che salì al potere proprio in nome del “Volk”.
Walter Merzagora - Milano

Il popolo, oggi come ieri, esiste soprattutto come figura retorica in opposizione alle élite. È una lettura menzognera della società: ogni volta che si vota si può verificare che il cosiddetto “popolo” si divide in parti quasi uguali (per sommi capi: la destra, la sinistra) e dunque nessuna delle due ha il diritto di considerarsi concessionario unico del “popolo”. Risolverebbe il problema usare la parola “cittadini”, che rimanda tutti, di qualunque ceto sociale, alla stessa condizione, agli stessi diritti e alla stessa disciplina.

Patriarcato? La parola è sbagliata

Caro Serra, il patriarcato è il modello culturale secondo il quale la struttura fondamentale della società è la famiglia governata dal padre (patriarca) con potere assoluto sui figli e sui figli dei figli, e naturalmente sulle loro donne. Abbiamo visto il patriarcato in funzione nel caso della ragazza pakistana uccisa dai parenti perché non voleva sposare l’uomo che loro avevano scelto. Se Valditara ha sbagliato a tirare in ballo l’immigrazione, sbagliano anche i suoi contraddittori nel fare riferimento al patriarcato.

Pier Giorgio Lignani - Perugia

Anche a me sembra che “maschilismo” sia più efficace e meno specifico di “patriarcato”, che mi sembra parola di altri secoli e di altri assetti familiari. Ma il dibattito, lungo e articolato, tra chi si occupa dell’argomento (detta all’ingrosso: il femminismo nelle sue varie articolazioni) ha deciso diversamente. Dunque siamo, io e lei, in minoranza.

Sul Venerdì del 29 novembre 2024

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