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“Conclave”, il regista Edward Berger: “Le mie gole profonde sono state i cardinali”

il regista tedesco Edward Berger sul set di Conclave, nelle sale dal 19 dicembre (distribuito da Eagle Pictures), tratto dal romanzo dello scrittore inglese Robert Harris (Mondadori, 2016) 

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Per raccontare il più realisticamente possibile l’elezione del Papa e gli attuali schieramenti dentro la chiesa, il regista premio Oscar ha usato fonti di prima mano: «Qualche mistero resta. Per fortuna»
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Quel che succede in Vaticano resta in Vaticano. Potrebbe riassumersi così il senso di Conclave, il film in arrivo il 19 dicembre per la regia del tedesco Edward Berger, già autore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, premiato l’anno scorso con l’Oscar come miglior film straniero. Perché la trama di questo Kammerspielfilm – che è un thriller psicologico un po’ claustrofobico, in gran parte ambientato nella Cappella Sistina, dove si svolge l’elezione del Papa, e nella Domus Sanctae Marthae, dove alloggia il collegio dei cardinali elettori – ruota tutta attorno alle macchinazioni per far votare il proprio candidato. Alla vanità degli aspiranti al soglio pontificio. E ai tanti segreti e scheletri nell’armadio dei papabili, che alla fine rivelano l’altra, prosaica, natura della Chiesa, con tutti i suoi scandali occultati nel silenzio.

Quel che succede in Vaticano resta in Vaticano. Potrebbe riassumersi così il senso di Conclave, il film in arrivo il 19 dicembre per la regia del tedesco Edward Berger, già autore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, premiato l’anno scorso con l’Oscar come miglior film straniero. Perché la trama di questo Kammerspielfilm – che è un thriller psicologico un po’ claustrofobico, in gran parte ambientato nella Cappella Sistina, dove si svolge l’elezione del Papa, e nella Domus Sanctae Marthae, dove alloggia il collegio dei cardinali elettori – ruota tutta attorno alle macchinazioni per far votare il proprio candidato. Alla vanità degli aspiranti al soglio pontificio. E ai tanti segreti e scheletri nell’armadio dei papabili, che alla fine rivelano l’altra, prosaica, natura della Chiesa, con tutti i suoi scandali occultati nel silenzio.

Alla morte del vecchio Papa, il cardinale decano Thomas Lawrence (Ralph Fiennes) viene incaricato di organizzare il conclave. Presto, tra i tanti cardinali giunti a Roma sotto l’occhio discreto di Suor Agnes (Isabella Rossellini) e delle consorelle, emergono quattro candidati: il liberale italoamericano Bellini (interpretato da Stanley Tucci), il patriarca reazionario di Venezia Tedesco (Sergio Castellitto), il canadese Tremblay e il nigeriano Adeyemi, entrambi abbastanza conservatori. Mentre i prelati fanno lobbying per spingere ognuno il proprio candidato, qualcuno rivela a Lawrence/Fiennes che l’ultimo papa aveva chiesto le dimissioni di Tremblay. E mentre il cardinale decano cerca le prove del misfatto, emergono dubbi anche sul passato di Adeyemi...

«Diciamo che dopo il fango e le esplosioni di Niente di nuovo sul fronte occidentale cercavo un’ambientazione agli antipodi», mi spiega Berger. «A convincermi ad adattare Conclave, il romanzo di Robert Harris, è stata la battaglia interiore del cardinale Lawrence, tormentato dal dubbio di fare la scelta giusta. Elemento che in definitiva ha convinto anche Ralph Fiennes ad accettare la parte».

Per realizzare il film, che è tra i successi indipendenti dell’anno al box office americano, e di cui si prevede già la nomination agli Oscar, Berger si è dovuto documentare a lungo in modo che personaggi, dialoghi e situazioni non suonassero fasulli. «Questa è una storia di lotta per il potere che potrebbe svolgersi ovunque», spiega il regista, «ma a renderla unica, anche visivamente, è la presenza dei riti. Da protestante mi ha sempre colpito come i cattolici siano straordinari nel creare un alone di mistero attorno al sacro, proprio con i rituali: la composizione della salma del Papa defunto, il sigillo che si applica alla stanza, il voto nel conclave, tutto fa parte di una capacità di narrare che si rivela perfetta per il cinema. Per coglierla ho letto molti libri e parlato con il decano, e con molti cardinali e vescovi».

E che cosa le hanno raccontato?

«Ovviamente possono parlare di alcuni riti, spiegare nel dettaglio come sono fatte le schede, o l’urna, ma non certo dire cosa accade nel conclave. Del resto il mistero è il miglior alleato per chi fa cinema...».

Le hanno parlato anche delle discussioni in seno alla Chiesa tra progressisti e conservatori?

«Certamente. Ci sono alcuni cardinali che, come Tedesco nel film, raccontano di quanto la Chiesa si senta accerchiata dai musulmani. Ma ce ne sono altri che, come il cardinale Bellini, sempre nel film, parlano del ruolo delle donne nella Chiesa».

Il film rivela vizi e scandali davvero molto umani e poco spirituali. Crede che il Vaticano commenterà dopo l’uscita in Italia?

«So per certo che molti cardinali sono curiosi, e lo andranno a vedere, ma non penso proprio ci saranno reazioni ufficiali. Quanto al pubblico di fede cattolica, penso apprezzerà lo sguardo aperto e non dogmatico: io sono uno convinto che la Chiesa debba rinnovarsi – d’altronde è il più vecchio patriarcato del mondo – ma anche che della Chiesa abbiamo bisogno, perché senza di essa la cultura occidentale non avrebbe un’identità».

Ralph Fiennes qui dà una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Perché ha scelto proprio lui?

«Perché è uno dei pochi in grado di esprimere emozioni e pensieri con un’espressione del viso, con gli occhi. E Lawrence, il personaggio che interpreta, è soprattutto uno che pensa. Non parla granché».

Beh, nel film anche i silenzi dicono tanto.

«Ho lavorato in maniera ossessiva sul sonoro, volevo trasmettere l’impressione che, quando il portone di Casa Santa Marta si chiude, risucchiasse tutta l’aria da quelle stanze. Ho registrato moltissimi rumori, come lo strusciare degli abiti cardinalizi. Ho anche chiesto a Ralph di ridoppiare tutto il film, solamente respirando in diversi modi davanti al microfono – per esprimere così reazioni diverse di fronte ai giochi di potere che si svolgono intorno a lui».

Giochi che alla fine lo coinvolgono direttamente.

«Nessuno è immune dalla brama di potere, lo stesso Lawrence/Fiennes, che vorrebbe restare fuori dai giochi, cade in tentazione».

Il suo è un vero e proprio giallo senza omicidi, che però lascia col fiato sospeso.

«L’ho girato ispirandomi ai film che prediligo, i thriller politici degli anni 70, come Tutti gli uomini del Presidente o Perché un assassinio di Alan J. Pakula. Mi ha aiutato molto la sceneggiatura di Peter Straughan, che non a caso aveva adattato La talpa da John le Carré».

Girare in Vaticano era impossibile: è stato difficile ricostruire in modo così autentico quegli ambienti?

«Non volevo ricreare una Roma da cartolina, con la classica vista su Piazza San Pietro. E volevo dare un senso claustrofobico, facendo svolgere la storia tutta in interni. La Cappella Sistina, dove si tiene il conclave, è stata ricostruita a Cinecittà, e così i corridoi di Casa Santa Marta, dove alloggiano i cardinali, che nella realtà non sono molto intriganti visivamente. Il resto è un collage di scorci ripresi qua e là, alla Reggia di Caserta per esempio».

E gli abiti di scena?

«Mi ha aiutato la costumista Lisy Christl, che ha lavorato al mio precedente film. Abbiamo trasformato le vesti, che dovrebbero essere uguali per tutti, in qualcosa di unico: rispecchiano le diverse personalità perché realizzate su misura e a richiesta di chi le indossa, come il vanitoso Tremblay e come Tedesco, che ha una sorta di cappotto rosso che lo rende quasi diabolico».

In un film tutto al maschile, il femminile ha un ruolo chiave.

«C’è un’unica protagonista, Suor Agnes / Isabella Rossellini: ha un ruolo piccolo ma fondamentale, perché nonostante sia chiamata al silenzio e all’obbligo di servire i cardinali, quando appare ha una fortissima presenza e il pubblico capisce che la sua capacità di ascoltare la rende depositaria di un potere molto più grande di quanto si possa immaginare. Senza contare poi il messaggio sotteso a tutto il film, rappresentato dall’immagine in cui Lawrence apre la finestra su un bel mattino romano e vede fuori tre suore: credo che sia un bel segno di speranza».

Sul Venerdì del 29 novembre 2024

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