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Massimo Giannini: non contiamo nulla

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Non se la prendano i Patrioti al comando. Non si dispiaccia la nostra premier Evita Melòn, ingaggiata dal pazzotico presidente argentino Milei nel Patto della Motosega insieme alla sua truce combriccola di ex camicie nere impegnate a “fare la Storia”. Non si rammarichi Capitan Salvini, piazzista volontario della premiata ditta “Trump-Musk” e perseguitato dai “giudici comunisti” solo perché difende i confini dello Stato. Non piangano i Vannacci, i combattenti della “Nazione” e tutti i nostalgici della Decima che incedono fieri, senza orbace né cavallo ma con lo scolapasta in testa, nell’emiciclo dell’Europarlamento. E in definitiva, rassegniamoci anche noi, popolo bue di questo crociano “Paradiso abitato da diavoli” che chiamiamo Italia. Ci crediamo l’ombelico del mondo, ma forse dovremo imparare a cercarci in altre parti meno nobili dell’organismo umano. Prendiamone atto: non contiamo una mazza. L’ho sempre sospettato, ma l’ennesima conferma l’ho avuta purtroppo scorrendo il monumenta…

Non se la prendano i Patrioti al comando. Non si dispiaccia la nostra premier Evita Melòn, ingaggiata dal pazzotico presidente argentino Milei nel Patto della Motosega insieme alla sua truce combriccola di ex camicie nere impegnate a “fare la Storia”. Non si rammarichi Capitan Salvini, piazzista volontario della premiata ditta “Trump-Musk” e perseguitato dai “giudici comunisti” solo perché difende i confini dello Stato. Non piangano i Vannacci, i combattenti della “Nazione” e tutti i nostalgici della Decima che incedono fieri, senza orbace né cavallo ma con lo scolapasta in testa, nell’emiciclo dell’Europarlamento. E in definitiva, rassegniamoci anche noi, popolo bue di questo crociano “Paradiso abitato da diavoli” che chiamiamo Italia. Ci crediamo l’ombelico del mondo, ma forse dovremo imparare a cercarci in altre parti meno nobili dell’organismo umano. Prendiamone atto: non contiamo una mazza. L’ho sempre sospettato, ma l’ennesima conferma l’ho avuta purtroppo scorrendo il monumentale libro di Angela Merkel Libertà, appena uscito da Rizzoli. Un viaggio lungo 736 pagine nella vita della donna più influente del pianeta, soprattutto nei 16 anni da Cancelliera della Germania dopo Kohl. Sono andato a cercare tutti i passaggi che riguardano il Belpaese. Nella mia testa, ce n’erano tanti, uno più intrigante dell’altro. Dalla caduta rovinosa del 2011 del Cavaliere (con relativa formula, a lui attribuita, di “culona inchiavabile”), a quel drink galeotto con “Giuseppi”, stile Casablanca de’ noantri, al bar dell’hotel di Davos nel febbraio 2019. Ho letto e riletto, sfogliato e risfogliato: la Statista Angela cita gli italioti di sfuggita, giusto una decina di volte. La menzione più generosa (tre pagine) riguarda Renzi: la telefonata che le fece dopo la strage dei migranti a Lampedusa nell’aprile 2015 e il suo appello, raccolto, per un vertice straordinario a Bruxelles. Poi cita una volta Ciampi, solo per dire che lo incrociò a Berlino nel 2005. Una volta Prodi, per ricordare che sostenne insieme a lei il Protocollo di Kyoto sull’ambiente. Tre volte Berlusconi: una volta sempre con Ciampi, un’altra per un colloquio durante la crisi dei debiti sovrani del maggio 2010 e un’altra ancora, insieme agli altri leader, per il G-20 di Cannes del novembre 2011. Di Conte c’è una sola traccia, tra i partecipanti al vertice sulla Libia del gennaio 2020. In compenso, c’è un passaggio sul whatever it takes di Draghi (per precisare che non lo concordò con lei) e un cenno a una chiamata di Gentiloni a dicembre 2016, per informarla che Anis Amri, killer dei mercatini di Natale, era stato ucciso a Milano. E questo è tutto. Non pervenuti Mattarella e Napolitano, Monti e Tajani. Sia chiaro, non me ne rallegro: ma questo valiamo, nella testa e nel cuore dei nostri partner europei. Certo, oggi gli orgogliosi teutoni sembrano più inguaiati di noi. Ma il mal comune è sempre una magra consolazione. Sic transit gloria Italiae.

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