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La fortuna di Peggy Guggenheim

Peggy Guggenheim (1898-1979) ereditiera e collezionista americana, fondatrice dell’omonimo museo veneziano. getty images 

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ORA D’ARIA Da New York a Venezia, storia dell’ereditiera che spese tutto per l’arte
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In viaggio a New York a 60 anni, Peggy Guggenheim per la prima volta fu contenta dell’enorme fortuna che aveva perso quando il padre aveva lasciato i fratelli e si era messo in proprio, senza mai più davvero arricchirsi. Il motivo era che Peggy aveva trovato brutto il Museo Guggenheim di Manhattan, con la rampa ascendente di Frank Lloyd Wright che “lasciava le persone a rispettosa distanza” dai quadri, appesi come “francobolli” sulle mura inclinate; e insomma preferiva la sua “modesta” barchessa di Venezia (barchessa cioè casa rurale di servizio: la casa Venier dei Leoni, con la sua collezione).

La casa in cui Peggy era nata a New York era sontuosa; la figlia, quando ce l’aveva portata nel 1941, aveva commentato: «Mamma, come sei caduta in basso», insospettendo il maggiordomo, che si rassicurò solo quando …

In viaggio a New York a 60 anni, Peggy Guggenheim per la prima volta fu contenta dell’enorme fortuna che aveva perso quando il padre aveva lasciato i fratelli e si era messo in proprio, senza mai più davvero arricchirsi. Il motivo era che Peggy aveva trovato brutto il Museo Guggenheim di Manhattan, con la rampa ascendente di Frank Lloyd Wright che “lasciava le persone a rispettosa distanza” dai quadri, appesi come “francobolli” sulle mura inclinate; e insomma preferiva la sua “modesta” barchessa di Venezia (barchessa cioè casa rurale di servizio: la casa Venier dei Leoni, con la sua collezione).

La casa in cui Peggy era nata a New York era sontuosa; la figlia, quando ce l’aveva portata nel 1941, aveva commentato: «Mamma, come sei caduta in basso», insospettendo il maggiordomo, che si rassicurò solo quando vide che Peggy conosceva bene i luoghi, il salone con una serra in centro e il servizio d’argento “mostruoso”, la scala e i quattro piani; ricordò la limousine con cui andava a giocare a Central Park, comunicando con l’autista con un tubo-telefono. Dei nonni di Peggy, uno, Seligman, era nato in una stalla in Baviera, l’altro era un venditore ambulante di Lengnau, nella Svizzera tedesca; avevano ammassato entrambi ricchezze colossali, i Seligman avevano però una posizione sociale più prestigiosa, e quando la madre Seligman sposò Benjamin Guggenheim (erano proprietari di quasi tutte le miniere di rame nel mondo), l’unione fu considerata una mésalliance.

Il padre di Peggy era laureato, aveva “buon gusto”, e vi educava le figlie; si innamorava, e la madre volle divorziare – ma arrivò una fiumana di parenti a dissuaderla, per scongiurare la catastrofe. Benjamin lasciò il lavoro dei fratelli e si sistemò a Parigi (costruiva gli ascensori per la Tour Eiffel), e quando volle tornare a vedere la famiglia, per uno sciopero dei fuochisti sulla sua nave ripiegò sul Titanic. Due cugini andarono a guardare tra i sopravvissuti, ma trovarono solo l’amante del padre – lui, in abito da sera, aveva ceduto la scialuppa alle donne e ai bambini. Così, con un’eredità più che cospicua ma non faraonica, Peggy visse in Europa la sua vita stravagante, “bohémienne” (sic) e geniale tra gli artisti emergenti: ottenendo i quadri magari a rate o in dono, con le cameriere della madre che le portavano le sue perle in soccorso. Quando Louis Aragon, il poeta del P.C.F., le chiese la sua casa per dei comunisti in visita, lei gli spiegò seria che non era abbastanza elegante. Intanto Peggy componeva la storia dell’arte moderna – lo racconta in una delle più divertenti memorie del secolo, Una vita per l’arte, uscito di nuovo da BUR.

Sul Venerdì del 13 dicembre 2024

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