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Carlo Lucarelli: una telefonata agli amici degli amici

Vittorio Galli, l’imprenditore ucciso nel 2004 a San Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini (Ansa) (ansa)
BRUTTE STORIE
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Un’impronta, la scheda di un albergo, un identikit e un assegno. Più le intuizioni dei carabinieri di Rimini e Cattolica. Li prendono così quelli che una bella domenica di settembre del 2004 hanno ammazzato il signor Vittorio Galli sparandogli un colpo in faccia.

San Giovanni in Marignano, provincia di Rimini, alle porte di San Marino. È passato da poco mezzogiorno, nel casolare dell’agriturismo Tempio Antico, una bellissima tenuta con viti antiche e vecchio mulino medioevale, si sta per tenere un matrimonio, quando nel cortile di dietro arriva una Fiat 600 da cui scende un uomo. Vittorio, che sta dipingendo una panchina, alza la testa, e quello gli spara un colpo calibro 7.65 sotto l’occhio destro. Il figlio sente lo sparo, esce e si trova faccia a faccia con l’assassino, che lentamente monta in macchina, il complice parte, e se ne vanno.

Un’impronta, la scheda di un albergo, un identikit e un assegno. Più le intuizioni dei carabinieri di Rimini e Cattolica. Li prendono così quelli che una bella domenica di settembre del 2004 hanno ammazzato il signor Vittorio Galli sparandogli un colpo in faccia.

San Giovanni in Marignano, provincia di Rimini, alle porte di San Marino. È passato da poco mezzogiorno, nel casolare dell’agriturismo Tempio Antico, una bellissima tenuta con viti antiche e vecchio mulino medioevale, si sta per tenere un matrimonio, quando nel cortile di dietro arriva una Fiat 600 da cui scende un uomo. Vittorio, che sta dipingendo una panchina, alza la testa, e quello gli spara un colpo calibro 7.65 sotto l’occhio destro. Il figlio sente lo sparo, esce e si trova faccia a faccia con l’assassino, che lentamente monta in macchina, il complice parte, e se ne vanno.

I carabinieri di Cattolica arrestano subito il precedente proprietario della tenuta: il signor Angelo riteneva di essere stato truffato e aveva già minacciato la vittima, ma ha un alibi di ferro. E allora? Allora con pazienza, come nei romanzi gialli di Maigret, i carabinieri battono tutte le piste e salta fuori un albergatore che si ricorda di una cosa strana: il giorno dopo l’omicidio il signor Angelo era andato a pagare la camera di due uomini e si era portato via la scheda di soggiorno, ma l’albergatore si era segnato il nome di uno dei due. Lo stesso nome che ha firmato il noleggio di una 600 all’aeroporto di Forlì, il giorno prima. Nell’auto c’è un’impronta che sta in archivio e corrisponde a un pregiudicato siciliano che ha proprio quel nome lì e la stessa faccia dell’identikit disegnato sui ricordi del figlio di Vittorio.

E in casa del pregiudicato viene anche ritrovato un assegno di cinquantamila euro firmato, guarda un po’, dal signor Angelo, pure se scoperto. A questo punto basta un’intercettazione e salta fuori tutto. Il signor Angelo si era rivolto ad amici degli amici in Sicilia che gli avevano mandato un paio di persone a fargli il favore. Era talmente arrabbiato per aver perso la tenuta, colpa sua, affari che erano andati male, e il signor Vittorio, invece, a mandare avanti le sue imprese era bravo, e aveva comprato l’agriturismo, ma Angelo, proprio, non riusciva a mandarla giù.

Così quel colpo in faccia al povero signor Vittorio, due figli orfani e una vedova, e per lui e gli amici degli amici, invece, l’ergastolo.

Sul Venerdì del 20 dicembre 2024

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