Era il 1945. L’Italia usciva in macerie dalla guerra. Strade, ponti, ferrovie e fabbriche erano distrutti. I prezzi salivano e la gente pativa la fame. C’era bisogno di tutto, soprattutto di speranza. E così un frate cappuccino dalla barba bianca pensò di portarla di casa in casa con un almanacco. Si chiamava padre Mariangelo da Cerqueto e da lì a poco sarebbe diventato per tutti Frate Indovino.
2025, un numero speciale
La prima edizione uscì nel 1946: dodici paginette in bianco e nero, carta quasi velina, orari del Sole, cicli della Luna, ipotesi sul meteo, indicazioni pratiche per chi doveva seminare, coltivare la vite, falciare l’erba, curare l’orto, mietere e vendemmiare. Pillole di saggezza e buonsenso popolare. Ne stampò duemila copie, in allegato al mensile dei cappuccini umbri Voce serafica. Ebbe così tanto successo, che ben presto varcò i confini regionali e ancora oggi se dici almanacco dici Frate Indovino.Nel 2025, anno santo e ottavo centenario del Cantico di Frate Sole di…
Era il 1945. L’Italia usciva in macerie dalla guerra. Strade, ponti, ferrovie e fabbriche erano distrutti. I prezzi salivano e la gente pativa la fame. C’era bisogno di tutto, soprattutto di speranza. E così un frate cappuccino dalla barba bianca pensò di portarla di casa in casa con un almanacco. Si chiamava padre Mariangelo da Cerqueto e da lì a poco sarebbe diventato per tutti Frate Indovino.
2025, un numero speciale
La prima edizione uscì nel 1946: dodici paginette in bianco e nero, carta quasi velina, orari del Sole, cicli della Luna, ipotesi sul meteo, indicazioni pratiche per chi doveva seminare, coltivare la vite, falciare l’erba, curare l’orto, mietere e vendemmiare. Pillole di saggezza e buonsenso popolare. Ne stampò duemila copie, in allegato al mensile dei cappuccini umbri Voce serafica. Ebbe così tanto successo, che ben presto varcò i confini regionali e ancora oggi se dici almanacco dici Frate Indovino.Nel 2025, anno santo e ottavo centenario del Cantico di Frate Sole di san Francesco d’Assisi, esce l’ottantesima edizione, due milioni e mezzo di copie in Italia, una versione speciale per la Sardegna con le festività proprie dell’isola e una per la Svizzera. «È davvero un dono della Provvidenza, certe coincidenze non capitano spesso, no? Per questo abbiamo voluto dedicare questo numero speciale al grande Giubileo della speranza», dice Paolo Friso, direttore generale Edizioni Frate Indovino (Perugia), prima di spiegarci che il nome non ha nulla a che vedere con certe presunte capacità di prevedere il futuro, ma nasce da quella che oggi potremmo chiamare analisi dei big data.«Padre Mariangelo aveva accesso al grande archivio dei Cappuccini di Assisi, dove sono conservate le Cronache, una sorta di giornale di bordo dei conventi. Dai più vecchi insediamenti della prima metà del XVI secolo ai giorni nostri, molte riportavano i lavori fatti anche in considerazione delle condizioni meteo più o meno favorevoli. Così Padre Mariangelo stese una sorta di “foglio di calcolo”, ponendo tutte le variabili anno per anno e ottenendo quella che oggi sarebbe definita una valida base statistica sulla ciclicità del tempo atmosferico». La cosa funzionò, «funziona tuttora», e quindi la gente iniziò a chiamarlo “il Frate che ci indovina” dove “indovinare” è nella vulgata sinonimo di “azzeccare”.
Ricordatevi le tasse!
Da qui il nome del calendario, che dopo pochi anni divenne anche uno strumento utile a ricordare le scadenze amministrative. Il 18 luglio del 1951, Frate Indovino segnalava che quello era l’ultimo giorno per il pagamento delle imposte dirette, per non far scattare una indennità di mora del 2 per cento, che sarebbe diventata del 6 per cento dopo il 22 del mese. Ricordava i pagamenti di altre tasse o la riscossione delle pensioni. Man mano che il tempo passava adeguava il lessico alle evoluzioni della società. Nel 1952, la rubrica Per le massaie venne ribattezzata Per le donne, agli spazi dedicati alle scoperte astronomiche si sommarono quelli che ritraevano figure femminili che avevano fatto la storia, ai suggerimenti sull’utilizzo delle erbe di campo per preparare infusi e decotti si aggiunsero consigli di ecologia e sostenibilità attraverso l’utilizzo di materie semplici (limone, bucce, ortaggi…): se si vuole, il pensiero ecologista in parole semplici. Del resto, lo spirito francescano e l’auspicio di pace tra gli uomini e la natura era presente fin dalla prima edizione. E non è mai venuto meno in questi ottant’anni: ancora oggi sono moltissime le rubriche dedicate ai contadini, agli appassionati di orto e giardino, alla cucina casalinga con prodotti di stagione, all’erboristeria e alla fitoterapia. Il chilometro zero prima del chilometro zero.
C’era una volta Pinocchio
Tra detti popolari (oltre 25 mila) e temi di stretta attualità (crisi climatica, transizione energetica, lotta allo spreco alimentare e a quello tecnologico), sfogliare le annate del calendario è come sfogliare ottant’anni di storia italiana. Nel 1954, quando la tv arrivò nelle nostre case, Frate Indovino iniziò a pubblicare inserti e rubriche come Televisioni di sapienza e Sapienza in televisione; nel 1957 mise in copertina Marcellino pane e vino, due anni dopo Don Camillo e Peppone di Giovannino Guareschi. Ci furono edizioni dedicate a Pinocchio (1963) e a Cappuccetto rosso (1974), dove il personaggio delle fiabe era alle prese con la modernità e i “rischi” degli anni Settanta. «Il cinema», spiega Friso, «era una continua fonte di ispirazione per padre Mariangelo». Dopo la sua scomparsa, nel 2002, la redazione ne ha continuato il lavoro coinvolgendo artisti e letterati. Nel calendario 2025, illustrato da Stefano Pachì, lo scrittore Daniele Mencarelli commenta in versi il Cantico di Frate Sole, tra le primissime poesie scritte in lingua italiana. Come sempre poi, il calendario è un invito alla reciprocità. «C’è un prezzo di copertina, ma solo per le copie che arrivano nelle edicole e nei supermercati. Chi lo riceve a casa è invece invitato a donare ciò che può e desidera».
Tra l’Ucraina e l’Amazzonia
Le offerte raccolte sono destinate a finanziare diversi progetti, dalla salvaguardia dei popoli indigeni dell’Amazzonia al sostegno psicologico delle madri che hanno perso i figli in combattimento in Ucraina, dagli aiuti a famiglie in difficoltà economiche e abitative all’accoglienza di profughi e immigrati», spiega fra Carlo Maria Chistolini, presidente della fondazione Assisi Missio. «Anche questo era un desiderio di padre Mariangelo: voleva partire missionario, ma le sue condizioni di salute non glielo permisero. Decise dunque d’impegnarsi a raccogliere donazioni e il suo calendario da allora è anche questo: un esempio virtuoso di economia del dono».
Sul Venerdì del 20 dicembre 2024