Nosferatu: altro che vampiro romantico, in realtà è un demone
di Roberto CrociLos Angeles. «Non volevo che il pubblico potesse vedere dentro l’oscurità, voglio che veda l’oscurità stessa». Robert Eggers ha mantenuto la promessa: il nuovo Nosferatu da lui diretto comincia con alcuni secondi di buio assoluto. Per il regista di The Witch e The Northman, qui anche sceneggiatore e produttore, il progetto è iniziato dieci anni fa. Oltre che un melodramma gotico, Nosferatu, in sala dal primo gennaio, è anche la storia di un’outsider, una donna (Lily Rose Depp) che non appartiene all’epoca in cui è nata e che è vittima della società del XIX secolo tanto quanto il vampiro. Nel cast Bill Skarsgård, Nicholas Hoult, Aaron Taylor-Johnson, Emma Corrin e Willem Dafoe, che incontriamo con Eggers.
Quale è il suo primo incontro con questa storia?
Robert Eggers: «Ho visto per la prima volta Nosferatu di Murnau quando avevo nove anni. L’interpretazione di Max Schreck e il trucco mi colpirono profondamente. Poi al liceo ho diretto una rappresentazione di Nosferatu con la mia amica …
Los Angeles. «Non volevo che il pubblico potesse vedere dentro l’oscurità, voglio che veda l’oscurità stessa». Robert Eggers ha mantenuto la promessa: il nuovo Nosferatu da lui diretto comincia con alcuni secondi di buio assoluto. Per il regista di The Witch e The Northman, qui anche sceneggiatore e produttore, il progetto è iniziato dieci anni fa. Oltre che un melodramma gotico, Nosferatu, in sala dal primo gennaio, è anche la storia di un’outsider, una donna (Lily Rose Depp) che non appartiene all’epoca in cui è nata e che è vittima della società del XIX secolo tanto quanto il vampiro. Nel cast Bill Skarsgård, Nicholas Hoult, Aaron Taylor-Johnson, Emma Corrin e Willem Dafoe, che incontriamo con Eggers.
Quale è il suo primo incontro con questa storia?
Robert Eggers: «Ho visto per la prima volta Nosferatu di Murnau quando avevo nove anni. L’interpretazione di Max Schreck e il trucco mi colpirono profondamente. Poi al liceo ho diretto una rappresentazione di Nosferatu con la mia amica regista Ashley Kelly Tata, abbiamo allestito uno spettacolo tutto in bianco e nero, dal trucco ai set. Quell’esperienza ha forgiato la mia identità di regista. Questo è il mio film più personale, pieno di ricordi».
Perché tanto interesse per Dracula e i vampiri?
Robert Eggers: «Tutto è iniziato quando ho scoperto Montague Summers, l’ecclesiastico inglese che studiava l’occulto: così ho iniziato a interessarmi al vampirismo e al soprannaturale. Nel fare ricerche per questa sceneggiatura, ho dovuto dimenticare tutto ciò che sapevo, volevo ritrarre Orlok come lo descrivono le prime testimonianze sui vampiri, che possedevano le proprie vittime, anche sessualmente, fino alla morte. Perché sono tremendamente stanco dei vampiri eroici, romantici, bellocci e tristi. Il mio Nosferatu è un essere connesso al vero folklore e mitologia dell’Est Europa, non al romanticismo decadente... il mio Orlok preferisce bere il sangue dal cuore, non dal collo. È un demone, il male incarnato».
E per lei, Dafoe? Qual è il suo rapporto con questa storia?
Willem Dafoe: «Anche io faccio parte del club degli amanti dell’horror e in particolare dei vampiri, sono stati i primi film che ho visto. Quando ho girato L’ombra del vampiro con John Malkovich, dove interpreto Max Schreck, ho studiato il Nosferatu del 1922, che in quel film era citato molto. Quindi quando Rob mi ha proposto il ruolo di Eberhart Von Franz conoscevo bene la storia. Con Eggers avevo già lavorato due volte (per The Lighthouse e The Northman, ndr) e sapevo bene che tono e passo avrebbe avuto questo film, e devo dire che mi è piaciuta molto l’idea del personaggio creato per me».
Quale aspetto del personaggio l’ha incuriosita?
Willem Dafoe: «È uno studioso con conoscenze occulte come Albin Grau, art director e produttore di Murnau. Non è accettato dalla società, proprio per questi suoi studi che conciliano il visibile con l’invisibile, e non riceve molto sostegno dalle persone che lo circondano. Mi piacciono i personaggi che vedono in un modo in cui gli altri non vedono: spesso riescono a percepire la repressione e le follie degli altri».
Avete già lavorato insieme, com’è il vostro rapporto?
Willem Dafoe: «Prima di essere suo amico, sono il suo attore. Con il mio lavoro esprimo la sua visione, questa per me è la cosa più importante. Rob è capace di creare mondi bellissimi, lo ha sempre fatto. Se mi chiama corro».
Ha scoperto qualcosa di nuovo con questa nuova collaborazione?
Willem Dafoe: «L’ho visto diventare più maturo, più articolato. Per me il suo talento più grande è saper realizzare ciò che sogna, non tutti i registi sono capaci di trasformare l’impossibile in fattibile. Questo è il motivo per cui tanti film falliscono, mentre altri hanno successo. È un’abilità importante da avere in questo business».
Perché ha scelto di raccontare la storia da una prospettiva femminile con il personaggio di Lily-Rose Depp?
Robert Eggers: «Una delle cose che amo di più del Dracula di Stoker è quando si innamora di Mina tramite il ritratto sul medaglione. Così ho pensato di raccontare la storia partendo da Ellen, la sonnambula. Oggi essere sonnambulo non significa molto, è possibile farsi curare. Ma a quei tempi si era considerati folli, in grado di sintonizzarsi con il regno degli spiriti, quindi ho voluto esplorare questa sua isteria e malinconia. Ellen ha un rapporto molto intenso con il marito, anche se lui non riesce a capire questo suo lato oscuro: purtroppo l’unica persona che può è un demone, un vampiro. Mi interessava esplorare questo triangolo amoroso molto tragico e peculiare».
Ogni generazione vive Dracula in modo diverso. Qual è il fascino nel tornare a raccontare questa storia?
Robert Eggers: «Per me il tema del sesso e della morte saranno sempre influenti in tutte le versioni, non credo cambierà mai il rapporto degli esseri umani nei loro confronti. Sono basi fondamentali della vita».
Proviamo ancora lo stesso terrore che si provava nell’Ottocento?
Robert Eggers: «Il terrore per me è soggettivo, non legato a una particolare epoca. La cosa che mi interessa in una storia come questa è che si entra in contatto con forze primordiali. Si parla ancora di casi di Strigoi, spiriti inquieti che sono risorti dalla tomba e che tornano a perseguitare le persone. Ci sono stati casi recenti, documentati venti anni fa, e sapere che possano esistere oggi è una paura molto potente. Anche se la maggior parte delle persone non vive in villaggi medievali, queste credenze sono ancora palpabili e molto vicine a noi ancora oggi».
Sul Venerdì del 20 dicembre 2024