Isola del Cantone: dal paesino senza soldi una lezione
dal nostro inviato Massimo CalandriIsola del Cantone (Genova). La maestra del doposcuola si chiama Michela, è una ragazza dal sorriso dolce. «Guardate che bel disegno ha fatto Filippo» dice alla classe. «Ripetiamo la poesia con Ayman: forza, tutti insieme». «Assia, hai già finito i compiti?». «Albert, fai pace con Martina: lei ti ha chiesto scusa». Fuori fa freddo, forse nevicherà, ma in classe l’atmosfera è calda, leggera. I bambini ne sono innamorati, la seguono come tanti anatroccoli. Anche se Michela non dovrebbe essere qui. Perché nelle casse del paese non c’è un centesimo. E allora, chi la paga la maestra? La pagano il sindaco e gli assessori. Di tasca loro. Rinunciando allo stipendio e alle indennità mensili di amministratori pubblici. «In realtà, non è il sacrificio più grosso» spiegano, quasi imbarazzati dell’attenzione. «Succede di rinunciare a molto altro. E tutti i giorni». Chi spazza il cortile, chi sistema l’impianto elettrico, imbianca le pareti o aggiusta un rubinetto del bagno. Anche i consiglieri d’op…
Isola del Cantone (Genova). La maestra del doposcuola si chiama Michela, è una ragazza dal sorriso dolce. «Guardate che bel disegno ha fatto Filippo» dice alla classe. «Ripetiamo la poesia con Ayman: forza, tutti insieme». «Assia, hai già finito i compiti?». «Albert, fai pace con Martina: lei ti ha chiesto scusa». Fuori fa freddo, forse nevicherà, ma in classe l’atmosfera è calda, leggera. I bambini ne sono innamorati, la seguono come tanti anatroccoli. Anche se Michela non dovrebbe essere qui. Perché nelle casse del paese non c’è un centesimo. E allora, chi la paga la maestra? La pagano il sindaco e gli assessori. Di tasca loro. Rinunciando allo stipendio e alle indennità mensili di amministratori pubblici. «In realtà, non è il sacrificio più grosso» spiegano, quasi imbarazzati dell’attenzione. «Succede di rinunciare a molto altro. E tutti i giorni». Chi spazza il cortile, chi sistema l’impianto elettrico, imbianca le pareti o aggiusta un rubinetto del bagno. Anche i consiglieri d’opposizione danno una mano. Se il Comune non può più permettersi spese, allora tutti – dai vecchi alpini a quelli dell’Anpi, fino alla Protezione Civile – si rimboccano le maniche: tagliano alberi e siepi, puliscono le strade, gettano il sale grosso sui gradini, sono a disposizione della locale sezione della Croce Rossa o della Casa per anziani. Volontari. Come in una grande famiglia, c’è sempre qualcuno che ha qualcosa da offrire agli altri. «Altrimenti, il paese muore».
Sono cose normali
Isola del Cantone, storia esemplare di un Comune di 1.400 abitanti sugli Appennini alle spalle di Genova, al confine col Piemonte: dove (forse) un altro mondo è ancora possibile. Municipio, scuole materne, elementari e medie, Croce Rossa, stazione dei carabinieri: tutti lì, a distanza di pochi metri l’uno dall’altra. Piazza Vittorio Veneto. Da giugno il nuovo sindaco del paese è Gianluca Campora, 55 anni, laureato in Sociologia, tetraplegico dopo un incidente in bicicletta. Si era presentato con una lista civica che ha preso il 62 per cento dei voti: «Ah, non siete qui per via della carrozzina?». All’inizio del nostro incontro, era quasi stupito di incontrare un giornalista. Perché la scelta di mettere a disposizione della comunità lo stipendio di amministratore pubblico – ci spiega – gli è sembrata «normale». Da primo cittadino guadagna 1.600 euro netti mensili, 600 sono quelli del suo vice, 400 circa gli assessori, più altre indennità: fanno circa 35 mila euro l’anno. Un autentico tesoro, per le tristi casse comunali: 20 mila euro sono stati devoluti allo storico asilo del paese (110 anni), che lo usa per garantire il funzionamento del doposcuola. Con la maestra, una cuoca e una donna delle pulizie. È tutto gratuito, dalle 13.30 alle 17: gli alunni vanno in mensa, dove possono portare il proprio cibo o mangiare a 7 euro a pasto, altrimenti a casa per pranzo e poi rientrano. Di loro si occuperanno prima la cuoca, poi Michela. Alla proposta ha aderito una ventina di famiglie, molte di origine straniera (argentini, marocchini, peruviani, rumeni): genitori che possono così continuare a lavorare, e a vivere a Isola del Cantone. Il doposcuola scongiura il rischio di accorpamento delle scuole elementari e medie del paese (52 studenti in tutto) nell’istituto onnicomprensivo di Ronco Scrivia, come invece è accaduto a un altro piccolo paese vicino, Vobbia.
Inverno demografico
Campora è stato chiamato a raccontare la sua storia anche nel corso della recente assemblea nazionale dell’Anci. «Il primo problema, per noi dei piccoli comuni, è lo spopolamento: per fermarlo, dobbiamo riuscire almeno a garantire i servizi. Viviamo ogni giorno le conseguenze dell’inverno demografico: abbiamo bisogno fondamentale di piccoli servizi, che per altri potrebbero essere scontati». Ma c’è da fare i conti anche con un personale ridotto all’osso e bilanci da mettersi le mani nel capelli. «In Municipio, compreso il sottoscritto, siamo in 8: due impiegati all’ufficio tecnico, due alla ragioneria e tributi, uno all’anagrafe e stato civile, un vigile responsabile dell’ufficio anagrafe e polizia, un operaio. Attenzione: Isola del Cantone per estensione è il settimo Comune della provincia, 25 frazioni e 7 cimiteri in quasi 50 chilometri quadrati, un numero impossibile di strade comunali da gestire». Le buche, le frane. «Noceto è una frazione di 30 abitanti, isolata da febbraio perché un vecchio ponte sta crollando: la gente – che studia, lavora; ci vive anche la persona più anziana del paese – è costretta a passare per i campi. I vigili del fuoco lassù non arrivano, l’ambulanza la deve guidare uno tosto perché rischia di finire di sotto». L’Italia dei piccoli comuni è anche – e soprattutto – questa. «Dissesto idrogeologico e servizi sono la nostra priorità: ma se spendo un euro, mi deve entrare un euro e un centesimo. Col ragioniere passiamo ore a romperci la testa per tagliare le spese: non si può spremere acqua dalle pietre».
Ecco perché devolvere lo stipendio non è il «sacrificio» più importante: «Qui si lavora tutti più di dieci ore al giorno, e non basta. Ogni minuto di tempo libero, lo impieghiamo per cucire qualche pezza». Mentre parliamo, arriva una telefonata: il bagno dell’asilo si sta allagando. «Chiamiamo Paolo!», grida il sindaco. Paolo, consigliere comunale ed esperto nel risolvere problemi idraulici. In sua attesa, sul posto corre Renato Piras, altro volontario, presidente dell’asilo e della Croce Rossa. Ogni amministratore si è specializzato in qualche compito, l’importante è risparmiare: di solito si tratta di cose manuali. «Anche se abbiamo una giunta con due ingegneri e un laureato in Belle arti. Ma cerchiamo pure di farci venire delle belle idee». Quella di “finanziare” l’asilo per garantire il doposcuola è di due consiglieri comunali: Marta Mirabelli, fisica nucleare, e Stefania Seghezzo.
«Potevamo usare i soldi per un abbonamento in palestra, una montagna di libri, belle scarpe. Invece servono per mantenere in vita il paese dove siamo cresciute e vogliamo restare». Una farmacia, il panificio, un negozio di alimentari, uno di abbigliamento, la farmacia, due bar e quattro ristoranti. La sagra della Nutella a luglio. «La vita è scandita dalle stagioni e dalle cose che ci sono da fare», racconta Mirabelli. «Gli orti da curare in primavera. In estate il fieno, da fare e raccogliere. Con l’autunno c’è da mettere da parte la legna, perché tutte le case hanno la stufa o la termocucina. D’inverno si bada agli animali. L’aria è buona. I bambini giocano per strada, ci si conosce tutti. Una grande famiglia, semplice, allegra. Però incontri sempre meno persone. Pare di essere stati dimenticati da Genova, dalla Liguria, dall’Italia». Isola del Cantone, una storia da cui prendere esempio? Il sindaco sorride. «Non ho consigli da dare. So solo che il nostro obiettivo è non morire. E che ci stiamo provando».
Sul Venerdì del 20 dicembre 2024