5th Avenue, ieri oggi e domani. Anche a Natale
Jay McInerneyPark avenue è la via con le case più eleganti e Broadway ha il fascino vistoso e gramo dei malavitosi di Damon Runyon e delle ballerine di rivista, ma nessuna strada racchiude così efficacemente il glamour e la grandeur di New York come la Quinta Avenue. Nella parte centrale ci sono gli hotel di lusso, il Pierre e lo Sherry-Netherland, e soprattutto il Plaza, quella maestosa torta alla vaniglia con la glassatura verde in cima, immortalato nel Grande Gatsby e in Il giovane ricco di Francis Scott Fitzgerald. E la fontana, tra la Quinta e l’hotel, in cui si immerse Zelda Fitzgerald e che ho sempre immaginato come il vero ombelico del mondo.
Fu al Plaza che ebbi il mio primo assaggio della Grande Mela quando ci passai una notte, con la mia famiglia dei sobborghi residenziali, prima di imbarcarci sul Queen Elizabeth per Liverpool, e io e mio fratello sfrecciavamo su e giù negli ascensori emulando Eloise, mia prima eroina letteraria. Era un fondale meraviglioso per birichinate e avventure. …
Park avenue è la via con le case più eleganti e Broadway ha il fascino vistoso e gramo dei malavitosi di Damon Runyon e delle ballerine di rivista, ma nessuna strada racchiude così efficacemente il glamour e la grandeur di New York come la Quinta Avenue. Nella parte centrale ci sono gli hotel di lusso, il Pierre e lo Sherry-Netherland, e soprattutto il Plaza, quella maestosa torta alla vaniglia con la glassatura verde in cima, immortalato nel Grande Gatsby e in Il giovane ricco di Francis Scott Fitzgerald. E la fontana, tra la Quinta e l’hotel, in cui si immerse Zelda Fitzgerald e che ho sempre immaginato come il vero ombelico del mondo.
Fu al Plaza che ebbi il mio primo assaggio della Grande Mela quando ci passai una notte, con la mia famiglia dei sobborghi residenziali, prima di imbarcarci sul Queen Elizabeth per Liverpool, e io e mio fratello sfrecciavamo su e giù negli ascensori emulando Eloise, mia prima eroina letteraria. Era un fondale meraviglioso per birichinate e avventure. In seguito avrei letto quella scena meravigliosa di Fitzgerald in cui Tom Buchanan, nell’albergo, affronta Gatsby davanti a Daisy, che tutti e due desiderano. Ci sono anche i grandi negozi su più piani, Bergdorf, Tiffany, Cartier e Saks Fifth Avenue, che con grande preveggenza prese il nome del suo riverito indirizzo.
Qui, come suggerisce Fitzgerald, ci sono le persone più illustri che guardano e le donne più belle, o quanto meno le donne più in tiro.Il mio quarto romanzo ha avuto origine sulla Quinta: nel 1988 ero sul lato ovest della strada, tra la 50ª e la 60ª, e aspettavo che scattasse il verde. Dalla parte opposta vidi un miliardario, che riconobbi perché avevo notato la sua faccia sulla copertina di Forbes: da un lato aveva la sua guardia del corpo, tutta impettita ed elegante, e dall’altro lato un senzatetto dai vestiti stazzonati, che aspettava anche lui il verde. Pensai subito: «Questa è New York, voglio scrivere un romanzo con dentro questi tre personaggi».
Così nacque
Si spengono le luci, una panoramica sociale ispirata in parte da Thackeray e Balzac, ma in primo luogo dalla città stessa. Quei due giganti della letteratura prendevano Londra e Parigi come soggetto delle loro storie, ma nel 1991 non c’era alcun dubbio che New York avesse preso il posto delle due metropoli del vecchio continente come centro del mondo. E la Quinta Avenue era la spina dorsale di Manhattan.La Quinta non è un’entità unica, ovviamente. È una serie di mondi collegati, di commercio al dettaglio, di strutture ricettive, di residenze abitative. Taglia in due Manhattan quasi alla perfezione: da un lato c’è l’East Side, dall’altro il West Side. Andando verso nord, dalla 60ª strada in su, in direzione di Harlem, ti trovi sul lato ovest Central Park, che conferisce una piacevole e verde quiete ai solenni condomini che sorgono sul lato est. Questi grattacieli residenziali sono relativamente discreti, come si conviene alla borghesia di antico lignaggio che si annida al loro interno. Se getta lo sguardo oltre il parco, chi vi abita vedrà le torrette, le torri e le merlature del ben più chiassoso West Side, con la sua popolazione di nouveaux riches.
E se gli prende il ghiribizzo dell’arte, può farsi una passeggiata fino al Metropolitan Museum of Art, dall’80ª strada in su, o fino alle spirali del Frank Lloyd Wright Guggenheim Museum.A sud ci sono le colonne calcaree e i leoni di guardia della New York Public Library, la biblioteca, e ancora più giù la prora del Flatiron Building, che sembra pronto a veleggiare su per la avenue in direzione del Plaza. Alla 9ª strada, il Brevoort Hotel, che sta lì dal 1854, è stato il contrappunto bohémien del Plaza, un punto di raccolta per letterati del calibro di Hemingway, Eugene O’Neill e Marianne Moore, luogo di bisbocce, faide e interviste. La Quinta termina in modo tutt’altro che anonimo: appena due isolati a sud di quello storico albergo, culmina nel Washington Square Park, incorniciato dall’arco bianco del monumento a Washington e traboccante di una massa vociante di umanità, di musica, voci e commerci illeciti che accoglie tutti a New York.
Sul Venerdì del 20 dicembre 2024