La religione è come gli spaghetti, a Little Italy: fa parte del retaggio; il quartiere è “un po’ difficile”, e Martin Scorsese, basso e asmatico, tagliato fuori dalle gang, guardava film in tv. Quando succedeva qualcosa, il padre diceva: «Queste cose al cinema non si vedono», e il piccolo pensava: «perché no?» (Taxi driver e Toro scatenato, sosterrà, vengono da lì). Ma, ancora nel 1974, Scorsese deve fare un documentario sugli Italoamericani, e pensa di intervistare i genitori in casa, in Elisabeth Street. È il Garment District, quartiere dell’abbigliamento: il padre stira abiti da sera – è un mestiere stagionale, e nei mesi morti tra colleghi giocano in una sala da biliardo: due poliziotti li sorvegliano: saranno mafiosi? Gli stiratori mostrano i calli – i ferri da stiro pesavano allora sette chili.
La madre, Catherine, faceva vestiti per le bambole, poi era passata da un tal Jersey King (era specializzato nel jersey); Charles le faceva le serenate, appeso alle scale di sicurezza. I genitori, dice Catherine, venivano da Ciminna in Sicilia, e, una volta che c’erano andati, avevano svegliato il macellaio per fare le salsicce. Un’altra volta era Martin Scorsese che l’aveva chiamata da laggiù: «Com’era il cognome della nonna?»; tutti erano evasivi, e si scopre che era il nome di un tipo arrestato e scappato, e Martin era stato preso per un poliziotto. «Ma ti rendi conto? Potevano uccidermi!», protesta il figlio: «Ma no! Pensavano che eri dell’Fbi».
Certi parenti siciliani d’America avevano rintracciato gli Scorsese tramite un’ex vicina di Elisabeth Street, che si ricordava dove si tagliava i capelli Charles – sicché i parenti arrivarono sul set di Martin con una damigiana di vino. Nel documentario la madre, sempre conversando, va ogni tanto in cucina a sorvegliare il sugo, e a tagliare cipolle; Martin la segue con la telecamera, avendo perso da un pezzo il controllo della situazione – Catherine, quando il figlio la farà recitare come madre del gangster Tommy De Vito, ruberà la scena a Joe Pesci, Robert De Niro e Ray Liotta. Con questo documentario, Scorsese si emancipò dai raccordi tra le scene. E per la prevalenza dell’azione, citava san Francesco: «Predicate sempre il Vangelo, e se necessario anche con le parole!». Scorsese in effetti aveva preso la religione più seriamente dei teppistelli del quartiere, e fu così che nel 1966 trovò gli argomenti per persuadere per lettera Mary Pat Kelly, che studiava per diventare suora della Provvidenza nell’Idaho, a lasciare il convento per il cinema (è lei che firma insieme a Martin la mirabile biografia Scorsese, un viaggio, da Baldini+Castoldi).