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Michele Serra: se non nevica,non nevica

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PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. La montagna è piena di risorse: trekking, alpinismo, cavallo, bicicletta, deltaplano...
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Caro Serra, vivo in una regione ricca, il Friuli Venezia Giulia, che può permettersi di elargire ai fortunati residenti bonus di varia entità e diverso oggetto. Alcuni encomiabili, altri, a mio modo di vedere, esecrabili. Fra questi lo sconto sullo skipass per gli impianti regionali, che si trovano in prevalenza a bassa quota e per i quali sono stati fatti recentemente ingenti investimenti (quasi undici milioni di euro). Funzionano, ovviamente, grazie alla “neve programmata”, elegante eufemismo per non dire “neve artificiale”, che suona più bruttino soprattutto se messo a confronto con la pubblicità del suddetto skipass (“Sfreccia su una distesa bianco latte, sentiti tutt’uno con la natura, veloce come la luce…”). La pubblicità è decisamente ingannevole, perché di bianco naturale nelle ultime stagioni ce n’è stato assai poco, e la natura continua ad essere drammaticamente violata da questo genere di industria dello sci che forse dovrebbe, piuttosto, incominciare seriamente a ripensars…

Caro Serra, vivo in una regione ricca, il Friuli Venezia Giulia, che può permettersi di elargire ai fortunati residenti bonus di varia entità e diverso oggetto. Alcuni encomiabili, altri, a mio modo di vedere, esecrabili. Fra questi lo sconto sullo skipass per gli impianti regionali, che si trovano in prevalenza a bassa quota e per i quali sono stati fatti recentemente ingenti investimenti (quasi undici milioni di euro). Funzionano, ovviamente, grazie alla “neve programmata”, elegante eufemismo per non dire “neve artificiale”, che suona più bruttino soprattutto se messo a confronto con la pubblicità del suddetto skipass (“Sfreccia su una distesa bianco latte, sentiti tutt’uno con la natura, veloce come la luce…”). La pubblicità è decisamente ingannevole, perché di bianco naturale nelle ultime stagioni ce n’è stato assai poco, e la natura continua ad essere drammaticamente violata da questo genere di industria dello sci che forse dovrebbe, piuttosto, incominciare seriamente a ripensarsi. A chi mi chiedeva cosa avrei fatto una volta in pensione dicevo, un po’ per celia: «Mah, o farò nonna paletta – presidiando le strisce pedonali in prossimità delle scuole, a tutela dell’incolumità degli scolaretti – o divento ecoterrorista, sabotando cantieri e quant’altro». Adesso che in pensione sono e, al netto di un po’ di volontariato, sane letture e molte passeggiate con il cane, che forse preferirebbe il divano, nel tempo libero di cui felicemente dispongo, mi consigli lei, caro Michele Serra, che fare: nonna paletta o ecoterrorista?

Paola Pesante

Per carità, cara Paola: nonna paletta! Magari cercando di assestare qualche palettata caso mai le passasse a tiro uno di quelli che speculano sulla natura, credono sia un limone da spremere e non la conoscono/rispettano. Anche a me la neve artificiale è sempre sembrata un penoso espediente: frutterà sicuramente qualche quattrino in più, ma è una forzatura evidente, un maquillage maldestro. Mi è capitato, anni fa, di sciare su piste artificiali (quel tipo di neve sembra ghiaccio secco) mentre tutto attorno era brullo e rinsecchito. Un’esperienza piuttosto penosa. Un viaggio nel falso. Per rincarare la dose le dirò anche che, nel ciclo decisamente siccitoso che viviamo da qualche anno (le alluvioni non fanno la differenza, sono solo l’altra faccia del cambiamento climatico), ho forti dubbi anche sull’ostinazione di tenere i prati all’inglese anche con il solleone, irrigandoli ogni giorno con grande dispendio d’acqua. In luglio e agosto macchie color smeraldo in mezzo alla natura normalmente ingiallita. Se si chiamano all’inglese è perché lassù il clima è molto piovoso, e l’erba naturalmente rigogliosa. Ma un prato all’inglese a Siracusa, a Siena, nelle Langhe, forse non è il segno di un uso intelligente dell’acqua, né di un’idea armoniosa di paesaggio. Se non nevica, non nevica: si pensi ad altre attività ricreative. La montagna è piena di risorse. Trekking, alpinismo, cavallo, bicicletta, deltaplano, meditazione, buona tavola, buone letture sotto un piumone caldo. Sono sicuro che gli albergatori più sensibili e lungimiranti, ai quali auguro una stagione invernale eccellente, hanno già capito che puntare tutto e solo sugli impianti di risalita non è una scelta intelligente.

Non è cerchiobottismo
è solo saggezza

Buongiorno Serra, l’autodefinizione di cerchiobottista non le si attaglia. Avendo noi ampiamente oltrepassato l’età della ragione, ed essendo entrati de capoccia nell’età della saggezza, abbiamo imparato ad ascoltare le ragioni degli altri, a soppesarle cercando di non ricadere in vecchi pregiudizi e a crearci un giudizio autonomo. Questo non è cerchiobottismo, è esperienza di vita, anche se a volte tocca mettere il freno a mano per evitare di mollare un metaforico calcio alle gengive di qualche fanatico per scelta o per opportunismo.
Franco Izzi

Caro Izzi, la ringrazio, sentirsi dare del saggio e non del cerchiobottista è ragione di conforto. Speriamo di meritarci la qualifica. Ce la metteremo tutta.

Auguriamoci di cuore
di continuare a sognare

Caro Serra, sono un sognatore di natura – ed è stata la mia salvezza! Da sempre sostengo che per raggiungere una meta bisogna innanzitutto sognarla. Ho ottantaquattro anni, sono nato in un vicolo di Napoli e appartengo a quella generazione di vecchi che non sono stati mai bambini. Non si poteva essere bambini in quei terribili anni 40 vissuti in una Napoli distrutta dai bombardamenti, mortificata dalla fame e lacerata da migliaia di vittime. Col passare degli anni ho iniziato a guardare oltre la siepe del mio piccolo giardino e ho cominciato a sognare quel Nuovo Anno capace di rinnovare tutte le coscienze. Continuare a sognare e sperare a ottantaquattro anni significa volere con testardaggine credere ancora nella capacità dell’essere umano di sapere trovare dentro di sé quelle spinte emozionali capaci di cambiare il destino del mondo. Non dispero e sogno, sogno governanti impegnati per restituirci la dignità di persone perbene e laboriose. Donne e uomini determinati e capaci di combattere i malfattori assetati di sporco potere che vanificano i sacrifici di tutti gli onesti. Spero che il 2025 ci porti una classe dirigente capace di decapitare quella malefica piovra che ha creato metastasi nel tessuto sano del nostro Paese. Sogno che il desiderio di cultura e di giustizia diventino il nostro pane quotidiano e nessun essere umano debba mai più versare lacrime per colpa di una società ingiusta e prevaricatrice. Un grande abbraccio con profonda stima e un mondo di auguri di ogni bene.

Raffaele Pisani

Caro Raffaele, alle soglie del 2025 sono felice di poter pubblicare una lettera così vigorosa e beneaugurante. La dedico ai miei lettori e a me stesso, il suo invito a sognare, e a sognare che il mondo cambi in meglio, suona un po’ come un salubre ceffone. Siamo troppo spesso di cattivo umore, come se il mondo non riservassepiù buone sorprese – insieme alle tante cattive. Lei ha qualche anno più di me e teoricamente spetterebbe ai più giovani dimostrare energia e determinazione. Invece è lei a darne dimostrazione a noi.Mi sono chiesto se la sua memoria degli anni di guerra e dopoguerra, così difficili e così poveri non solo a Napoli, non le serva anche per capire che il cammino percorso è stato lunghissimo, e pieno di progresso. I più giovani non possono mettere a confronto la miseria con il benessere, la sua generazione è l’ultima che lo può fare, e questo evidentemente aiuta a inquadrare un poco meglio il cammino del nostro Paese. Bello che sia un vecchio signore a rammentarcelo. Mi ha fatto tornare in mente mio suocero, che se ne è andato esattamente un anno fa. Aveva 96 anni e una vitalità ancora intatta anche se costretto in sedia a rotelle. Leggeva, scriveva, dipingeva, il suo principale cruccio, quando le forze cominciarono a scemare, era dirci: «Scusatemi ma oggi non riesco a fare conversazione». Se fosse ancora qui avrebbe sicuramente letto e approvato la sua lettera. E farebbe conversazione con lei.

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