Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano
Gentile Natalia Aspesi, è possibile un mondo senza guerra? La pratica della guerra è una situazione di fatto, non una necessità, e per cambiare questa situazione di fatto dobbiamo imparare ad andare in modo diverso. In tutti i luoghi e le culture del mondo l’uccisione volontaria di un essere umano è considerata un crimine ed è perseguita e punita. Dobbiamo allora iniziare a vedere la guerra per quello che è realmente, l’uccisione volontaria di tanti esseri umani. Tra le macerie del secolo scorso e dei primi anni di questo che stiamo vivendo, l’umanità ha già pagato un enorme carico di morte, fame, malattie e povertà. Dovremo impegnarci noi in prima persona per buttare la guerra fuori dalla storia. È urgente, indispensabile, perché il pianeta si trova, paradossalmente, in una situazione ancora più critica di quella del secolo scorso. Nel mondo atomico in cui viviamo, non possiamo più…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano
Gentile Natalia Aspesi, è possibile un mondo senza guerra? La pratica della guerra è una situazione di fatto, non una necessità, e per cambiare questa situazione di fatto dobbiamo imparare ad andare in modo diverso. In tutti i luoghi e le culture del mondo l’uccisione volontaria di un essere umano è considerata un crimine ed è perseguita e punita. Dobbiamo allora iniziare a vedere la guerra per quello che è realmente, l’uccisione volontaria di tanti esseri umani. Tra le macerie del secolo scorso e dei primi anni di questo che stiamo vivendo, l’umanità ha già pagato un enorme carico di morte, fame, malattie e povertà. Dovremo impegnarci noi in prima persona per buttare la guerra fuori dalla storia. È urgente, indispensabile, perché il pianeta si trova, paradossalmente, in una situazione ancora più critica di quella del secolo scorso. Nel mondo atomico in cui viviamo, non possiamo più permetterci la guerra. Noi ci troviamo nelle condizioni in cui non è ancora successo niente, ma – se qualcuno schiacciasse quel maledetto “bottone” – un secondo dopo sarebbe già successo tutto. Immaginare un mondo senza guerra è il compito più ambizioso che la specie umana si possa dare. La guerra è talmente disumana che pensare di umanizzarla è un’assurdità logica: come si può immaginare di umanizzare una cosa che per definizione uccide esseri umani? L’abolizione della guerra è un progetto indispensabile e urgente se vogliamo che l’avventura umana continui. Intanto le aziende europee spudoratamente produttrici di armi traggono profitto dalle guerre.
Gianni Madacheke
Mi scusi se mi ripeto, ma io non riesco a non pensarci: immagino le tavolate con tutti i loro severi signori, uguali come sempre da sempre. Non c’è quasi mai una signora, si sa che le famose donne non sono fatte per la guerra e questo è già una indicazione, direi proprio positiva. In quelle orribili tavolate si discute se mandar al macello mille o diecimila soldati contro le nuovissime armi che li distruggeranno. Le donne hanno gli occhi spalancati per la morte che la guerra porta con sé, non vogliono saperlo, preferiscono restarne fuori. Essere donna è anche questo, rifiutare la guerra. La guerra che ormai uccide quantità enormi di soldati, neppure li contano. Lei dice che d’ora in avanti la guerra non dovrebbe esserci più perché la prossima dovrà usare l’atomica, dopo di che non ci saremo più. Ma chi può spegnere l’odio dell’islam fanatico per noi? Ma chi vuole chiudere le donne dove non contano e non esistono? Chi può accettare che la sua casa, il suo quartiere sia distrutto e non esista più? Chi può accettare la morte delle persone amate in una guerra completamente inutile? Che meraviglia sarebbe poter proibire la guerra!
Maturo oppure no, il sesso è sesso
Gentile Natalia Aspesi, a proposito di sesso maturo... Quando alla principessa Metternich venne chiesto a quale età una donna cessi di essere tormentata dalla carne, «non so» rispose «io ho solo 65 anni». Nel 1862, a 82 anni, Jean-Auguste-Dominique Ingres realizzò Il bagno turco, dipinto di sensualità densa e di femminile complicità in forme e colori affatto volgari. Sono numerose le persone anziane che continuano ad avere una vita sessuale, è certo che previene le psicopatologie, rafforza l’autostima, mantiene il benessere. L’intimità sessuale può essere compromessa da malattie e farmaci. Forse il maggior limite è rappresentato dall’imbarazzo per le modificazioni del corpo e il timore di deludere le aspettative proprie e del partner. Questo è più frequente tra le donne condizionate da modelli estetici e ruolo di genere. Vero è che se le motivazioni esistono in rapporti consolidati quali quelli tra anziani, gli impedimenti, quelli possibili, sono superabili, altrimenti è lecito sospettare che le motivazioni non vi erano o non erano adeguate neanche prima.
Silvestro A. Bevilacqua
Mi rispondono in tanti su questo tema che piace molto ai lettori, i maschi che si stupiscono dello “sciopero” delle mogli e le donne, tranne una signora, che si dichiarano tutte in fuga, anche quelle che un marito ce l’hanno e però gli han detto «basta!». Mi pare che gli uomini non più giovani accettino anche dolenti di abbandonare i gesti d’amore che li univa a una donna, anche se poi c’è chi era sicuro che il matrimonio assicurasse la completa disponibilità della signora sino alla morte, cosa che invece è stata cambiata, affermando che obbligare l’altro, in questo caso la donna a fare cose che sembrano amore, ma sono proprio il contrario dell’amore, diventa violenza. Sì, è vero, se le signore continuassero anche se diventate grassocce, sarebbero più contente e rafforzerebbe la loro stima. Ma se lei preferirebbe l’impiccagione al sesso, dopo cinquant’anni di sempre meno devota sottomissione? Su una cosa lei si sbaglia; la signora che si gettava su di lei divorandola di passione è proprio la stessa che poi dopo venti, trent’anni, si è proprio stufata. A meno che lei abbia una grande fantasia e un giorno le si presenti come D’Artagnan o come il Fantasma dell’Opera, e come loro si comportasse.
Per Mimma Faia, l’ennesima morta sul lavoro
Mimma Faia è morta dopo oltre due mesi di agonia. La donna, 38 anni, era rimasta folgorata da una scarica elettrica in una trattoria di corso dei Mille, a Palermo, dove lavorava. Stava passando lo straccio. Già oltre cento, le donne morte sul lavoro anche quest’anno; guidando trattorie camion, su macchinari, ma anche per la stanchezza, per la fretta di rendere compatibile il loro lavoro con il carico familiare. Una donna è stata costretta a licenziarsi perché l’azienda per la quale lavorava non le ha concesso una flessibilità di 15 minuti in entrata al lavoro, doveva portare presumibilmente i figli a scuola. Praticamente c’è stata una strage, diffusa sul territorio nazionale. Onorevole Gribaudo, occorre rivedere l’organizzazione del lavoro, soprattutto se si ha un carico familiare: le donne diventano martiri se vogliono lavorare. Ecco chi sono gli altri quattro lavoratori morti da poco. Due sono in Emilia Romagna, nella provincia di Modena è morto un artigiano nella sua officina colpito da un pezzo di macchinario. In provincia di Reggio Emilia è morto il ferroviere Guglielmo Maiello, al largo di Fano è morto un pescatore cadendo in mare, in provincia di Frosinone un operaio albanese, mentre toglieva dal tetto l’amianto: il tetto è crollato, ferendo anche un operaio marocchino. Molti sono residenti in altre regioni, i lavoratori itineranti ormai rappresentano da soli il 30 per cento dei morti, gli stranieri sono ormai il 40 per cento dei morti sotto i 60 anni. Onorevole Chiara Gribaudo, non creda a chi le dice che mi invento i morti, lo fanno perchè lavorano nel settore e hanno interessi, anche poco chiari da difendere e per nascondere la loro incapacità nell’occuparsene. In questo campo occorre lavorare con il cuore. Io lo faccio.
C.S.
Morire per lavoro, tutti i giorni ne muore qualcuno. Pazienza: morire per lavoro è diventato un modo di vivere. Se lavori, qualsiasi cosa tu faccia, è come se tu andassi in guerra: cadi da un tetto e muori, sei vicino a una macchina che prende fuoco e muori, fai una fatica eccessiva e alla fine muori. Macchinari troppo vecchi o troppo nuovi che la gente conosce male, e poi muori. Sono oltre cento le donne morte quest’anno in lavori che parevano semplici e nascondevano invece uno scempio. Uno scempio che le ha colpite uccidendole. Cosa sono un centinaio di donne che lavoravano per mantenere i figli e adesso non ci sono più? Qualcuno si occuperà di quei figli rimasti soli? Non so perché la lettera contiene un segnale per Chiara Gribaudo, deputata del Pd, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle Condizioni di lavoro, sullo sfruttamento e tutela di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, come se lei non ci credesse. Invece io la vedo su Metropolis e credo di averne capito l’impegno. Per il resto, ho capito da tempo che la ministra del Lavoro quasi ignota, l’onorevole Marina Calderone, avrà certo ben altro da fare, tanto cheai morti, alle morte, non ha tempo da dedicare.
Sul Venerdì del 27 gennaio 2024