Thom Yorke e Neil Young, star riluttanti
di Giuseppe VidettiQuesto è un regalo, il doveroso inchino a un maestro. L’omaggio è la cover di On the Beach. L’interprete, Thom Yorke dei Radiohead che, accompagnato da Jonny Greenwood, ne cantò una versione da urlo nel programma di Gideon Coe su Bbc Radio 6. L’autore del brano, Neil Young (On the Beach è anche il titolo del suo quinto album, 1974).
Intendiamoci, Thom Yorke non ha copiato nulla da Neil Young, c’è solo un’inflessione della voce che li accomuna, il falsetto (più folk quello di Neil, più metallico e versatile quello di Thom), il modo di porgere la canzone (tenera o violenta) che per l’ascoltatore diventa immediatamente irrinunciabile – crooner sbilenchi.
Yorke non ne ha mai fatto mistero: quando aveva 16 anni mandò un nastro con alcuni brani a una rivista musicale; quelli gli risposero che sembrava Neil Young. A suo dire: all’epoca non conosceva Neil Young, corse ad acquistare After the Gold Rush, e fu amore al primo ascolto – i Radiohead hanno eseguito in concerto eccellenti versi…
Questo è un regalo, il doveroso inchino a un maestro. L’omaggio è la cover di On the Beach. L’interprete, Thom Yorke dei Radiohead che, accompagnato da Jonny Greenwood, ne cantò una versione da urlo nel programma di Gideon Coe su Bbc Radio 6. L’autore del brano, Neil Young (On the Beach è anche il titolo del suo quinto album, 1974).
Intendiamoci, Thom Yorke non ha copiato nulla da Neil Young, c’è solo un’inflessione della voce che li accomuna, il falsetto (più folk quello di Neil, più metallico e versatile quello di Thom), il modo di porgere la canzone (tenera o violenta) che per l’ascoltatore diventa immediatamente irrinunciabile – crooner sbilenchi.
Yorke non ne ha mai fatto mistero: quando aveva 16 anni mandò un nastro con alcuni brani a una rivista musicale; quelli gli risposero che sembrava Neil Young. A suo dire: all’epoca non conosceva Neil Young, corse ad acquistare After the Gold Rush, e fu amore al primo ascolto – i Radiohead hanno eseguito in concerto eccellenti versioni di Tell Me Why, Cinnamon Girl e After the Gold Rush.
On the Beach, però, avrebbero dovuto inserirla in un album di studio, perché in questo caso le affinità non sono solo musicali ma esistenziali. Tra il 2001 e il 2003 (cioè, tra Amnesiac e Hail to the Thief) i Radiohead stavano facendo a cazzotti con la celebrità proprio come Neil racconta in On the Beach (non a caso anche loro avevano scavalcato il quinto album e si avviavano verso una sorta di collasso iper-creativo come Crosby, Still, Nash and Young): il rapporto ingombrante con i fan, l’alienazione causata dalla fama, lo schizofrenico bisogno di isolamento e il devastante senso di solitudine che ne deriva. Thom Yorke esprime tutto questo in maniera commovente. Avrebbe fatto bene a gridarlo più forte.