✕

Maria, che dal Casertano vuole arrivare su Marte

Maria Di Mauro (20 anni) con sua madre Yevgeniya Makhlina (58) ritratte per il Venerdì. Fabio Sasso 

Ascolta l'audio

Maria, 20 anni, è stata premiata dal Quirinale come una delle migliori studentesse d’Italia. A casa sua abbiamo conosciuto anche la madre, Yevgeniya. In Uzbekistan ingegnera aerospaziale. Qui bracciante, badante e rider. Storia di due amiche geniali
5 minuti di lettura

Trentola ducenta(Aversa). Yevgeniya aveva un obiettivo nella vita quando è partita da Tashkent. Poi, una volta arrivata in Italia, ha capito che avrebbe dovuto puntare su altro: dare la possibilità a sua figlia di diventare quello che lei, qui, non avrebbe potuto fare: la scienziata. E per portare a termine questa missione è diventata contadina. Non è solo una storia di riscatto, quella di Yevgeniya Makhlina, uzbeca, 58 anni, e di sua figlia Maria Di Mauro, appena 20. È una storia di forza e di solidarietà femminile, di aspettative spezzate e ricostruite. Maria è stata selezionata quest’anno tra i 25 migliori studenti d’Italia, nominati il 30 ottobre, dal presidente Mattarella, Alfieri della Repubblica.

Studia Ingegneria aerospaziale all’università Federico II di Napoli. Media di voti riportati al liceo scientifico: 10. Un solo 9 e mezzo in cinque anni. Impossibile non definirla “genio”, parola che però dice di odiare – ma studia pianoforte da quando di anni ne aveva 5 e sta imparando…

Trentola ducenta(Aversa). Yevgeniya aveva un obiettivo nella vita quando è partita da Tashkent. Poi, una volta arrivata in Italia, ha capito che avrebbe dovuto puntare su altro: dare la possibilità a sua figlia di diventare quello che lei, qui, non avrebbe potuto fare: la scienziata. E per portare a termine questa missione è diventata contadina. Non è solo una storia di riscatto, quella di Yevgeniya Makhlina, uzbeca, 58 anni, e di sua figlia Maria Di Mauro, appena 20. È una storia di forza e di solidarietà femminile, di aspettative spezzate e ricostruite. Maria è stata selezionata quest’anno tra i 25 migliori studenti d’Italia, nominati il 30 ottobre, dal presidente Mattarella, Alfieri della Repubblica.

Studia Ingegneria aerospaziale all’università Federico II di Napoli. Media di voti riportati al liceo scientifico: 10. Un solo 9 e mezzo in cinque anni. Impossibile non definirla “genio”, parola che però dice di odiare – ma studia pianoforte da quando di anni ne aveva 5 e sta imparando il cinese («perché è la lingua della tecnologia»). Sono stati i suoi insegnanti a segnalarla, ed ora questa ragazza esile e dagli occhi chiari a mandorla fa parte della meglio gioventù su cui il nostro Paese ripone le speranze. Al Quirinale è entrata sottobraccio alla mamma Yevgeniya. Un giorno che riassume le illusioni di una vita. «Quando mi sono ritrovata nelle stanze più importanti d’Italia» ci racconta Yevgeniya «ho ripensato a tutto il mio passato. Mi sono rivista studentessa in fuga dall’Uzbekistan, l’arrivo in Italia, dormendo a casa di chi mi ha dato una mano. Avevo 26 anni, ero giovane e in tasca avevo solo la mia laurea in Ingegneria. A quei tempi pensavo davvero di poterli progettare gli aerei nella mia nuova patria».

Ma per il nostro Paese lei non è un’ingegnera. L’unico titolo di studio che le è stato riconosciuto è quello di terza media. Nemmeno le tabelline ai bambini delle elementari può insegnare. Strano Paese il nostro che considera carta straccia una laurea di una delle università più prestigiose dell’ex Urss. nessun contratto maiCamicetta di seta bianca, tailleur nero, capelli biondi e occhi azzurri, Yevgeniya («in Italia mi chiamano Genny») ci accoglie nella sua casa a Trentola Ducenta, cittadina a cinque chilometri da Aversa. Terra complicata questa, poco distante c’è Casal Di Principe, feudo del clan camorristico dei Casalesi. E Villa Literno, dove uomini e donne provenienti dal Nord Africa e dall’Europa dell’Est lavorano nei campi agricoli spesso senza un contratto. Anche Yevgenya, madre di tre figlie, raccoglie fragole d’estate e verdure d’inverno. Ma non basta.

Così divide le giornate tra l’assistenza ad un anziano signore non vedente, il lavoro in un bar e, adesso, la sera, per arrotondare, indossa il gilet giallo e s’infila lo zaino per consegnare cibo a domicilio per Glovo. «Qualche volta, quando mi apre la porta qualcuno che conosco mi vergogno, ma con il mutuo da pagare, le bollette e le ragazze da far studiare al liceo e all’università, io e mio marito dobbiamo mettercela tutta. Un contratto a tempo indeterminato? Nessuno me l’ha mai offerto».Ad accoglierci in casa ci sono il marito Vincenzo e Inessa, la mamma di Genny, russa ma appena tornata dagli Stati Uniti. Le altre due figlie, Francesca e Alessandra, gemelle, sono a scuola. Frequentano il liceo scientifico. È Maria a fare le presentazioni e le lingue, in questo appartamento tra la campagna del Casertano e il mare, si intrecciano e si mescolano: russo, inglese, italiano. Anche qualche parola in dialetto campano. Ma si capisce subito che il vero linguaggio comune tra le donne della famiglia è quello dei numeri e della matematica. Dopo il lavoro e lo studio, la sera, madre e figlia si divertono a risolvere problemi di matematica e di fisica. Rispondono anche alle sfide che divulgatori scientifici lanciano sui social. «E spesso siamo noi due a risolverli» sorride Maria. «Qualche volta progettiamo perfino come si potrebbe andare su Marte, facciamo calcoli di fisica. Oppure, ed è uno dei nostri argomenti preferiti, pensiamo come si potrebbe progettare un satellite in grado di risolvere i problemi della Terra, come l’inquinamento e il cambiamento climatico. Certo che tutte e due siamo affascinate dallo Spazio, ma a me e a mia mamma piace di più fare i calcoli per capire come raggiungerlo lo Spazio, che andarci», sorridono.

Perché davvero Yevgeniya gli aerei potrebbe costruirli. «All’inizio degli anni Novanta, noi giovani ingegneri aeronautici uzbechi eravamo super ricercati e ognuno di noi sapeva già dove avrebbe lavorato, mentre ancora frequentava l’università. Il futuro era certo, io facevo anche parte della squadra nazionale di pallavolo. Improvvisamente è cambiato tutto: la caduta del Muro di Berlino, l’effetto a catena che ha scatenato nell’Urss. Anche in Uzbekistan l’economia è crollata, poi c’è stata la rivoluzione, le fabbriche hanno chiuso. Tanti della mia età sono partiti senza avere nulla in tasca oltre al proprio titolo di studio. In Italia ci sono arrivata per caso, solo perché alcuni parenti che abitavano già in Campania si sono offerti di aiutarmi. Avevo bisogno di lavorare. E così ho messo da parte gli aerei e ho pensato solo a sopravvivere e ad essere autosufficiente».

Di rassegnazione, in questo appartamento però, proprio non c’è traccia. Perché c’è chi se ne va dal proprio Paese per vivere e chi invece costruisce un sogno. «Noi il nostro sogno l’abbiamo realizzato quando ci hanno chiamato dal Quirinale», racconta Genny. «Mamma quella mattina ha risposto a quel numero sconosciuto solo perché pensava fosse il tecnico della lavatrice che non funzionava da una settimana», ricorda Maria. La gaffe iniziale, lo stupore, poi le lacrime di felicità. «Quando abbiamo realizzato che nostra figlia era stata scelta come Alfiere della Repubblica, siamo tutti impazziti di gioia. Ci siamo concessi una cena fuori con i parenti, e il giorno prima di partire per Roma abiti nuovi e parrucchiere».

Foto con il presidente

Oggi le donne di casa tengono in vita il mazzo di fiori che le hanno regalato quel giorno. Le medaglie sono in bella vista sulla libreria, l’attestato firmato dal presidente Maria ha voluto che il padre lo attaccasse sul muro proprio davanti alla sua porta, mentre la foto con Mattarella è giustamente incorniciata in salotto. «Così ogni volta che entro, lo vedo», scherza. Maria ha una camera tutta per sé; sulla scrivania ci sono libri e appunti zeppi di calcoli e diagrammi. Roba da fantascienza per i profani. Anche le chat condivise con il gruppo dell’università sembrano piani di studi. Si sta preparando ad affrontare un altro esame, Analisi 1. «Ci tengo a prepararmi bene. Mamma è un modello per me, ma anche mia nonna, che dopo essere scappata dalla Russia, dove si era laureata in Letteratura, è riuscita a laurearsi anche negli Stati Uniti, in Psicologia. Lasciarle? Non ci penso nemmeno. Non sono, come si dice, un cervello in fuga. Voglio lavorare in Italia, è il mio Paese, voglio ripagarlo per quello che ha fatto per me. Qui ci sono centri scientifici e tecnologici eccellenti. Mi piacerebbe anche restare a fare la ricercatrice alla Federico II». A parte costruire un satellite che possa diminuire l’impatto ambientale dei detriti spaziali, oppure capire come far consumare meno suolo e meno acqua qui sulla Terra, Maria ha le idee altrettanto chiare su quale sarà il suo approccio etico alla ricerca scientifica e sul lavoro. «Discutiamo molto su questo punto con i colleghi all’università.Per molti di noi, che vorranno fare ricerca, parlare di etica nelle scoperte scientifiche è essenziale. Lo considero un grande passo avanti. Una volta gli scienziati, quando lavoravano ad un progetto, pensavano solo al risultato finale senza considerare le conseguenze. Noi giovani invece, se davvero saremo gli scienziati di domani, vogliamo farcele le domande. Perché il mondo è arrivato a un momento troppo critico sia dal punto di vista ambientale che politico. La scienza non può chiamarsi fuori. Ad esempio, quando i miei amici della facoltà di Ingegneria mi hanno domandato: “ma tu lavoreresti mai al progetto di un nuovo aereo da guerra?” la mia risposta è stata no».

Un bell’applauso

È l’ora di pranzo quando madre e figlia si preparano ad uscire. Genny impegnata nelle sue mille occupazioni, Maria deve prendere il treno per Napoli. «Devo scappare all’università» si scusa.«Quando sono tornata dal Quirinale e, alla fine di una lezione, il professore ha raccontato che ero diventata Alfiere della Repubblica, gli altri studenti mi hanno applaudito». E qui a Trentola Ducenta, chissà che festa ti avranno fatto? «Il sindaco non mi ha nemmeno telefonato, ma non importa. Aver stretto la mano al presidente Mattarella rimane il grande orgoglio mio e della mia famiglia». Un unico destino quello che unisce madre e figlia anche adesso: poter calcolare come arrivare nello spazio, e come raggiungere la Luna e perfino Marte, ma essere ignorate in questo piccolo angolo sulla Terra.

Leggi i commenti