Global warming: Il lamantino, almeno lui, ringrazia
di Martina SaporitiSe avete in programma una imminente vacanza invernale nella mite Florida, non potete certo perdervi le “mucche di mare”. Bene inteso, nessuna scampagnata tra i prati, piuttosto una gita in barca.Le mucche della Florida sono infatti i lamantini dei Caraibi (Trichechus manatus, sottospecie latirostris), mammiferi erbivori d’acqua dolce e salata, così soprannominati perché “brucano” la vegetazione strappandola dai fondali con le grandi labbra prensili. La bella notizia per il nuovo anno è che, in un mondo che perde pezzi di biodiversità a ritmi impressionanti – gli esperti hanno documentato la scomparsa di 800 specie negli ultimi 400 anni, ma i modelli di simulazione parlano addirittura di 150 estinzioni al giorno – i lamantini del Sunshine State se la passano alla grande. Secondo il report della Florida Fish and Wildlife Conservation Commission, ora sarebbero tra gli 8.350 e gli 11.730. Dieci anni prima erano seimila.E pensare che fino all’Ottocento questi giganti di mezza tonnellata pe…
Se avete in programma una imminente vacanza invernale nella mite Florida, non potete certo perdervi le “mucche di mare”. Bene inteso, nessuna scampagnata tra i prati, piuttosto una gita in barca.Le mucche della Florida sono infatti i lamantini dei Caraibi (Trichechus manatus, sottospecie latirostris), mammiferi erbivori d’acqua dolce e salata, così soprannominati perché “brucano” la vegetazione strappandola dai fondali con le grandi labbra prensili. La bella notizia per il nuovo anno è che, in un mondo che perde pezzi di biodiversità a ritmi impressionanti – gli esperti hanno documentato la scomparsa di 800 specie negli ultimi 400 anni, ma i modelli di simulazione parlano addirittura di 150 estinzioni al giorno – i lamantini del Sunshine State se la passano alla grande. Secondo il report della Florida Fish and Wildlife Conservation Commission, ora sarebbero tra gli 8.350 e gli 11.730. Dieci anni prima erano seimila.E pensare che fino all’Ottocento questi giganti di mezza tonnellata per tre metri di lunghezza visitavano la Florida solo saltuariamente: “turisti” di passaggio prima di tornare a casa, le acque calde dei Caraibi. Poi sono successe cose che li hanno convinti a restare, e da allora è stato tutto un moltiplicarsi, in parte anche per “merito” nostro.
Racconta tutto ciò uno studio pubblicato sulla rivista Plos One da due antropologi, Thomas J. Pluckhahn, della University of South Florida, e David K. Thulman della George Washington University, prendendo spunto dalla curiosità dello stesso Pluckhahn, che dal 2008 conduce scavi nella baia di Tampa (golfo del Messico) e più a Nord nella città di Crystal River, un hotspot di lamantini per via del fiume e di numerose sorgenti d’acqua calda.
Sorpreso dai pochi resti di lamantini del passato, lo studioso è andato a spulciare i report archeologici (da 14 mila anni fa fino al 1950) alla ricerca di prove sulla presenza di questi mammiferi nell’area: su milioni di resti animali censiti, praticamente nessuno apparteneva a lamantini (giusto qualche strumento e ornamento ricavato dalle loro ossa, forse oggetto di scambio tra i popoli caraibici e i nativi americani). Di lamantini quasi nessun cenno anche nelle cronache di epoca pre-coloniale e coloniale; fino all’Ottocento, quando gli avvistamenti sulle coste della Florida cominciarono a diventare numerosi e regolari. Da visitatori occasionali, i lamantini finirono con il prendere la cittadinanza.
Una vita sopra i 20 gradi
«È difficile dire quale sia stato il fattore più importante nel determinare questo cambiamento, ma possiamo certamente dire che il riscaldamento del clima è stato cruciale per l’espansione della distribuzione dei lamantini nella penisola», ci ha detto Pluckhahn facendo riferimento alla fine della cosiddetta Little Ice Age della Florida, iniziata nel ‘200 e terminata proprio nell’Ottocento. Passato il freddo, le acque della penisola divennero sufficientemente calde da accogliere questi mammiferi che hanno bisogno di temperature oltre i 20°C, altrimenti rischiano di morire per stress termico (non sono bravi a termoregolarsi: hanno un metabolismo lento e disperdono molto calore).Ma se la Florida è diventata terra da lamantini, è stato poi anche grazie alle centrali elettriche costruite nella prima metà del secolo scorso, che continuamente riversano acqua calda nei canali. Assieme alle sorgenti, le acque attorno alle centrali sono diventate rifugi invernali fondamentali per questa specie. Insomma, ai lamantini, il riscaldamento – sia per cause naturali sia antropiche – ha fatto bene: gli ha permesso di ampliare l’areale di distribuzione verso Nord aumentando così la popolazione. «Negli ultimi decenni, poi, i lamantini sono diventati più numerosi anche grazie a un cambiamento dell’atteggiamento nei loro confronti», aggiunge l’antropologo. Da mostri marini, pesci spaventosi, anfibi pronti a saltare fuori dall’acqua e divorare persone, i lamantini sono diventati i beniamini di residenti e turisti. Sono animali mansueti che mai attaccherebbero gli esseri umani, d’altra parte sono vegetariani – tranne la specie africana, Trichechus senegalensis, una delle tre tutt’ora esistenti assieme a quella dei Caraibi e delle Amazzoni (Trichechus inunguis), che mangia pure qualche pesce e mollusco.
Molari di ricambio
I lamantinii brucano anche otto ore al giorno con i loro molari che, a forza di masticare, si usurano e cadono venendo continuamente sostituiti da nuovi. Il resto del tempo nuotano in solitaria o in piccoli gruppi e oziano in superficie o adagiati sui fondali. Oggi in Florida sono protetti (mentre un tempo si cacciavano, principalmente per la carne)perché, nonostante i numeri, restano vulnerabili. «L’abbandono dei combustibili fossili e la conseguente chiusura delle centrali elettriche potrebbe privare i lamantini dei loro rifugi invernali», spiega lo scienziato. E il riscaldamento degli oceani non è necessariamente una buona notizia, sottolinea Pluckhahn: «L’acqua più calda contribuisce alla fioritura di alghe dannose per le praterie di fanerogame da cui dipende la specie, praterie minacciate pure dall’inquinamento».Insomma, così come sono arrivati, i lamantini potrebbero andarsene, e la Florida non avrebbe più questi “giardinieri” che fertilizzano e tengono sotto controllo la crescita della vegetazione acquatica, comprese le specie invasive, come il giacinto d’acqua (Pontederia crassipes) dell’Amazzonia. E a proposito di Amazzonia, uno studio appena uscito sul Journal for Nature Conservation dice che i lamantini delle Amazzoni con le loro feci disperdono semi dalle aree più fertili a quelle più povere di nutrienti, contribuendo a creare e mantenere la biodiversità amazzonica. Un altro buon motivo per proteggere questi giganti buoni.
Sul Venerdì del 27 dicembre 2024