Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara Natalia, ti invio questa lettera scritta la notte del 15 settembre 2024 di impulso, quando mi sono accorta che non avrei mai detto a lui quello che qui sotto ho scritto, ho pensato di inviarla a te, se credi puoi pubblicarla tu IN FORMA ANONIMA nella tua rubrica Questioni (non solo) di cuore. Grazie. Agosto 2023. ALL’IMPROVVISO. Una sera calda e piacevole ero a una sagra di paese a cena con mio marito e gli amici di sempre. All’improvviso uno sguardo insistente di un uomo sconosciuto, anche lui lì con due amici. Mi chiesi chissà perché? Misi un po’ per capire che il mio cuore batteva per lui, da prima pensavo fosse tachicardia di cui non avevo mai sofferto (forse sarebbe bastato un bravo cardiologo per farla passare). Tornata l’estate, gli incontri casuali aumentarono, anzi mi sembrò che il cuore battesse ancor prima di vederlo arrivare, il mio cuore va da solo, “presumo” che …
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara Natalia, ti invio questa lettera scritta la notte del 15 settembre 2024 di impulso, quando mi sono accorta che non avrei mai detto a lui quello che qui sotto ho scritto, ho pensato di inviarla a te, se credi puoi pubblicarla tu IN FORMA ANONIMA nella tua rubrica Questioni (non solo) di cuore. Grazie. Agosto 2023. ALL’IMPROVVISO. Una sera calda e piacevole ero a una sagra di paese a cena con mio marito e gli amici di sempre. All’improvviso uno sguardo insistente di un uomo sconosciuto, anche lui lì con due amici. Mi chiesi chissà perché? Misi un po’ per capire che il mio cuore batteva per lui, da prima pensavo fosse tachicardia di cui non avevo mai sofferto (forse sarebbe bastato un bravo cardiologo per farla passare). Tornata l’estate, gli incontri casuali aumentarono, anzi mi sembrò che il cuore battesse ancor prima di vederlo arrivare, il mio cuore va da solo, “presumo” che anche per lui sia la stessa cosa, il suo corpo emana qualcosa che il mio sente. La testa mi dice di scappare da queste emozioni che non avevo mai provato così forti. Il mio cuore mi spinge verso di lui. Solo alcune parole tra noi con un imbarazzo incredibile, ma con tanta voglia di vedersi. Lui per me è l’uomo che mi fa stare bene, mi alzo la mattina e sono felice e sono felice e sono felice. Ho provato a dirgli grazie per tutto questo, ma ero troppo emozionata, non sono stata molto chiara, anzi, non riesco a immaginare cosa abbia pensato, della mia improvvisa apparizione davanti al finestrino della sua auto. Una sera vedendolo uscire dal supermercato triste, stanco, affranto e sofferente sembrava invecchiato all’improvviso, ho pianto perché avrei voluto aiutarlo e condividere la sua tristezza.(...). “Ho seguito un impulso più forte della mia volontà”, Palmiro Togliatti a Nilde Iotti – scrive il 28 settembre 1946.
Lettera da non firmare
Non so che dirle signora. Di quest’uomo non ricorda né il fascino, né lo sguardo, né una eventuale cupidigia. Se non ricorda niente di lui cosa l’attira? Io credo, e mi permetto di dirlo, che lei non pensi a quell’uomo, ma all’uomo in sé, a qualcuno che non ha, e che, mi scusi, non le ricordi qualcuno che già ha, per esempio suo marito. Lei ha già sotterrato l’uomo che ha, suo marito o eventuali amanti. Lei il marito e forse i fortunati amanti ce li ha già ma è come se non ci fossero. L’Uomo Mascherato, senza una ragione, muto, silenzioso, che si aggira vicino a lei e la guarda, l’ha già conquistata. Che sia vero o no, lei un finto uomo ce l’ha. Sono più preoccupata per quello a cui, senza conoscerlo, ha detto più o meno «grazie di esistere». Spero davvero che abbia lasciato in pace l’innocente Togliatti e il suo dire a Nilde Iotti nel ‘46.
La paurosa distanza fra genitori e figli
Cara Aspesi, nell’approccio con bimbi e ragazzi ci rapportiamo sempre andando con la memoria a come eravamo, e dal confronto emergono modelli molto diversi. I bambini sembrano arrivati da un altro pianeta. Ma in effetti è il pianeta che è cambiato, le nostre città si sono trasformate. E anche i giochi sono oggi quasi tutti basati sul tecnologismo e sulla velocità. La frenesia è forse causata dalla scarsità di adultia disposizione dei bambini in ogni ora del giorno. Per Natale, cerchiamo di resistere al martellamento pubblicitario: regaliamo qualche libro, le cui avventure e storie possono aprire la mente e dare risposte come nessuna diavoleria tecnologica è in grado di fare. E non manchiamo di leggere assieme a loro: la voce di un genitore non potrà mai essere sostituita da aggeggi elettronici. Un bambino è in grado di distinguere tra un adulto che gli vuole davvero bene e uno che cede per stanchezza o indifferenza.
Mauro Luglio
Non so, non so se ha ragione. Lei dice che non ci sono abbastanza uomini adulti che si occupino dei bambini, ma forse in realtà sono i bambini a non avere più bisogno di noi. Loro hanno i social e solo a quelli credono, a nient’altro. Forse, e dico forse, è proprio il credere meno ai genitori che li ha resi così insicuri, tutti bisognosi di psicologo. Al contrario i genitori vogliono che i figli siano sempre i migliori, e anche questo fa parte della incapacità dei genitori di accettare anche ciò che rende difficile il rapporto coi figli. Se leggiamo i dati delle scuole, la distanza dei giovani dal sapere, fa davvero paura, ma anche lì, io ci credo un po’ e un po’ no. Io sono particolarmente fortunata ma credo di avere giovanissimi amici che hanno ancora voglia di studiare. Leggere, certo, forse è difficile.
Festa per il divorzio, un triste fallimento
Gentile Natalia, ero un po’ di sere fa a una cena di lavoro al tavolo con persone più giovani del sottoscritto di qualche generazione. Ragazzi, per lo più giovani industriali, che ho trovato molto pronti ed intelligenti. Ecco che, allora, sono venuto a conoscenza di una novità, con mia somma meraviglia. Ebbene, alle classiche e peraltro inflazionate feste di nubilato e celibato – moda particolarmente diffusa negli ultimi decenni – se n’è aggiunta quella per il raggiunto e sospirato traguardo del divorzio. Non è certo mia intenzione giudicare tale ricorrenza. Anzi. Ma far riflettere che forse abbiamo superato il limite del buon senso. Non ci vedo nulla da festeggiare, specialmente se a conti fatti si tratta del fallimento di una unione tra due persone, che avevano fondato il loro contratto di matrimonio su una intesa piena di aspettative e intenti. Quindi, da tabù, si è passati alla gioia da condividere con amici e parenti il divorzio. Che non è più un fallimento ma un momento di rinascita. Lei che cosa ne pensa?
N.C. Napoli
Io non penso, quasi quasi non ci rifletto più. Quando ho cominciato questa vecchia rubrica di lettere, forse cinquant’anni fa, le donne che mi scrivevano bellissime lettere, e gli uomini che ne erano colpiti, parlavano del fallimento con dolore, voglia di vendicarsi dell’uomo o donna della loro vita che da persona amata diventava il nemico. Adesso si fanno le feste per ringraziare chi ci porta alla libertà, però io sono più buona di lei. Credo che queste feste che devono essere amare per almeno uno dei due,o per i figli, devono essere molto poche. Lei ha ragione, una cosa che finisce è certamente un fallimento, qualcosa che era parsa tanto bella e che invece miseramente finisce...
Similitudini ad arte per giudicare l’aborto
Al signor Felice Vinci che ha scritto sul numero dell’11 ottobre vorrei dire che, con il suo amico sacerdote, nel definire il feto un “ospite” da non mettere alla porta, ha solo manipolato le parole per tirare acqua al suo mulino, e che lui, il Signor Vinci,si è fatto solo imbambolare da una similitudine costruita ad arte.Non è sulla scorta di queste parole che ci si forma un giudizio sul difficile argomento dell’aborto.
M.E.T.
Capisco chi suggerisce di donare un figlio non voluto ma capisco anche chi trova inaccettabile tenerlo dentro di sé per nove mesi. Io non so se il sacerdote dica una cosa vera o sbagliata, ma, ripeto, il mio pensiero è diverso e continuo a ribadirlo. A) Le femministe dicevano “l’utero è mio e lo gestisco io”. B) Se faccio un figlio con un uomo alla fine il bimbo nasce e può essere mio. Ci vuole un minimo di furbizia per vincere il terribile vendicatore Jacopo Coghe dell’associazione Pro Vita e Famiglia.
Sul Venerdì del 3 gennaio 2025